Prey: Mooncrash, per gli amici “il giorno della marmotta lunare” – Recensione

By Giovanni Panzano, venerdì, 22 giugno 2018 12:32 GMT

Dopo aver esplorato più e più volte la base lunare Pytheas di Prey Mooncrash, ecco la nostra recensione.

Sul palco della conferenza Bethesda all’E3 2018 l’attesa era grandissima per il tanto vociferato annuncio della prima espansione di Prey. Quando sotto le note di “You Spin Me Round” è partito il trailer ufficiale di Mooncrash non tutti ne sono rimasti esaltati, visto che ad attenderli vi era qualcosa di molto diverso rispetto a ciò che si aspettavano. Senza particolari pregiudizi, noi ci siamo fiondati in questa nuova avventura dalle meccaniche roguelike per scriverne la recensione. Scopriamo insieme se vale la pena tornare a caccia di Mimic.

Let’s get to work

Come accennato poco sopra, Prey: Mooncrash è un DLC ben diverso da un’espansione tradizionale. Si tratta infatti di un’avventura con elementi procedurali in cui il giocatore dovrà esplorare numerose volte la base lunare Pytheas. Qualcosa lì è andato storto e, senza entrare troppo nel dettaglio, dovremo rivivere gli eventi di 5 personaggi chiave per scoprire cos’è accaduto con esattezza.

Ogni volta che affronteremo l’avventura troveremo qualcosa di diverso, ma non fatevi ingannare: l’elemento procedurale è presente ma non in maniera così incisiva. Le 3 aree di gioco (più una quarta meno importante che le collega tutte) godono tutte di dimensioni generose ma risultano essere comunque più piccole di quelle viste nel gioco principale. In ogni singola partita non ci sarà alcuna modifica alla mappa di gioco e gli stessi contenitori con all’interno il loot saranno nella medesima posizione. Gli elementi randomici consisteranno essenzialmente nella posizione dei nemici, nel contenuto di ogni singolo cassetto, forziere e scaffale e nella possibilità che in un’area siano presenti pericoli elementali.

La componente procedurale quindi esiste ma non stravolge ogni partita al punto da non rendere Mooncrash un titolo “infinito” come The Binding of Isaac. La varietà nel gameplay è principalmente rappresentata dalle caratteristiche dei 5 personaggi giocabili. Ognuno di essi possiede infatti abilità uniche grazie alle quali è possibile adottare stili di gioco differenti. Con l’ingegnere, ad esempio, potremo riparare porte distrutte e difenderci grazie alle torrette, mentre con l’esperto di sicurezza potrà utilizzare efficacemente tutte le armi da fuoco, sollevare gli oggetti più ingombranti per creare piattaforme e così via. Ciascun personaggio ha inoltre un albero delle abilità che è possibile sbloccare grazie alle neuromod, il cui utilizzo è permanente e non viene annullato con la morte.

Il tempo stringe

Lo scopo principale di Prey: Mooncrash è quello di fuggire dalla base con i vari personaggi (inizialmente ne avrete a disposizione solo uno), che fungono da “vite”. Alla morte o alla fuga di uno dei 5 non ci sarà immediatamente il game over o la schermata coi titoli di coda, ma potrete sceglierne un altro con cui esplorare la stessa mappa. Lo scopo ultimo del gioco è infatti quello di fuggire con tutti nella stessa partita, un obiettivo davvero complesso.

A starvi col fiato sul collo ci sarà infatti un timer rappresentato da una barra che, ad ogni completamento, potenzierà tutte le creature in giro per il mondo di gioco. Come se non bastasse, al quinto ed ultimo giro non ci sarà il solito potenziamento dei mostri ma un vero e proprio game over. Per completare l’espansione sarà quindi necessario pianificare ogni spostamento e, possibilmente, lasciare per ultimo il personaggio con cui siete maggiormente a vostro agio.

A proposito di esseri mostruosi, in Mooncrash non troveremo solo vecchie conoscenze dell’avventura principale, ma anche nuovi pericoli che sapranno metterci in seria difficoltà.

Fortunatamente vi verranno in aiuto i Punti Sim, una moneta di gioco da poter spendere ad inizio di ogni partita in armi, potenziamenti per la tuta e consumabili vari. L’offerta del negozio sarà inizialmente ridotta all’osso e i vari oggetti andranno sbloccati grazie ai progetti reperibili in giro. Ogni singola azione compiuta nel corso della partita vi ricompenserà con dei punti, dall’uccisione di un Mimic al ritrovamento di un cadavere dell’equipaggio.

Chi cerca a tutti i costi elementi di trama non resterà comunque deluso. Ogni singolo personaggio porterà infatti con sé degli obiettivi che ne sveleranno dettagli precedentemente nascosti. Solo in questo modo disporrete degli elementi necessari a ricostruire quanto accaduto sulla base della TranStar.

Non voglio mica la Luna

Dal punto di vista tecnico non c’è molto da dire, visto che Mooncrash è perfettamente in linea con quanto già visto in Prey. L’unica nota dolente riguarda i caricamenti che, almeno su PS4 Pro, risultano essere davvero lenti e spezzano l’azione di gioco ad ogni morte.

Vale quindi la pena giocare questa nuova espansione? Se avete apprezzato il titolo Arkane la risposta è semplicemente sì. Tornare nello spazio a combattere i Typhon non potrà che divertirvi e, nonostante la ripetitività di fondo, Mooncrash saprà regalarvi ore ed ore di divertimento.

Va infine detto che a rendere ancora più appetibile l’espansione è la presenza nel pacchetto di Typhon Hunter. Per i meno informati, si tratta della particolare esperienza multiplayer 5 contro 1 in arrivo nel corso dell’estate.

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