Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr, quando Diablo incontra gli Space Marine – Recensione

By Giovanni Panzano, mercoledì, 22 agosto 2018 08:09 GMT

Dopo aver trascorso ore ed ore sui pianeti infestati dal Caos nei panni dell’Inquisitore, ecco la nostra recensione di Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr.

Di videogiochi ambientati nell’universo di Warhammer ne sono usciti davvero tanti, ma sono stati in pochi a lasciare il segno. Dopo il fallimento di Dawn of War 3 e l’incredibile successo di Vermintide 2 (ambientato nella serie classica), i ragazzi di Neocore Games ci provano con un action RPG creato con l’esperienza acquisita negli anni grazie alla trilogia di Van Helsing. Saranno riusciti nell’impresa con Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr? Scopriamolo insieme.

For the Emperor!!!

Come suggerisce il titolo del gioco, saremo chiamati a vestire i panni di un Inquisitore, una figura che nell’universo di Warhammer 40K lavora per conto dell’Imperium e ha una certa libertà d’azione. Tutto inizia con una spedizione apparentemente semplice all’interno del relitto della Martyr, una gigantesca nave che nasconde ben più d’un segreto.

La campagna principale del titolo ci porterà a vivere un’avventura piacevole, longeva e ben contestualizzata nell’universo di riferimento, segno che chi ha sviluppato il gioco è un grande appassionato del lavoro di Game Workshop. Si tratta quindi di un’opera il cui intento è quello di intrattenere principalmente gli appassionati, dal momento che senza le opportune conoscenze il giocatore si perderebbe una moltitudine di citazioni e collegamenti.

Ma che gioco è Warhammer 40,000 Inquisitor – Martyr? La risposta non è molto complessa: si tratta di un action RPG dalle meccaniche molto simili ai vari Diablo, Torchlight e, soprattutto, Van Helsing. La vera particolarità del titolo risiede nella gestione del proprio avatar, il quale non dispone di vere e proprie abilità: nonostante la presenza di 3 classi (ognuna con altrettante sottoclassi), l’albero delle abilità di ciascuna di esse consiste esclusivamente in una serie di abilità passive. Ad eccezione di alcune peculiarità specifiche della classe, come gli incantesimi dello Psyker, a caratterizzarne le abilità attive saranno le armi equipaggiate. In Inquisitor ogni classe non ha alcun vincolo per quanto riguarda l’equipaggiamento, la cui varietà è notevole e spazia tra numerose tipologie di spade, fucili laser, martelli, mitragliatrici e così via. Ciascuno di questi strumenti di morte, una volta equipaggiato, permette di attivare degli attacchi più o meno particolari, come una spazzata con la spada o un colpo di precisione con i fucili. Grazie alla possibilità di passare tra due preset con la semplice pressione di un tasto potremo studiare una build che ci renda letali in ogni situazione.

There is no problem I cannot solve with this…

La varietà d’equipaggiamento è a dir poco fondamentale, visto che le creature che affronteremo possono attaccarci sia da vicino che da lontano. A venirci in aiuto è il sistema di coperture, che con la semplice pressione di un tasto dà modo al personaggio di accovacciarsi dietro un riparo e sporgersi solo per fare fuoco. Nessun luogo però è sicuro, visto che ogni singola copertura può essere distrutta a suon di proiettili, esponendoci al fuoco nemico dopo una manciata di secondi.

Proprio come il sistema di coperture, anche il resto dei controlli è stato perfettamente adattato al controller, con il personaggio che aggancia automaticamente il nemico o l’obiettivo più vicino, che verrà evidenziato su schermo. In aggiunta c’è anche un sistema di lock-on sul bersaglio, ma la continua rotazione della telecamera intorno al nemico lo rende abbastanza scomodo. È inoltre possibile muovere liberamente la telecamera tramite l’utilizzo dello stick destro, che permette non solo di ruotarla ma anche di avvicinarla al protagonista.

Molto semplice è anche la gestione dell’inventario, visto che la raccolta di oro e oggetti avviene in automatico nel corso delle missioni. A differenza di altri titoli dello stesso genere, infatti, Inquisitor presenta missioni singole all’interno delle quali non potremo in alcun modo accedere all’inventario. Durante questi incarichi non avrete modo di controllare il bottino ottenuto, per farlo infatti dovrete attendere la schermata finale, con tanto di punteggi. Tale meccanica risulta essere piuttosto scomoda, costringendovi a ritornare nell’hub centrale nel caso una nuova arma equipaggiata non dovesse piacervi particolarmente. Gli stessi oggetti raccolti sono tutti piuttosto anonimi dal punto di vista estetico e anche quelli più rari non hanno una forte identità come, ad esempio, quelli presenti in un Diablo qualsiasi.

Inutile dire che i fiumi di loot non mancheranno e avrete modo di giocare una quantità sconfinata di missioni generate proceduralmente in cui aumentare la difficoltà per rendere le ricompense più ricche. Per i giocatori più tosti c’è poi un sistema di tarocchi che fungono da modificatori per le missioni e permettono, con un bel po’ di fatica, di accedere ad un bottino più ricercato.

Dalla nostra base operativa, nella quale sono presenti i vari NPC che fungono da mercanti, fabbri (in grado di personalizzare colore e materiali dell’equipaggiamento) e così via, è possibile accedere alle modalità PvP e coop. La prima consiste in scontri 1 contro 1 o 2 contro 2, mentre la seconda ci permette di gironzolare per il Settore Caligari in compagnia di altri 3 giocatori (o amici) all’interno di qualsiasi missione che non faccia parte della campagna. Abbiamo gradito molto la scelta di equilibrare le statistiche dei giocatori in base a quelle dell’host, in modo da non rendere la cooperativa frustrante per chi ha un livello troppo basso rispetto ai compagni. Il gioco permette anche di giocare in coop locale, ma il secondo giocatore non manterrà in alcun modo i progressi fatti.

Purtroppo però, la presenza della coop, di una modalità PvP e di diverse tipologie di missioni non riesce ad evitare una forte ripetitività di fondo. Gli stessi eventi globali, i Clan e le diverse attività endgame non offrono grande varietà all’azione di gioco ed è difficile che Martyr riesca a tenervi incollati per molto tempo allo schermo dopo aver portato a termine la campagna, che risulta essere estremamente godibile.

No Pity! No Remorse! No Fear!

Oltre alla ripetitività di cui parlavamo prima, è il comparto tecnico è il vero tallone d’Achille di Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr. Dopo averlo provato a fondo su PlayStation 4 Pro, non possiamo che ritenerci insoddisfatti sia della qualità grafica che del framerate, a momenti inaccettabile sia nella modalità che predilige la fluidità (1080p) che in quella in cui si sacrificano le performance per migliorare la resa grafica (1440p). Alla scarsa qualità dei modelli di gioco si aggiunge spesso una tonalità dei fondali che in più di un’occasione ci ha confusi e ha reso difficile distinguere coperture e nemici dal resto.

Ad essere problematici sono anche i sottotitoli, in lingua italiana, troppo piccoli per essere letti su un televisore e talvolta illeggibili a causa dello sfondo. Si tratta chiaramente di problemi dovuti ad un’interfaccia studiata per i monitor e il passaggio su console avrebbe richiesto alcuni accorgimenti. Nel menu è anche presente una voce relativa alla grandezza dei caratteri, ma sembra che le modifiche non abbiano alcun impatto sui sottotitoli.

Non possiamo che consigliarvi Warhammer 40,000: Inquisitor – Martyr solo ed esclusivamente se siete fan sfegatati dell’universo di Warhammer 40K e apprezzate il genere. Sebbene possa vantare un solido gameplay e un ottimo comparto narrativo, il titolo di Neocore Games ha troppi problemi tecnici e una struttura ludica che rischia di stancare in fretta.

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