Vampyr è un’affascinante viaggio nella Londra vittoriana – recensione

By Luca Forte, martedì, 5 giugno 2018 12:49 GMT

Dontnod Entertainment, dopo Life is Strange, realizza un altro gioco sicuramente non perfetto, ma affascinante e ben scritto. Siete pronti a gettarvi nella Londra vittoriana?

Vampyr è come il suo protagonista. Ha una personalità sfaccettata, affascinante, ma in lui convivono due anime. Che non gli consentono di uscire tranquillamente allo scoperto e osservare il sole dritto negli occhi.

Il Dottor Reid, infatti, è un eminente medico che fa di tutto per arginare una feroce epidemia di influenza che sta flagellando Londra. Ma è anche un vampiro dai poteri illimitati, che combatte ogni secondo contro la sete che lo attanaglia. Anzi, qualcuno potrebbe persino accentuare questa dicotomia e scegliere di renderlo uno spietato killer, che prosciuga i pazienti che tanto faticosamente aveva curato. Solo per gustarsi un sangue più buono e ricco di potere.

Vampyr

Il lato buono

Similmente Vampyr è un gioco dalle atmosfere affascinanti, ben scritto e piuttosto originale. La struttura potrebbe ricordare quella di The Witcher 2. Ovvero quella di un GDR d’azione, con tante aree interconnesse tra di loro e fortemente incentrato sulla narrazione. Ogni personaggio ha qualcosa da raccontare ed è interconnesso con gli altri presenti sulla mappa. Per conoscere ogni dettaglio del mondo di gioco occorrerà ricostruire un puzzle fatto di voci di corridoio, indizi scovati in un angolo e oscure verità carpite con il fascino da vampiro.

Conoscere meglio le persone, però, non ci consentirà solo di conoscere meglio gli abitanti del luogo. Più entreremo nelle loro vite e più il loro sangue sarà prezioso. E più sarà prezioso è più sarà una tentazione. I poteri da vampiro di Reid, infatti, crescono acquisendo esperienza. Un nemico sconfitto o una missione risolta migliorano le sue capacità. Di poco, ma lo fanno. Il sangue di una vittima ignara, in salute e piena di fiducia nel protagonista, invece, gli donerà una scarica di forza tale da migliorare istantaneamente quasi tutte le sue caratteristiche.

La scelta è dunque: faticare contro i nemici per andare avanti o bere tutto il sangue di Londra e diventare praticamente invincibili? La scelta è più complessa del previsto perché la morte di alcuni personaggi non solo precluderà il completamento di alcune missioni, ma getterà la città di Londra nel caos. Le zone più deboli, infatti, cadranno nelle mani degli Skal, una razza di vampiri corrotta. Questo impedirà il loro accesso e ci avvierà verso uno dei finali più oscuri di Vampyr.

Vampyr

Queste scelte morali fanno da contorno ad una storia interessante e piuttosto originale. Il punto di vista di un vampiro dilaniato dai dubbi è cosa rara nel mondo dei videogiochi. Soprattutto se la sua storia non è (quasi mai) banalizzata e dispensa anche qualche discreto colpo di scena. Il tono oscuro e affascinante di Londra fa il resto, garantendo a Vampyr un’ambientazione ispirata.

Il budget

Il rovescio della medaglia è il budget. Sì, il budget.

Il vero problema di Vampyr è che Dontnod e Focus non avevano i soldi per mettere in piedi una produzione altrettanto ambiziosa. O non hanno avuto intenzione di usarli, ma cambia poco. Lo si nota dalle animazioni piuttosto legnose o dai pochi oggetti in movimento. Dagli scenari poco ampi e con poca interazione. O dal fatto che per passare da una mappa all’altra ci sono i caricamenti. Che bloccano musica e la progressione del gioco come non succedeva più da tanti anni a questa parte.

Il sistema di combattimento soffre un po’ di questa cosa. Le animazioni sono piuttosto imprecise, la telecamera tende a perdere l’azione e in generale è tutto meno scenografico di quanto mostrato nei giochi dello strigo, tanto per continuare l’analogia.

Nulla di drammatico, però. Dopo qualche ora di gioco si cominceranno a sbloccare un po’ di abilità e si comincerà a conoscere il pattern di attacco dei nemici consentendo di utilizzare uno stile di gioco più congeniale ai nostri gusti. Anche in questo caso le nostre decisioni modificheranno lo stile di lotta. Potremo prediligere i poteri da vampiro, l’abilità con le armi o la resistenza ai danni.

Voglio un sequel

A conti fatti, quindi, Vampyr è un’esperienza valida, affascinante e originale. Non è perfetta, sia dal punto di vista tecnico che da quello narrativo, ma funziona. E bene. In questo genere di giochi, se si va a guardare con la lente di ingrandimento, si troveranno difetti a profusione (chi ha detto Kingdom Come?), ma scendendo a patti con i suoi limiti si scoprirà un gioco oscuro e piuttosto adulto. Gli incastri tra i personaggi sono piuttosto meccanici, i combattimenti un po’ legnosi, ma Vampyr ha carisma da vendere.

Dontnod ha mostrato ancora una volta di essere capace di creare mondi e personaggi di spessore. Ma allo stesso tempo, dopo Remember Me, Life is Strange e Vampyr di meritare più soldi e fiducia, così da realizzare pienamente la loro visione. Perché voglio un Vampyr 2.

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