Shadow of the Tomb Raider, il ritorno di miss Croft – recensione

By Luca Forte, lunedì, 15 ottobre 2018 16:50 GMT

Bentornata Miss Croft.

Dopo il trionfale ritorno di qualche anno fa, Lara Croft ha ripreso stabilmente il suo ruolo di icona dei videogiochi. E’ bastata una mano di fresco al personaggio e alle sue avventure per far riscoprire al grande pubblico il fascino di questa sfortunata esploratrice. Square Enix e Eidos hanno, infatti, lavorato molto bene nel ridisegnare una nuova Lara. Nonostante la ragazzina insicura e spaventata del Tomb Raider del 2013 sia lontana, Lara non è più quella macchina da guerra dei giochi degli anni ‘90. Anche nei momenti più concitati la nuova protagonista ha dubbi, traumi e rimorsi.

Shadow of the Tomb Raider

Non che queste cose la frenino di fronte a niente e nessuno, ma perlomeno il tentativo di darle una personalità più approfondita è ancora in piedi. Allo stesso modo anche la nuova struttura si evolve ed espande in modo da dare una personalità più definita non solo ad ogni nuovo capitolo, ma a tutta la serie. Il rischio di finire nell’ombra di Uncharted, infatti, è vivo più che mai e per questo gli sviluppatori hanno provato a rendere l’esperienza più aperta e libera. Nulla di paragonabile ai Far Cry o agli Assassin’s Creed, ma la comparsa di un hub centrale da visitare ed esplorare è una scelta interessante. Perché ricorda più un gioco di ruolo che un platform adventure e perchè consente di avere un cast di personaggi più nutrito oltre che di dosare meglio il ritmo dell’azione.

Crolla tutto

Questo perchè, come da tradizione, Lara sarà al centro di eventi che rischiano di mettere in ginocchio l’intera umanità. E con essi arriveranno una serie di crolli e disastri ambientali tali da far invidia ad una pellicola di Emmerich. Questa volta, però, al posto dei classici cattivi sarà la bella protagonista a dare il via alla fine del mondo. Ovviamente in maniera accidentale, ma questo non le impedisce di avere dei rimorsi mostruosi che la spingeranno a viaggiare per tutta l’America del Sud. Ogni profezia che si rispetta, infatti, ha anche un modo rocambolesco per fermarla.

Ecco quindi che Lara si avventura per una sconosciuta località dispersa ai margini della foresta amazzonica alla ricerca di indizi per trovare il potente manufatto e, perchè no, nel frattempo riportare alla luce qualche antico tesoro. Peccato che una potente organizzazione paramilitare sia più che felice del disastro combinato dalla Croft. Vede in tutto questo l’occasione per ripartire da capo e farà di tutto per mettere i bastoni tra le ruote alla protagonista.

Le premesse e la struttura di Shadow of the Tomb Raider sono quindi quelle classiche. Lara è tormentata, ma non per questo avrà pietà dei nemici, troverà miti e tesori favolosi e dovrà esplorare lande ostili grazie al suo favoloso equipaggiamento.

Shadow of the Tomb Raider

Caterpillar

Quello che è cambiato, come dicevo, è proprio la protagonista. La ragazzina insicura è ormai un ricordo lontano e quella che controlleremo adesso è un’avventuriera matura. Non solo nelle forme, come i più maliziosi penseranno, ma soprattutto nei gesti, nel linguaggio, nelle competenze.

Lo si scoprirà presto, quando non sarà più necessario impratichirsi prima di poter usare l’arco per lanciare una corda o trascinare oggetti. O usare la concentrazione per rallentare il tempo e mirare con cura un nemico o una delle tante spaventose fiere che popolano la giungla. Grazie a queste capacità Lara sarà sin da subito una cacciatrice letale, in grado di seminare il terrore tra le fila nemiche.

Le ombre e i nascondigli offerti dalla vegetazione lussureggiante diventeranno quindi un nascondiglio perfetto per combattere. Le armi tradizionali, infatti, oltre ad essere piuttosto imprecise sono troppo pericolose. Meglio usare le ombre e far fuori uno dopo l’altro gli inconsapevoli avversari.

Non mancano le fasi di esplorazione e quelle nelle quali far funzionare, perlomeno un pochino, la materia grigia. Le tombe e le cripte, infatti, sono luoghi maestosi da trovare e gustare, perfettamente disegnati e inseriti all’interno del contesto di gioco.

Shadow of the Tomb Raider

A scuola da Naughty Dog?

Come Uncharted ha preso indubbiamente ispirazione da Tomb Raider, anche la serie di Eidos ha guardato con una certa attenzione ai capolavori di Naughty Dog. Ecco quindi che la storia portata avanti dagli incessanti dialoghi tra Lara e l’inseparabile Jonah o i falshback in un passato mai dimenticato della ragazza sono espedienti riuscitissimi per spezzare il ritmo dell’avventura e dare spessore ai personaggi.

Peccato che la trama piuttosto piatta e le premesse di evoluzione emotiva della protagonista non trovino posto in questo Shadow of the Tomb Raider. La storia scorre via liscia e i dialoghi a volte sfociano nel nonsense.

E Lara?

Vive sempre in un limbo fatto da momenti nei quali sembra un’insicura ragazzina ed altri nei quali fa sembrare Jack lo Squartatore un dilettante allo sbaraglio. Anche in questo caso l’evoluzione caratteriale di Lara langue e non basta il vederla essere una macchina da guerra per farci dire “è tornata”.

Supplenti

In altre parole si vede la mancanza del tocco dei Crystal Dynamics. Eidos Montreal fa il compito in maniera efficiente e mostra una certa abilità e gusto nello sviluppare la struttura ludica dell’avventura. Quello che sembra mancare è la cura nei dettagli e nella creazione dei personaggi. In altre parole quello in cui lo sviluppatori in forza a Sony eccelle e che i CD erano quasi riusciti ad ottenere nei precedenti capitoli.

Shadow of the Tomb Raider resta comunque l’avventura più solida e una degna conclusione di questo reboot. Pecca forse un po’ di quella magia e quella sorpresa che ci avevano incantati nel 2013, ma resta sempre un gran bel giocare.

In attesa che Lara Croft torni nuovamente, questa volta nella sua versione matura.

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