Travis Strikes Again: No More Heroes – Recensione

By Marcello Ruina, mercoledì, 16 gennaio 2019 15:00 GMT

Travis Touchdown e Suda51 tornano in azione con un titolo dai mille sapori videoludici, alcuni deliziosi, altri molto amari e alcuni semplicemente incomprensibili.

Travis Strikes Again: No More Heroes è…particolare.

Se siete fan di Suda51 e dei suoi lavori, come Killer7, Shadow of the Damned e, appunto, No More Heroes, allora la parola “particolare” potrebbe suonare come il suo classico marchio di fabbrica.

Invece no, non sto parlando di “particolare” SOLO in quel senso. Da una parte, è vero: questo bizzarro spin-off di No More Heroes rappresenta tutto quello che fa di Suda51 lo sviluppatore di nicchia, amato dall’intera community videoludica. Di contro, il titolo è “particolare” perché, dopo averlo giocato, non credo di poterlo considerare a tutti gli effetti un “No More Heroes“: in un certo senso, Travis Strikes Again è molto più di un semplice spin-off ma, allo stesso tempo, è anche molto meno di questo.

La confusione vi pervade, lo immagino, perciò andiamo con ordine.

travis strikes again no more heroes

Dove eravamo rimasti

Travis Strikes Again: No More Heroes riporta sotto i riflettori l’assassino nerd per eccellenza, Travis Touchdown, armato della sua fidata Beam Katana a ricarica equivoca.

In questa nuova avventura, ambientata svariati anni dopo No More Heroes 2, Travis non avrà a che fare con assassini da eliminare e classifiche da scalare. Il nuovo scopo del gioco sarà…collezionare dei videogiochi.

I videogiochi in questione sono noti con il nome di Death Ball, sei rarissimi software in grado di realizzare i desideri del giocatore che riuscirà a completarli tutti. L’unico problema? Questi giochi possono essere riprodotti solo sulla console Death Drive Mark II, una macchina che trasporta i giocatori nel mondo virtuale e ne decreta la morte in caso di game over.

Il fatto che Travis possieda sia una Death Drive Mark II che una delle Death Ball, spingerà Bad Man, il padre di Bad Girl, una delle assassine uccise da Travis nel primo No More Heroes, a rintracciare il protagonista per eliminarlo e, cosa più importante, per sfruttare i magici software e riportare in vita la figlia.

What’s my destiny Death Ball!

Sebbene la trama sia poco originale e chiaramente ispirata (andiamo…Death Ball…desideri…avete capito no?), è palese fin dall’inizio che si tratta solo di un mezzuccio, una “scusa” bella e buona per esplorare una gran varietà di livelli diversi fra loro, mascherati dai diversi generi videoludici delle varie Death Ball. Oseremmo perfino dire che Travis non è nemmeno un personaggio importante ai fini del gioco.

Il titolo sembra più un veicolo per lo sviluppatore nell’affrontare (e sfottere) vari generi videoludici e i loro luoghi comuni, piuttosto che una vera, nuova avventura di Travis. In questo caso, siamo lieti che si tratti di uno spin-off e non di No More Heroes 3, ma è innegabile che questa scelta potrebbe non andare a genio a molti, specialmente se analizziamo altre particolarità come il gameplay.

Un seguito?

Travis Strikes Again: No More Heroes si discosta dai precedenti due capitoli della serie in più di un modo, primo fra tutti il genere principale. Non stiamo più parlando di un action game, ma di un hack and slash molto (e sottolineo MOLTO) base.

Il nostro personaggio, che sia Travis o la new entry Bad Man, dispone di poche mosse di base: un attacco leggero, uno pesante, un salto e una capriola.

Gli attacchi leggeri e pesanti, sfortunatamente, non sono combinabili. Tenendo premuto il tasto dell’attacco leggero, agiteremo la nostra arma come dei dannati, per danni continui ai nemici, oppure per spazzare via le ondate di nemici deboli, come se fossimo una mietitrebbia, L’attacco pesante, invece, ci servirà per colpire un po’ più duramente o sfondare gli scudi avversari.

Eccezion fatta per un attacco in salto, diverso fra leggero e pesante, non disporremo di alcuna combo. Se vi aspettavate tecniche segrete o mosse letali, resterete delusi.

A prescindere dal colpo utilizzato, ogni attacco farà abbassare l’indicatore di carica dell’arma e, una volta esaurito, il nostro potere offensivo diventerà quasi nullo. I fan di No More Heroes saranno felici di sapere che, anche stavolta, potremo ricaricare la nostra arma scuotendo il Joy-Con nella maniera più equivoca possibile (nel caso siate in modalità handheld basterà la levetta analogica, ma che gusto c’è poi?).

Combattiamo!

Data la nuova natura hack and slash del titolo, finirete sommersi dai nemici in più di un’occasione, specie nelle fasi avanzate di gioco. In quel caso, trovarsi a ricaricare l’arma in mezzo alla battaglia, rappresenta più una seccatura che una buffa scelta di gameplay. Per nostra fortuna, la spada non sarà l’unica arma a nostra disposizione.

Nel corso del gioco, potremo ottenere diverse abilità equipaggiabili, le quali ci forniranno vari poteri, sia offensivi che di supporto. In questo caso, le cose di fanno decisamente più interessanti: le abilità che potremo trovare nel corso del gioco sono radicalmente diverse l’una dall’altra e alcune di esse possono risultare molto efficaci, se attivate in sinergia con qualcos’altro. La nostra fantasia sarà l’arma migliore in questo caso.

Nei vari livelli, avremo la possibilità di raccogliere monete e oggetti speciali collezionabili. I soldi serviranno esclusivamente ad ottenere nuove magliette da far indossare ai protagonisti: si tratta di qualcosa puramente estetico, niente che vada ad intaccare i vostri parametri. Scordatevi quindi upgrade, equipaggiamenti e cose simili: l’unico modo per potenziarsi, sarà salire di livello con l’esperienza ottenuta sconfiggendo i nemici.

Nonostante questo, bisogna comunque ammettere che la quantità di magliette acquistabili è veramente immensa e molte di esse sono dedicate ai più famosi titoli indie degli ultimi anni, come Enter the Gungeon, Hotline Miami, Undertale, Hollow Knight e molti altri.

Varietà

Come detto in precedenza, sebbene il cuore del gioco sia hack and slash, Travis Strikes Again: No More Heroes mescola diversi sottogeneri, trasformandole nelle gimmick dei vari livelli. Per esempio, abbiamo un livello che trasforma il titolo in un action-platform bidimensionale, mentre un altro è focalizzato sulla risoluzione di puzzle. Inoltre, fra un livello e l’altro, avremo la possibilità di imbarcarci in un’avventura grafica stile MS-DOS, che espande la trama di gioco (ma non aspettatevi qualcosa che abbia senso al 100%, è sempre un gioco di Suda51 dopotutto) e ci permette di ammirare alcuni interessanti siparietti, con delle guest-star inaspettate.

Questo “cambio di genere” ad ogni livello, permette di spezzare la monotonia che un hack and slash così basilare potrebbe facilmente creare sul lungo periodo, ma stiamo sempre parlando di gimmick che offrono un sapore diverso alla formula di gioco e non di cambi radicali. I fan più sfegatati dell’originale No More Heroes potrebbero non accogliere di buon grado questa misticanza di gameplay, ma i veri ammiratori di Suda51 riconosceranno in questa scelta un’occasione per schernire e prendere in giro il mondo dei videogiochi a 360 gradi.

Sebbene si tratti di qualcosa che No More Heroes ha sempre fatto, questa volta sembra parecchio diverso. In un certo senso, considerando l’elevata quantità di riferimenti meta ad altri videogiochi e alla cultura nerd, Travis e il mondo di No More Heroes sembrano trovarsi decisamente in secondo piano. Non a caso, i riferimenti ai titoli precedenti sono quasi inesistenti.

Il titolo è studiato per accogliere i nuovi giocatori, questo è evidente anche dalla bassa difficoltà di base, tuttavia avremmo apprezzato una maggior rilevanza all’universo che presta il sottotitolo al gioco.

Stile

Graficamente parlando, il titolo riesce a compensare le evidenti lacune di titolo a budget ristretto, con una valanga di stile e anima, il vero marchio di fabbrica di Suda51. Non aspettatevi livelli dettagliati e texture ad alta risoluzione, ma una presentazione fuori dagli schemi e un design dei boss nemici veramente eccelso. Presentazione che include anche il comparto audio, di cui è impossibile dire qualcosa contro: le musiche in stile elettronico si intonano perfettamente con gli ambienti di gioco; nelle battaglie boss, inoltre, è impossibile non sentire l’adrenalina in corpo.

Lo stile di Suda51 è veramente l’ancora di salvataggio del titolo, poiché, tolta l’inventiva di certe situazioni, la grafica e il level design lascerebbero veramente a desiderare. Alcuni dei livelli sono veramente banali e poco interessanti, seppur contornati dal “tocco” di Suda51 e graficamente, come detto sopra, non fanno di certo urlare al miracolo.

Anche il level design non è niente di miracoloso: trattandosi di un hack and slash con visuale (prevalentemente) dall’alto, molti dei livelli consistono in “corridoi” e “arene” in successione e la progressione ci verrà impedita finché non ci sbarazzeremo di tutti i nemici. Tutto questo, su una strada ben definita e con poche deviazioni.

Sebbene la progressione sia estremamente lineare, in Travis Strikes Again: No More Heroes sono presenti parecchi segreti, alcuni ben nascosti, altri che richiederanno un po’ di elasticità mentale. In questo caso, per poter scoprire tutto quello che un livello ha da offrire, bisognerà fare un po’ di backtracking. Fortunatamente, una volta completato un livello, avrete la possibilità di rientrare da qualsiasi punto di salvataggio, per non ripartire proprio dall’inizio.

In generale, per completare l’avventura principale saranno necessarie dalle 10 alle 12 ore, con qualcosina in più se siete interessati a completare il titolo al 100%.

Concludiamo

Arriviamo finalmente alla domanda principale: Travis Strikes Again è un buon titolo? La risposta è “dipende”. Il gioco è obiettivamente realizzato con un budget parecchio ristretto e i limiti di produzione sono ben evidenti. Se dovessimo giudicarlo nudo e crudo, otterrebbe poco più di una sufficienza. Tuttavia, è innegabile che Suda51 ha realizzato un’opera interessante e divertente, caratterizzato dal suo stile inconfondibile; ed è proprio la firma di questo sviluppatore un po’ fuori dagli schemi ad aggiungere dei punti extra al titolo.

Travis Strikes Again: No More Heroes è più una rappresentazione del mondo dei videogiochi vista dagli occhi di Suda51, che un vero spin-off di No More Heroes e questo può rappresentare un bel problema per molti giocatori. Chi pensa di acquistare il titolo aspettandosi di immergersi nella “lore” di No More Heroes, resterà deluso, ma i fan di Suda51 e di tutti i suoi titoli (e dico proprio tutti), troveranno nel ritorno di Travis una valanga di ottimi motivi per giocare e divertirsi, anche se non si tratta del vero ritorno che si aspettavano.

Considerando che stiamo parlando di un titolo venduto a prezzo budget e che il gioco stesso è più vicino ad un indie che ad un tripla-A, tutte le considerazioni su grafica non al top e al gameplay semplificato, possono essere messe tranquillamente in secondo piano.

Il fattore pazzia è pur sempre elevato e, in fondo, a volte basta solo questo.

Piccolo appunto conclusivo: il penultimo livello e gli ultimissimi 20 secondi del gioco sono da considerarsi i momenti migliori di tutto il 2019. Capirete voi stessi cosa intendo.

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