PlayStation Classic – recensione

By Luca Forte, martedì, 27 novembre 2018 14:00 GMT

Metal Gear Solid, Persona, Final Fantasy VII e GTA a portata di mano.

25 anni fa Sony sconvolgeva il mercato delle console, fino a quel momento dominato dal duopolio Sega e Nintendo, con la PlayStation. Una macchina che grazie al lettore CD, una discreta facilità di programmazione e una aggressiva campagna di marketing riuscì in pochi mesi a scrivere la storia dei videogiochi. E a imporre Sony come uno dei principali protagonisti del settore, scalzando la casa del porcospino blu dalla posizione.

Sono tante le ragioni “tecniche” che spiegano a posteriori il successo di questo hardware, ma i giocatori di un quarto di secolo fa spiegheranno questo successo con una sola parola: giochi. Molte delle serie più famose oggigiorno devono alla prima PlayStation il merito del loro successo su scala planetaria. Se Final Fantasy, Metal Gear Solid o Persona diventano dei fenomeni di massa sulla console di Sony, Resident Evil, Ridge Racer e Tekken arrivano nelle case di milioni di persone grazie a questa macchina.

Per celebrare degnamente questo compleanno il prossimo 3 dicembre arriverà in tutti i negozi italiani PlayStation Classic. Si tratta di una versione miniaturizzata della storica console contenente 20 tra i suoi più celebri classici.

PlayStation Classic

Macchina del tempo

In 25 anni la tecnologia ha fatto passi da gigante e lo si nota non semplicemente perché PlayStation Classic è grande una frazione di quella originale, ma perché tutti gli standard che l’hanno resa celebre sono passati di moda. Da qualche lustro. Quindi la “nuova” console sfoggia una performante uscita HDMI per essere compatibile con praticamente qualunque monitor/TV sul mercato e una presa microUSB per la corrente elettrica. Abbiamo avuto bisogno di recuperare uno dei tanti caricatori USB che avevamo in casa per far partire la console, visto che non era incluso.

I due gamepad inclusi, questi di dimensioni analoghe a quelli originali, si collegano alla console con una classica presa USB. Benissimo, penserete, possiamo usarli anche per altro! Abbiamo provato a collegarli al PC, ma con scarsi risultati. La periferica viene riconosciuta, ma i giochi compatibili con essa (ovvero senza i due analogici) non sono più molto frequenti.

Tutto qui. Collegare la console richiede davvero pochi minuti e sarà lei ad adattarsi ai vostri monitor scegliendo la risoluzione più adatta. Tanto comunque PlayStation Classic “spalmerà” l’immagine su qualunque schermo voi abbiate. I 4:3 originali per 640×480 (scalati a 720p), infatti, pagano il pegno del tempo e non sono particolarmente piacevoli da vedere, soprattutto le scritte, sempre molto slavate. Alcuni giochi sono emulati meglio di altri (bene RE, meno Metal Gear per esempio).

Sarebbe stato bello, per i pochi possessori di un vecchio TV a tubo catodico, avere la possibilità di collegarlo in modo da godere della resa grafica massima della console. Ma ce ne faremo una ragione.

Sulla parte superiore di PlayStation Classic ci sono tre tasti fisici in corrispondenza dei tasti originali. Uno per l’accensione, uno per tornare alla home e uno per simulare il cambio di disco di alcuni giochi.

Playstation Classic

Sistema operativo

Per fortuna, infatti, sono spariti i CD. I venti giochi sono contenuti comodamente all’interno della console e per passare da uno all’altro basterà premere il tasto Reset. In questo modo si può salvare il gioco precedente esattamente nel momento in cui si è premuto il tasto e saltare ad un’altra esperienza. Questo è utile soprattutto perché in questo modo si può anche fare a meno del sistema di salvataggio interno di ogni gioco, spesso non molto intuitivo. Ah, i bei tempi andati!

Il software è veloce e passare da un gioco all’altro è piuttosto comodo e funzionale. Peccato, però, che poi all’interno degli stessi a volte occorra sorbirsi i caricamenti originali. No, dai, forse un po’ più veloci. Questo nonostante le potenzialità della nuova console e del supporto fisico garantiscono prestazioni molto superiori a quelle di 25 anni fa.

I giochi

Ecco la lista dei giochi presenti:

  • Battle Arena Toshinden
  • Final Fantasy VII
  • Intelligent Qube
  • Jumping Flash!
  • Metal Gear Solid
  • Mr. Driller
  • R4: Ridge Racer Type 4
  • Resident Evil: Director’s Cut
  • Revelations: Persona
  • Super Puzzle Fighter II Turbo
  • Tekken 3
  • Wild Arms
  • Cool Boarders 2
  • Destruction Derby
  • Grand Theft Auto
  • Oddworld: Abe’s Oddysee
  • Rayman
  • Syphon Filter
  • Tom Clancy’s Rainbow Six
  • Twisted Metal

Sono tutti riproduzioni fedeli dell’opera originale, senza aggiunte o cambiamenti di sorta. Nel bene o nel male. Questo perché alcuni filmati, non essendo stati rimasterizzati, si vedono sgranati e i colori potrebbero essere un po’ slavati. Anche le scritte, soprattutto nei menù, non sono particolarmente pulite e il formato 4:3 è onnipresente.

Il rovescio della medaglia è che i giochi scelti, una volta abituati al salto generazionale, sono ancora dannatamente godibili da giocare. Il fascino di FFVII, la genialità di Metal Gear Solid o la follia di GTA sono notevoli oggi come allora. Anzi alcune scelte di design o produttive fatte allora, fanno sfigurare alcune produzioni attuali, troppo concentrate sulle microtransazioni o sull’online che sulla qualità dell’esperienza ludica.

Conslusioni

PlayStation Classic è un oggettino piacevole da vedere. Piccola, leggera e silenziosa, non sfigura di fianco al televisore o nella propria collezione. I gamepad sono essenziali e molto leggeri, ma ancora comodi e il tutto si installa in pochi secondi.

Peccato per le poche opzioni di configurazione della console. Non abbiamo trovato il modo di configurare l’audio o video per adattarsi al meglio al proprio setup. I giochi sono oltretutto (per alcuni è un bene) una conversione 1:1 degli originali, senza nessun genere di adattamento. Quindi niente 16:9 o rimappature dei controlli, tanto per fare un esempio.

Alcuni potrebbero anche avere da ridire non tanto sui giochi presenti, ma su quelli che sono assenti. Gran Turismo, Tomb Raider e Silent Hill, tanto per dire i primi che ci sono venuti in mente, sono assenza effettivamente importanti. La selezione effettuata da Sony, però, è di alto livello e piuttosto democratica, andando a prendere un esponente di peso di molte delle serie principali, dei generi e dei partner più affidabili di Sony.

Esattamente come per il NES e il SNES mini, PlayStation Classic è un tuffo nel passato, un’occasione per (ri)scoprire alcune delle pietre miliari del passato. Un modo per vedere da dove i videogiochi moderni sono arrivati e scoprire alcuni interessanti esperimenti figli dei tempi. I filmati dal vivo di Resident Evil, per esempio, sono un piccolo gioiello trash che avevamo colpevolmente dimenticato. Ma Metal Gear Solid stupisce ancora per la gestione della telecamera e il gusto delle scene animate, forse non ancora “deviate” dalla follia e la necessità di stupire dell’ultimo Kojima.

Si tratta di un investimento importante, ma coloro che hanno amato questa generazione di console saranno contenti del salto nel passato. Gli altri siano avvisati: il 3D e i filmati in computer grafica invecchiano peggio del 2D.

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