Per il Corriere della Sera i videogiochi fanno da apripista alla cultura delle armi in America

By Claudia Marchetto, venerdì, 9 novembre 2018 11:22 GMT

Ancora un attacco al mondo videoludico dopo l’ennesima tragedia perpetrata da un ex marine con accertati problemi mentali a Los Angeles.

Ogni volta che succede una sparatoria, soprattutto in America, dobbiamo affrontare sempre la solita questione che si trascina da anni: i videogiochi come capro espiatorio.

E’ notizia recente che a Los Angeles, un ex marine che aveva prestato servizio in Afghanistan tra il 2010 e il 2011, ha raggiunto un bar e ha fatto fuoco sugli astanti uccidendo dodici persone.

videogiochi

Il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo che, ancora una volta, punta il dito verso i videogiochi violenti. In questo caso si dice che a quanto pare (senza nessuna evidenza scientifica peraltro), i videogiochi in America farebbero da apripista alla cultura delle armi. Addirittura viene preso in esame un locale nell’East Side di New York che, per qualche dollaro, permette di sparare con una pistola laser a dei bersagli in movimento su un maxischermo.

Ancora una volta i videogiochi sono nel mirino; questa volta vi è addirittura un accorato appello per fare qualcosa affinché vengano regolamentati. Ciò che sfugge alla gran parte della stampa generalista è che in America comprare armi è di una facilità allarmante. Anche per persone dall’accertata instabilità, come l’ex marine sopracitato.

Non sono solo le testate giornalistiche a prendersela con i videogiochi: anche Carlo Calenda, ex ministro dello sviluppo economico ha dichiarato che i “giochi elettronici” sono una delle cause dell’incapacità di leggere.

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