La rinascita di Call of Duty con Black Ops 4 – Recensione

By Giovanni Panzano, venerdì, 19 ottobre 2018 13:49 GMT

Dopo aver sforacchiato zombi, eliminato mercenari e vissuto lunghissimi scontri sulla mappa di Blackout, vi proponiamo la nostra recensione di Black Ops 4.

Dopo il successo clamoroso dei primi episodi su console della scorsa generazione, la serie Call of Duty ha faticato sempre più a restare sulla cresta dell’onda. I numerosi team che si sono avvicendati nello sviluppo nel gioco non sono più riusciti a soddisfare il volere dei fan, nonostante poi le lamentele non abbiano mai rispecchiato pienamente i dati di vendita. A riprendere il timone è questa volta Treyarch, probabilmente il team più apprezzato dagli appassionati per il suo aver dato vita a Black Ops e alla modalità Zombi. Cerchiamo quindi di capire se questo nuovo capitolo riporta la serie ai fasti di un tempo e se l’assenza di una campagna abbia un peso sensibile sull’offerta di gioco.

Come in un MOBA

Sì, avete capito bene. In Black Ops 4 non esiste alcuna modalità storia. Gli sviluppatori hanno provato a rimpiazzarla con una serie di missioni single player che non riescono nemmeno lontanamente a svolgere il ruolo di una campagna. Si tratta infatti di brevi missioni che ci introducono agli Specialisti con un filmato, un tutorial e un match multiplayer contro i bot.

Completandole tutte sarete più preparati ad affrontare il multiplayer classico, vero cuore del pacchetto nel quale utilizzerete appunto gli Specialisti. Ciascuno di questi mercenari è disponibile da subito e possiede 2 abilità speciali che il giocatore deve padroneggiare per poterle sfruttarle al massimo in partita. Alcune sono più improntate all’attacco, mentre altre sono essenziali al fine di supportare i propri compagni nelle modalità più tattiche. Potremo ad esempio piazzare dei radar, creare dei punti di spawn o costruire delle barricate. La scelta dell’operatore sarà meno decisiva in modalità più semplici come il Tutti contro tutti e il Deathmatch a squadre, ma vi assicuriamo che in quelle più strategiche come Furto (un Cattura la bandiera in stile COD) potranno stravolgere gli equilibri.

Oltre all’introduzione degli Specialisti, uno dei più grandi cambiamenti del multiplayer di questo Black Ops 4 riguarda la salute dei giocatori. Oltre ad un aumento del TTK (time to kill), il gioco prevede un sistema di cura manuale tramite la pressione di L1 (LB). Ciò significa che nella fase immediatamente successiva ad uno scontro, a meno che non abbiate più d’un attimo di respiro, dovrete decidere se cambiare il caricatore o ripristinare la salute. La rigenerazione non avverrà in maniera istantanea e la pressione del tasto si limiterà a dare il via al processo di cura.

Questa meccanica ci è piaciuta molto e rende gli scontri ancora più adrenalinici. Inutile dire che avrete bisogno di un po’ di tempo per prenderci la mano, ma basterà davvero poco per abituarcisi. Segnaliamo poi la presenza, sulla testa di ogni giocatore, di una barra dei punti vita e una legata ad eventuali giubbotti antiproiettile.

Attenti al cane

Dal punto di vista del bilanciamento sono stati fatti dei grossi passi in avanti rispetto alla beta. Questa volta i giubbotti antiproiettile ci sono sembrati meno efficaci e non sembrano al momento esserci armi particolarmente più forti di altre. L’unica nota davvero stonata è l’ unità K9 di Nomad, abilità speciale che permette di richiamare un cane che gironzola per qualche secondo per la mappa. Si tratta di un’abilità sbilanciata e troppo efficace rispetto a tutte le altre. Vi accorgerete presto che quel maledetto cane sembra essere fatto d’acciaio e un solo caricatore non basterà a fermarlo.

Per quello che riguarda il gameplay non ci sono altre novità particolari, dal momento che la struttura di gioco è stata finalmente snellita e ha visto la rimozione del fastidioso sistema di movimento legato all’esoscheletro. Niente più corse sulle pareti, doppi salti e movimenti folli. Tutto ciò che potrete fare al di fuori dei movimenti più “classici” in Black Ops 4 è una semplice scivolata, nulla più.

Ovviamente fanno il proprio ritorno le serie di punti , una più devastante dell’altra. Bisogna però dire che è più difficile vederle in azione durante gli scontri, poiché sopravvivere in questo capitolo è davvero dura. Durante le numerose partite nelle quali abbiamo combattuto ci è capitato davvero poche volte sia di attivare che di subire le scorestreak più costose.

Abbiamo gradito molto anche le 14 mappe presenti, tra le quali troviamo i “remake” di vecchi classici come Firing Range. Ognuna delle aree di gioco, mai troppo grande, offre buone possibilità sia a chi ama gli scontri ravvicinati che quelli sulle lunghe distanze.

Se in fase d’anteprima abbiamo lamentato una certa carenza di opzioni per la personalizzazione, qui siamo ben lieti di sostenere il contrario. Oltre alla presenza di numerose mimetiche per le armi, potremo personalizzare anche i mirini e gli abiti degli Specialisti. A tutto questo si aggiunge una ricca collezione di wildcard da sbloccare tramite delle sfide e un complesso editor di emblemi e verniciature per le armi. Insomma, da questo punto di vista non ci si può proprio lamentare.

Blackout

Fra le 3 componenti di gioco disponibili, Blackout è probabilmente quella attorno alla quale c’è maggiore curiosità da parte degli utenti. Ribadiamo quanto detto in sede d’anteprima: la battle royale di COD non ha quasi nulla a che vedere con Fortnite. Volendo proprio paragonarla ad un altro titolo dello stesso genere, allora bisognerebbe confrontarla con PUBG.

Blackout non vuole assolutamente stravolgere il genere, ma punta a raccogliere alcune delle migliori idee degli altri battle royale per aggiungerci l’ormai consolidato gunplay della serie. Il risultato è un gioco divertente, frenetico e tattico al punto giusto. La mappa, non così grande come potrebbe sembrare ad una prima occhiata, permette ai giocatori di non faticare troppo per incontrarsi ed ogni luogo è pieno zeppo di oggetti, armi e accessori. Scegliere il mirino giusto per ogni occasione e gestire al meglio flashbang e trappole farà la differenza.

Ovviamente un gioco del genere non può arrivare sul mercato esente da difetti. I passi in avanti rispetto alla beta sono palesi, ma c’è ancora del lavoro da fare. Il sistema di raccolta oggetti, che ora non necessita della pressione prolungata di un tasto, richiede ad esempio troppa precisione quando ci sono nei paraggi più oggetti. Discorso simile vale per l’animazione che permette di scavalcare una finestra rompendone il vetro. In svariate occasioni abbiamo infatti dovuto effettuare più di un tentativo per mandare a segno l’azione. Si tratta di problematiche minori che verranno corrette nel tempo e che, fortunatamente, non coinvolgono più il bilanciamento (le corazze non sono più un problema).

Una questione di merito

Se proprio dobbiamo trovare un difetto nella battle royale di Black Ops 4, sottolineiamo la mancanza di tutto ciò che è di contorno e che ha fatto la fortuna di giochi come Fortnite: la personalizzazione. Blackout include poche skin e, per sbloccarle, dovrete completare sfide piuttosto ardue o avanzare di livello. Per farlo saranno necessari i meriti e, vi assicuriamo, non è semplice ottenerli se non si è giocatori navigati. La battle royale tiene infatti conto solo delle uccisioni e del raggiungimento dei primissimi posti in classifica. Restare a lungo in vita, utilizzare i perk (qui presenti come consumabili) o fare assist non verrà minimamente preso in considerazione.

È inoltre piuttosto evidente che sia ancora in sviluppo una componente legata a loot box o microtransazioni. Il titolo vanta infatti la presenza di alcuni gesti e spray classificati come “comuni”, ma la totale assenza di una possibilità di sbloccarne altri è davvero molto strana.

Insomma, le basi sono solide ma bisogna capire quale sia la direzione che vorranno prendere gli sviluppatori di questo Black Ops 4. Un gioco del genere ha un bisogno viscerale di un’iniezione costante di contenuti per restare a galla e ci vorrà del tempo per valutare meglio questo aspetto.

Benvenuti nell’arena

Se siete invece dei tipi da coop, per voi c’è la modalità Zombi. In Black Ops 4 Treyarch ha voluto fare le cose in grande e ha arricchito questa modalità di gioco con numerose aggiunte. Di base sono presenti 3 diverse mappe (la quarta richiede il Pass, di cui parleremo dopo), giocabili in 2 diverse modalità di gioco e a difficoltà multiple. La prima, più tradizionale, prevede le classiche ondate e una certa interazione tra i personaggi che vi lascerà intuire meglio la loro storia. La seconda, intitolata Assalto, prevede una serie di orde di non morti in luoghi specifici della mappa e rientri limitati.

Per quanto le mappe siano ben realizzate, ricche di segreti e varie (avremo un’arena, una prigione e una nave), è impossibile non segnalare una certa ripetitività di fondo. Per ovviare a tale problematica, gli sviluppatori hanno inserito alcuni elementi di contorno che mirano ad estendere la longevità. Aumentando di livello sbloccherete nuove classi,armi da personalizzare e abilità di vario genere. I completisti ne avranno quindi per un po’ e, cosa più importante, le mimetiche di questa modalità potranno essere utilizzate anche nel multiplayer.

Tornando a parlare del pass, non possiamo esimerci da una forte critica. Se ci è sembrato corretto inserire nel Black Ops Pass 4 mappe Zombi aggiuntive, siamo assolutamente sfavorevoli all’inclusione in esso di ben 12 mappe extra per il multiplayer. Electronic Arts, con il suo Battlefield, ha dimostrato come frammentare l’utenza con contenuti aggiuntivi a pagamento sia estremamente pericoloso. Questa scelta potrebbe nel tempo rivelarsi decisiva sul successo del gioco a lungo termine.

Chi vivrà vedrà

Dal punto di vista tecnico, Black Ops 4 è tutt’altro che perfetto anche su PlayStation 4 Pro, piattaforma sulla quale lo abbiamo testato per la recensione. A soffrire maggiormente è Blackout, con texture in bassa risoluzione che talvolta appaiono in ritardo e qualche raro scatto che però non mina in maniera significativa l’esperienza di gioco. Fortunatamente il multiplayer e Zombi vantano un dettaglio grafico leggermente superiore e, soprattutto, un framerate fisso a 60. Anche i menu hanno qualche problemino, tra i quali troviamo un cursore in bassa definizione e una certa difficoltà per quanto riguarda la navigazione. Tra i lati positivi, rispetto alla beta, vi è la possibilità di decidere se spostarsi tra le voci del menu con la croce digitale o con il cursore in stile Destiny.

Più che sufficiente anche il comparto sonoro, anche se c’è ancora molta strada da fare per eguagliare Battlefield e i suoi magnifici “nastri di guerra”. Abbiamo trovato simpatica anche la possibilità di ascoltare alcune comunicazioni tramite l’altoparlante del DualShock 4, disattivabile tramite un’apposita opzione.

Consigliamo quindi Call of Duty: Black Ops 4 agli appassionati dei vecchi capitoli? La risposta è assolutamente sì. Al netto di alcuni dubbi sul futuro di Blackout e della questione Season Pass, siamo di fronte ad un pacchetto ricco come pochi altri. Ci sentiamo di affermare quindi non solo che difficilmente rimpiangerete una campagna single player, ma che si tratta del miglior Call of Duty tra quelli disponibili su console dell’attuale generazione.

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