Shenmue HD 1 & 2, l’amore ha una data di scadenza? – recensione

By Luca Forte, lunedì, 20 agosto 2018 16:00 GMT

Due capolavori al prezzo di uno: il tempo sarà stato clemente?

Parlare di Shenmue HD 1 & 2 è un po’ come parlare del primo amore. Forse aveva qualche difetto, ma noi ce lo ricordiamo praticamente perfetto. E rivediamo anche in coloro che sono arrivati dopo qualcosa di loro. E proprio come capita col primo amore, incontrarlo dopo tanti anni potrebbe essere traumatico.

In attesa del terzo capitolo, annunciato e poi scomparso dai radar salvo qualche piccolo update sullo stato dei lavori, SEGA ha voluto ridare lustro ad una delle serie più amate e controverse della storia dei videogiochi. Amate perché i primi due capitoli sono stati per anni i prodotti con la più alta media voti di sempre. Usciti Dreamcast, entrambi i giochi, infatti, erano per i tempi un vero e proprio miracolo tecnico e artistico capace di polverizzare tutto quello che c’era sul mercato. Nonostante questo, non furono in grado di modificare le sorti della sfortunata console di SEGA che, anche per colpa dei faraonici costi di produzione dei giochi, fu costretta ad abbandonare il mercato hardware e affrontare una lunga e sanguinosa ricostruzione.

Shenmue

Fu necessario un clamoroso Kickstarter da parte del creatore Yu Suzuki per riportare Shenmue in auge. Raccogliendo oltre 7 milioni di dollari, infatti, Ys Net ha dimostrato come ci fossero migliaia di persone disposte a utilizzare i propri soldi per vedere finalmente la conclusione dell’epopea di Ryo Hazuki. Le stesse persone che SEGA spera siano interessate a comprare Shenmue HD 1 & 2, così da poter rigiocare i primi due episodi sulle moderne console. Per questo motivo la casa del porcospino blu a creare un’edizione rimasterizzata, disponibile su Xbox One, PC e PlayStation 4 ad un prezzo budget.

Ti ricordavo più giovane

Budget come l’operazione di ammodernamento compiuta dal publisher. SEGA, infatti, non ha fatto molto più che aumentare la risoluzione del motore grafico (da qui l’HD del titolo) e consentire ad una renderizzazione in 16:9, al posto dei 4:3 originali. E basta.

Il risultato è altalenante. Se da una parte la cura con la quale sono stati realizzati i giochi maschera un po’ il passare impietoso del tempo, dall’altra sono stati convertiti tutti i difetti originali. Dalle compenetrazioni poligonali al vistoso pop-up, passando per le animazioni e i volti, tutto è esattamente come ce lo ricordavamo. E se i puristi apprezzeranno, coloro che hanno visto cosa è stato fatto con Halo o Wind Waker avrebbero sperato in qualcosa di più. Anche considerando quanto SEGA sta facendo con Yakuza Kiwami 2.

Se non dal punto di vista tecnico, si poteva cambiare qualcosa nel sistema di controllo, pensato per un’epoca nella quale non c’era il doppio analogico di serie. Quindi telecamera e movimento sono gestite dallo stick sinistro, con in più la possibilità di zoomare in alcuni punti per aprire cassetti o leggere delle scritte. Dopo un po’ si fa il callo, d’altra parte non è che i giocatori Dreamcast erano pazzi, ma alcune sequenze erano forse troppo ambiziose per il tempo. E si vede.

Per assurdo in Shenmue 2 questi difetti si notano maggiormente. I livelli più complessi, ampi e ambiziosi, infatti, mostrano con più chiarezza la povertà poligonale. Oltre al fatto che i volti dei cinesi, inspiegabilmente, sono più raggrinziti di quelli dei giapponesi.

Mi ami ancora?

Nonostante una conversione dal punto di vista tecnico piuttosto pigra, non è tutto da buttare in Shenmue HD 1 & 2. D’altra parte stiamo parlando di due vere e proprie pietre miliari dell’industria. Dietro a qualche ruga di troppo, infatti, si nasconde sempre un’esperienza intrigante, delicata e complessa.

Come dicevo all’inizio, il primo amore non si scorda mai. Tornare quindi a correre sui muletti o a cercare qualche indizio tra le strade della tentacolare Hong Kong è ancora emozionante. Non capisco se lo sia per ricordi riaffiorati o se perché, in effetti, è ancora piacevole nel 2018, ma dopo alcuni istanti di smarrimento mi sono ritrovato risucchiato dalla placida vita di quartiere di Ryo, diviso tra le ricerche degli assassini di suo padre e la sua vita da classico teenager degli anni ‘80 giapponese.

La libertà concessa è inizialmente spiazzante, così come lo è il sistema di progressione del tempo che regola la vita dei negozi e delle persone. Di giorno, infatti, incontrerete bambini e anziani, e potrete fare shopping tra i tanti negozi della città. Di notte la vita si farà più interessante, con bar e locali che attireranno una variegata fauna di persone, anche quelle poco raccomandabili. Con queste Ryo potrà anche venire ai ferri corti, tramutando per qualche istante il gioco in una sorta di Virtua Fighter.

Le radici di Yakuza

E’ in questi frangenti che si nota quanto la serie di Yakuza debba tanto all’opera di Yu Suzuki. Una volta scremati quei dettagli che hanno appesantito di molto lo sviluppo, come la stratificazione a giorni o la maniacale riproduzione di diverse città, le due serie hanno un’anima comune. La parte di storia e di esplorazione, si alterna a fasi di combattimento e altre nelle quali sperimentare i molteplici minigiochi presenti. Le dosi, soprattutto col passare degli anni, sono decisamente differenti, ma gli ingredienti sono i medesimi.

Quindi coloro che amano le gesta del Dragone di Dojima dovrebbero dare una possibilità a questo precursore. Più lento, più pacato, ma anche più elegante e coeso.

Shenmue HD 1&2

Ryo Hazuki non è Kazuma, ma è un personaggio altrettanto memorabile e ben scritto e la trama di Shenmue non ha nulla da invidiare a quello di Yakuza. Nonostante manchi della violenza e della drammaticità tipica della vita a Kamurocho, l’intreccio non è male e mescola momenti più toccanti con altri più adrenalinici. Non dimenticandosi di alcuni momenti mistici e folkloristici.

Amo il ricordo che ho di te

Scendendo a patti con le limitazioni che Shenmue HD 1 & 2 ha e con il modo di produrre i videogiochi nel 2000, questa remaster può dare ancora grandi soddisfazioni. Non bastano dei controlli legnosi e delle texture sgranate a nascondere la cura nel design e la perizia con la quale ogni angolo di Yokosuka (e Hong Kong) è stato creato. Non è un caso, infatti, se a distanza di 15 anni siamo ancora qui a parlare dell’opera di Yu Suzuki.

Shenmue è un’opera avvolgente, emozionante, ricca di segreti, dettagli da scoprire e apprezzare. I due capitoli non sono invecchiati benissimo, ma al loro interno batte ancora un cuore pulsante ricco di fascino. Non avrà il numero di minigiochi o il ritmo di Yakuza, ma quella di Suzuki è ancora oggi un’opera più complessa, coesa e affascinante.

E ho detto tutto.

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