PES 2019, il gameplay al potere – Recensione

By Luca Paternesi, domenica, 9 settembre 2018 10:00 GMT

Come ogni anno Konami parte all’assalto del trono di EA Sports nei simulatori calcistici; PES 2019 sarà riuscito finalmente nel sorpasso?

Se nel campo verde, da qualche anno a questa parte, le società calcistiche italiane si trovano a dover inseguire una Juventus mai così cannibale, sul rettangolo verde virtuale a farla da padrona indiscussa è EA Sports che, con il suo FIFA, negli ultimi tempi ha lasciato poco più delle briciole a PES.

Konami comunque non si da per vinta ed ogni anno, non potendo competere con la concorrenza in fatto di licenze ufficiali, tenta di lottare nel campo che le è più congeniale: il gameplay. Il team nipponico sarà riuscito a creare un gioco capace di insidiare il fenomeno FIFA? Lo vedremo nel prosieguo di questo articolo.

pes 2019

Anno nuovo, modalità vecchie

Vi avvertiamo subito che questa recensione sarà un po’ diversa dal solito in quanto dedicheremo decisamente poco spazio alle varie modalità di gioco e/o al comparto licenze. PES 2019, infatti, è un capitolo estremamente conservativo per quanto riguarda l’offerta ludica ripresentando di fatto in toto le modalità che erano presenti lo scorso anno, se si esclude qualche piccolo affinamento. Ritroveremo quindi gli iconici Campionato Master e Diventa Un Mito, che in pratica sono totalmente invariati rispetto alla scorsa edizione e vanno a comporre un’offerta ludica single player si corposa e rodata, ma che necessiterebbe di una bella ventata di aria fresca. Stessa cosa possiamo dire del comparto multigiocatore che si compone delle solite Sfide, Divisioni, Co-Op, Partita Veloce, Sala D’Attesa, Lobby e ovviamente il celebre myClub.

Proprio quest’ultimo ha ricevuto qualche affinamento in questa edizione ricevendo ad esempio un sistema di “pacchetti” in pieno stile FUT, dove poter trovare i propri calciatori preferiti, ed i “Giocatori della Settimana” che, in modo simile alla controparte EA, premieranno i calciatori che si sono distinti per ottime prestazioni nel corso della settimana con una carta speciale con statistiche potenziate.

Il comportamento del netcode, invece, segna un deciso passo avanti rispetto al passato, sia per quanto riguarda il matchmaking, sempre rapido (salvo qualche sporadica attesa), sia per la fluidità e la stabilità delle partite online dove, ovviamente in presenza di buona connessione di rete, non abbiamo constatato rilevanti problemi di lag o disconnessioni accidentali.

Queste piccole (e gradite) novità, però, non ci permettono di affermare che l’offerta ludica di PES abbia subito una reale evoluzione, bensì è rimasta sostanzialmente fedele a se stessa e, secondo il nostro modesto parere, rimane bisognosa di una decisa svecchiata. Tutto questo va ad aggiungersi ad un comparto licenze quanto mai deficitario con la ulteriore e sanguinosa perdita della licenza sulle competizioni UEFA (Champions League ed Europa League). Non bastano purtroppo le varie partnership recentemente raggiunte da Konami (Barcellona, Schalke 04, Campionato Russo, International Champions Cup ecc.) per porre rimedio a questo atavico problema della serie che ovviamente fa da subito partire in netto svantaggio PES nei confronti dell’eterno concorrente FIFA.

Il titolo Konami ha altre armi su cui fare affidamento però, e sono decisamente affilate.

PES 2019

Il ragazzo ci sa fare palla al piede

Arrivati a questo punto del nostro articolo, infatti, si potrebbe pensare distrattamente che PES 2019 non ci abbia affatto convinto a causa delle sue oggettive carenze per quanto riguarda l’offerta contenutistica ed i problemi, oramai storici, della mancanza di licenze. Ma è una volta scesi in campo che il calcistico Konami si prende la sua grande rivincita facendosi amare da coloro che mettono davanti a tutto il “calcio giocato”.

Questo nuovo PES 2019 è bello da giocare, molto bello. Gli sviluppatori nipponici, non stravolgendo il loro prodotto, sono riusciti a mettere in piedi un’impalcatura ludica di assoluto livello affinando un gameplay votato alla simulazione pura e cercando di attrarre coloro che da un videogame calcistico cercano una esperienza quanto più realistica possibile.

PES 2019, pad alla mano, è decisamente godibile se si scende a patti con la sua vena simulativa. La fisica della palla è estremamente raffinata ed i giocatori fanno sentire tutto il loro “peso” quando li si controlla. Le reazioni allo spostamento dei pesi portano ad infinite variazioni sul controllo di palla grazie all’ottimo sistema First Touch Impact che rende l’iterazione della sfera con i corpi degli atleti virtuali quanto di più simile vi sia nei confronti del calcio reale. Il ritmo di gioco, poi, è decisamente compassato e permette di dare vita a scontri estremamente tattici ed appaganti.

Altra graditissima novità di questo nuovo capitolo della saga è la gestione della stamina dei calciatori. I nostri atleti virtuali consumeranno molto in fretta la loro riserva di energia tanto che esagerando con la pressione del tasto adibito allo scatto o effettuando un pressing fin troppo asfissiante ci si troverà al 70° con i giocatori sulle ginocchia privi di energie. Rispetto al passato poi, la condizione di stanchezza si rifletterà molto di più sulla prestazione in campo dei nostri calciatori che non si limiteranno a “correre di meno” bensì cominceranno a sbagliare anche i passaggi più semplici, non coprire adeguatamente gli spazi e molto altro ancora rendendo di fatto quasi controproducente la loro presenza in campo. Tutto a vantaggio del realismo.

A livello di puro gameplay, quindi, ci sentiamo di promuovere a pieni voti questo nuovo Pro Evolution Soccer, ma questo non significa che non sia presente qualche piccola criticità. Giocando contro la CPU, ad esempio, abbiamo notato che l’intelligenza artificiale necessiterebbe di qualche affinamento in quanto ad alcuni livelli di difficoltà la sfida risulta praticamente risibile mentre oltre un certo livello si impenna clamorosamente risultando a tratti “scorretta” nei confronti del giocatore. Questo ci da lo spunto, tra l’altro, per arrivare a un altra questione che ci ha fatto storcere un po’ il naso: lo script.

Sia ben chiaro, non stiamo parlando di qualcosa di estremamente invasivo ma purtroppo non possiamo non notare che la CPU a volte vada un po’ a “pilotare” le partite con goal incredibilmente sbagliati a porta vuota, sequele sospette di pali e traverse durante la stessa partita partita, difensori che sembrano sbagliare volutamente la linea, portieri che “svengono” su tiri apparentemente innocui ed altri piccoli particolari che i giocatori avvezzi ai titoli calcistici degli ultimi anni conoscono fin troppo bene e che sono frutto dell’estrema ricerca del realismo di “anche i migliori possono sbagliare” ma che poco si addice alla natura competitiva propria di questa tipologia di giochi.

Ci teniamo a tranquillizzarvi, comunque, non si tratta di nulla di insostenibile ed anzi risultano anche meno invasive rispetto ad altri titoli che ci è capitato di provare nel recente passato.

Anche l’occhio vuole la sua parte

A livello tecnico PES 2019 prosegue sulla ottima strada del suo predecessore con il Fox Engine che mette in piedi un’ impalcatura visiva di altissimo livello sia per quanto concerne gli stadi (pubblico compreso) che per quel che si vede sul rettangolo di gioco con una menzione doverosa per i volti dei calciatori, decisamente fedeli alle controparti reali, sia per quanto riguarda le stelle del gotha calcistico mondiale, sia (con nostra piacevole sorpresa) per quanto riguarda i calciatori leggermente meno famosi. Ottimo anche il sistema Enlighten che impreziosisce il comparto visivo con un’ illuminazione dinamica di alto livello e volta al massimo realismo.

Caressa e Marchegiani: rimandati al prossimo anno

Non ci resta che parlare del comparto sonoro che, se si escludono le tracce della colonna sonora su licenza che rientrano nel gusto soggettivo, vive di luci ed ombre con gli ottimi effetti ambientali degli stadi che vanno a contrapporsi alla solita mediocre prova del duo Caressa-Marchegiani in sede di telecronaca con una interpretazione fin troppo “artificiale” e priva della necessaria enfasi, tanto che in alcune azioni il tono del telecronaca appare quasi decontestualizzato rispetto all’azione che sta commentando.

In conclusione

Dopo aver trattato con la dovuta (si spera) professionalità il nuovo titolo Konami vorrei svestire i panni del “freddo” redattore, in questa disamina finale, e vestire quelli del videogiocatore appassionato, tanto che d’ ora in poi vi parlerò in prima persona.

Dopo aver dedicato un buon numero di ore a questo PES 2019 sono fermamente convinto che, venendo a patti con i suoi innegabili difetti, si debba necessariamente volere bene a questo nuovo episodio della saga se si è amanti del calcio videogiocato.

PES 2019 è come un pazzo che va in guerra senza l’elmetto: è palese che non possa competere in quanto a contenuti, modalità, licenze e quant’altro con il rivale di casa EA Sports. Il confronto è chiaramente impari, per tutti gli evidenti motivi che non sto qui a ripetere inutilmente in quanto universalmente riconosciuti. Il team nipponico però non si è mai scoraggiato e ha cercato di combattere questa guerra persa in partenza con le sue armi migliori, ovvero un gameplay raffinato, appagante e simulativo che non teme confronti in quanto a realismo.

C’è “tanto calcio” all’interno di questo PES 2019, e se per voi in fondo è questo ciò che conta non dovete far altro che correre dal vostro negoziante di fiducia ed acquistarlo per poi godere di una delle migliori simulazioni calcistiche degli ultimi anni accettandone gli oggettivi e atavici difetti. Magari compensando alcune delle licenze mancanti utilizzando la nostra guida all’aggiunta di squadre mancanti come Juventus e Manchester United.

Se invece non potete prescindere da un’offerta contenutistica immensamente superiore, beh non vi resta che aspettare il 28 settembre e sarete accontentati.

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