Si torna nell’abisso con la Dark Souls: Remastered – recensione

By Luca Forte, giovedì, 18 ottobre 2018 16:00 GMT

La serie di From Software arriva finalmente su Switch. Sarà valsa l’attesa?

La serie di Dark Souls ormai non ha più bisogno di presentazioni. Da prodotto di nicchia pensato per i cosiddetti hardcore gamer, il capolavoro di From Software è riuscito a diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Aver finito il gioco voleva dire essere un vero e proprio videogiocatore. Una razza ben diversa dai “casualoni” tutti FIFA e Call of Duty.

Dark Souls

Anche per questo motivo Dark Souls è sempre restato una prerogativa di PlayStation e Xbox, le uniche console considerate “serie” e per adulti presenti sul mercato. Nintendo, col suo modo gioviale e politicamente corretto di sviluppare i videogames, è sempre stata tagliata fuori dai soulslike, perlomeno fino all’arrivo di Switch.

Col suo successo travolgente la console ibrida è stata in grado di ingolosire nuovamente le terze parti che vedono nel suo essere contemporaneamente una macchina da gioco portatile e casalinga la possibilità di raggiungere un nuovo pubblico.

Ecco quindi spuntare le conversioni di NBA 2K, di Diablo III e di Wolfenstein II a dimostrare che la macchina di Nintendo è un hardware flessibile, adatto ad ospitare qualsiasi esperienza. Anche un Dark Souls.

Come l’originale

Sono passati ormai sette anni dall’uscita di Dark Souls su PS3 e Xbox 360. In questi anni sono usciti due seguiti e altrettante rivisitazioni del capostipite. Quella arrivata su Nintendo Switch è la Remastered Edition, ovvero la versione riveduta e corretta, graficamente potenziata, del gioco originale. O perlomeno questa è quella arrivata su One e PS4 qualche mese fa.

Su Switch, infatti, non c’è traccia dei 4K o dei 60 frame al secondo. Nondimeno il gioco arriverà sulla console di Nintendo in una forma migliorata rispetto all’originale. FullHD nativo in modalità docked e 720p in quella portatile, oltre che una fluidità che, pur bloccata a 30 fotogrammi al secondo, risulta essere ben più stabile che in passato. Persino Blightown non è più quel tormento che era in passato, nonostante saltuariamente si noti qualche sporadico calo.

Dark Souls

Questo vuol dire che si tratta di un gioco forse non più particolarmente bello da vedere, ma dalla personalità da vendere. Lo stile utilizzato per le armature e i nemici, l’utilizzo dei colori e dei giochi di luce, infatti, si fanno apprezzare ancora oggi. Senza considerare che il level design della mappa, articolato e ricco di sorprese, è uno dei migliori mai realizzati. E questa non è una cosa che invecchia facilmente.

Ci eravamo tanto amati

Per il resto il gioco è esattamente come ce lo ricordavamo: bello e spietato. Per chi non conoscesse il gioco, possiamo dire che Dark Souls è una sorta di gioco di ruolo di stampo action basato prevalentemente sul combattimento uno contro uno. I nemici, infatti, tranne che in qualche occasione, potranno essere affrontati singolarmente. Il modo in cui li combatterete, però, dipenderà dal tipo guerriero costruito. C’è chi preferisce un approccio ragionato con lo scudo ben piantato di fronte a sè e chi predilige un setup leggero, perfetto per aggirare gli avversari e colpirli violentemente alle spalle. Il tipo di armatura e di armi utilizzate influisce sulla velocità e la resistenza, così come sulla capacità di assorbire i danni.

Fin qui nulla di nuovo. La peculiarità è che morendo non si vedrà la tipica schermata di game over, quanto si ricomincerà dall’ultimo falò toccato. Il prezzo da pagare è la perdita di tutte le anime fino a quel momento raccolte. Si tratta della moneta utile sia per comprare nuovi oggetti, ma soprattutto per salire di livello. Il problema è che si potrà salire di livello solo presso i falò, ma riposandosi vicino al fuoco si resetterà l’intero mondo di gioco. Costringendo a volte a dover rifare tutto da capo.

Il rovescio della medaglia è che si potrà sfruttare questa meccanica per salire di livello velocemente, così da poter affrontare con maggiore serenità le sfide successive.

Da soli, ma anche in compagnia

Un altro degli aspetti più affascinanti è il sistema online. In molti considerano Dark Souls un’esperienza solitaria, ma in realtà nasconde un’affascinante componente online. Se collegati alla rete si scambiare messaggi con gli altri giocatori scrivendo i propri suggerimenti (o facendo malefici scherzi) sul pavimento dei livelli. Inoltre si potranno evocare degli altri giocatori per affrontare avversari particolarmente ostici, ma il rovescio della medaglia è che si potrà essere invasi. In questo caso uno o più giocatori potranno arrivare nella nostra partita per cercare di farci fuori, così da ricevere ricchi premi in cambio.

Poi c’è l’affascinante universo di gioco, tanto sussurrato quanto complesso e simbolico, il sistema di Covenant, lo sviluppo delle armi, le musiche epiche o la lotta contro alcuni tra i boss più belli e complessi di sempre. Dal punto di vista ludico, quindi la Dark Souls: remastered non è invecchiata di un solo giorno.

Dark Souls Amiibo

L’arrivare su Nintendo Switch apre alla serie una nuova platea, oltre che le dà la possibilità di essere portata ovunque. Il sistema di gioco, pensato per salvare qualunque azione compiuta, si sposa sorprendentemente bene con lo stile mordi e fuggi di una console portatile. Quello che non ci ha del tutto convinti è la gestione dei tasti frontali, che rischia di creare un po’ di confusione. Lo schema di comandi, infatti, è rimasto invariato rispetto alle altre versioni, solo che su Switch si conferma con B e si torna indietro con A. Esattamente il contrario di quanto accade di solito. E per questo motivo la console è stata disegnata per avere A facilmente accessibile, rendendo tutto un po’ più complesso. Nulla di insormontabile con un po’ di pratica, però.

E’ un classico, che altro?

Non abbiamo idea del motivo per il quale non abbiate mai giocato a Dark Souls, ma nel caso la Remastered Edition su Switch potrebbe essere un buon posto nel quale rimediare. Sicuramente meno di impatto della versione One e PS4, sulla console ibrida il capolavoro di From Software acquista la possibilità di essere goduto ovunque, anche a piccole dosi. Le prestazioni sono buone sia in versione docked che portatile, nonostante qualche piccola sbavatura evidente particolarmente all’interno di ambienti chiusi. Il gioco è, invece, magnifico in qualunque circostanza.

Occhio solamente che contro qualche boss particolarmente ostico il controller Pro potrebbe essere un acquisto praticamente obbligato. Oltre a dover stare attenti a non far volare la console in preda ad un momento di frustrazione. Magari date un occhio alla nostra guida! Persone avvisate, mezze salvate…

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