Thronebreaker: The Witcher Tales – recensione

By Stefano Paglia, venerdì, 18 gennaio 2019 10:00 GMT

Thronebreaker: The Witcher Tales, quando il Gwent diventa più di un “semplice” gioco di carte

Apparso per la prima volta come mini-gioco all’interno di The Witcher 3: Wild Hunt, il Gwent si è ritagliato un posto speciale nella softeca di CD Projekt RED, diventando un gioco multiplayer a sé stante, in grado di intrattenere milioni di appassionati dei giochi di carte collezionabili e della saga ideata da Andrzej Sapkowski.

Dopo una lunga fase di beta, il GCC dei ragazzi di Varsavia ha debuttato lo scorso ottobre nella sua versione definitiva, accompagnato da Thronebreaker: The Witcher Tales, a tutti gli effetti la campagna singleplayer del Gwent.

Thronebreaker The Witcher tales recensione

Per la Lyria e la Rivia!

Thronebreaker: The Witcher Tales è un gioco di carte collezionabili ibridato a un’avventura RPG con visuale isometrica. Gli sviluppatori polacchi hanno tentato di trovare il perfetto equilibrio tra una storia coinvolgente, narrata come una visual novel, uno stile grafico ricercato ma di impatto, e una formula di gioco in grado di intrattenere sia gli amanti del Gwent sia chi si avvicina per la prima volta al GCC di The Witcher.

In Thronebreaker vestiamo i panni di Meve, fiera e coraggiosa regina della Lyria e della Rivia, che dovrà fronteggiare l’invasione nel nord dell’esercito di Nilfgaard. La storia è divisa in più atti, ambientati in altrettante location differenti, tutte decisamente ispirate e variegate.

Il giocatore a più riprese sarà chiamato a compiere scelte difficili. Spesso si tratta di scegliere il male minore o soluzioni che non accontentano davvero nessuna parte, in quella scala di grigi che tanto abbiamo apprezzato anche nei The Witcher. Meve è una monarca cinica oppure magnanima? A voi la scelta.

Il peso delle decisioni prese tuttavia non ha risvolti significati sull’intreccio narrativo, se non in sporadiche ma decisive occasioni. Discorso diverso per quanto riguarda l’aspetto ludico. Tutte le scelte del giocatore infatti potrebbero influire sulle risorse a disposizione del nostro esercito e di riflesso sulla composizione del mazzo. Ad esempio, le carte dei personaggi secondari, le più forti tra quelle disponibili, rimarranno nel vostro deck fin tanto che questi decideranno di supportare la causa di Meve.

L’intreccio narrativo di The Witcher Tales risulta indubbiamente soddisfacente, intrattenendo per circa 25 ore prima di arrivare ai titoli di coda, anche 35 se siete dei completisti. Merito di dialoghi ben scritti e recitati, personaggi carismatici e una storia ricca di intrighi e qualche colpo di scena ben piazzato. Non è tutto oro ciò che luccica, però, visto che in alcuni casi il racconto si dilunga eccessivamente o prende digressioni che “annacquano” la narrazione. In particolare, senza fare spoiler, un intero atto sa tanto di filler e poteva essere gestito decisamente meglio.

E il Gwent?

Per chi non lo conoscesse, il Gwent è un gioco di carte dove due avversari si sfidano al meglio di tre round. All’inizio della partita entrambi i giocatori pescano 10 carte, più altre tre nei due round successivi. Il campo di gioco è diviso in due parti, una per giocatore, a loro volta divise in due file, quelle del combattimento ravvicinato, più vicina al centro, e quella del combattimento a distanza, verso l’esterno.

Durante il proprio turno ogni giocatore può posizionare sul terreno di gioco una delle carte unità in mano. Queste sono contraddistinte da un valore di forza e un effetto speciale, che si attiva in base alla tipologia dell’unita. Ad esempio, alcuni si innescano non appena la carta viene schierata in campo, altri quando vengono distrutte, e altri ancora su comando del giocatore.

I round si concludono quando entrambi i contendenti finiscono le carte in mano o passano il turno volontariamente. Il giocatore con la somma dei valori delle carte nella sua parte del terreno di gioco più alto vince.

Queste in breve e sommariamente sono le regole del Gwent. Un gioco di carte collezionabili semplice da imparare e padroneggiare quel tanto che basta per gettarsi nella mischia. Ma che nasconde un’anima profonda, fatta di sinergie tra carte e tattiche elaborate.

Thronebreaker: The Witcher Tales da questo punto di vista è un ottimo punto di partenza per chiunque non abbia mai provato il Gwent multiplayer. Il gioco infatti, oltre al classico tutorial, presenta un livello di difficoltà adatto ai neofiti. Non solo, l’apprendimento delle regole base e delle proprietà delle varie carte viene facilitato da dei duelli strutturati a mo’ di rompicapo. Questi utilizzano regole speciali, che solitamente consistono in obiettivi precisi da soddisfare e l’utilizzo di unità predefinite. Nel complesso i puzzle risultano tutti divertenti e appaganti da affrontare, ma mai frustranti. Tra l’altro mettono in mostra una certa creatività del team di sviluppo. Non avrei mai pensato di affrontare una fase stealth o una gara di bevute a suon di carte!

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Carte poco affilate

Quando non si combatte a suon di carte, esploreremo la mappa, con i movimento gestisti con il puntatore del mouse. Mano a mano che avanzeremo verso il nostro obiettivo, ci troveremo di fronte a numerose deviazioni. Talvolta troveremo un lauto bottino, ovviamente difeso da un nemico niflgaardiano o da un mostro. Altre volte arriveremo in un villaggio in subbuglio e starà a noi risolvere la situazione. E aguzzando l’ingegno, potremo persino recuperare dei forzieri d’oro, con all’interno cornici e carte da utilizzare nel Gwent multiplayer.

Durante i viaggi nelle varie location che fanno da sfondo agli atti di Thronebreaker: The Witcher Tales accumuleremo denaro, materiali e unità. Questi potranno essere utilizzati nell’accampamento per creare nuove carte o per potenziare varie strutture, come la mensa e le tende. Ciò permette di potenziare ulteriormente il vostro deck, aumentando, ad esempio, il limite massimo di elementi da portare in battaglia.

Tuttavia, se la formula dei rompicapi aggiunge del pepe e varietà alla formula scelta dagli sviluppatori di Varsavia, l’altro lato della medaglia è che questi duelli con regole speciali sono presenti in numero nettamente maggiore rispetto agli scontri normali, ovvero quelli che sulla carta dovrebbero mettere alla prova la nostra conoscenza del gioco e la nostra abilità nel costruire un deck efficiente e bilanciato. Di conseguenza anche tutto l’impianto ruolistico, già di suo poco marcato a dire il vero, assume connotati marginali e di scarso impatto durante buona parte dei duelli.

Concludendo…

Thronebreaker: The Witcher Tales è un prodotto solido e adatto a tutti i fan delle opere di Sapkowski e corredato da una storia tutto sommato avvincente. Non tutto è perfetto. Avremmo preferito una narrativa più coesa e incalzante, nonché un maggiore impatto dell’impianto ruolistico nelle dinamiche di gioco. Inoltre, a voler essere pignoli, dubitiamo che i più esperti con il GCC di CD Projekt RED troveranno particolarmente appaganti le sfide offerte da The Witcher Tales, neppure al livello di difficoltà più alto. In ogni caso è un ottimo punto di partenza per i neofiti del Gwent.

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