La dura vita dei sopravvissuti in State of Decay 2 – Recensione

By Giovanni Panzano, giovedì, 17 maggio 2018 09:01 GMT

Ci siamo gettati nell’apocalisse zombi fondando una nuova comunità ed eliminando centinaia di non morti. Ecco la nostra recensione di State of Decay 2.

Chiunque abbia avuto una Xbox 360 ha in un modo o nell’altro sentito nominare State of Decay. Si tratta infatti di un indie sorprendente nonostante il basso budget e che proponeva all’epoca qualcosa di nuovo rispetto ai soliti giochi a base di zombi. A quasi 5 anni dall’uscita del primo capitolo, Undead Labs torna con un budget più consistente e l’appoggio di Microsoft. Sarà riuscito questo secondo episodio a mantenere la sua forte identità o si sarà adattato alle mode del mercato? Scopriamolo insieme.

Un’avventura procedurale

State of Decay 2 ci catapulta nel bel mezzo di un’epidemia zombi senza il supporto di una vera e propria trama principale. Dopo aver scelto una delle coppie di sopravvissuti iniziali e completato il breve tutorial, vi renderete subito conto di come la maggior parte delle missioni del gioco siano procedurali. La trama principale consiste infatti in una serie di obietti generici affiancati da missioni secondarie che delineeranno il vostro percorso. Mentre la mappa è uguale per tutti, ciò che accade al suo interno è procedurale. Se nella nostra partita il centro commerciale è occupato da un gruppo di sopravvissuti con cui poter interagire, per voi potrebbe trattarsi solo di un luogo da saccheggiare o da liberare.

Tale meccanismo dà vita ad una serie di situazioni sempre diverse e in continua evoluzione, visto che le missioni che vengono proposte al giocatore non sono solo casuali, ma anche a tempo limitato. Ci ritroveremo quindi a dover gestire sia i non morti che le altre comunità, le enclavi, le quali possono esserci ostili per la prima volta nella serie. È quindi fondamentale decidere chi aiutare e quando, in modo da mantenere solidi i rapporti con le comunità più forti ed evitare pericolosi scontri.

Morto un sopravvissuto, se ne fa un altro

Ma come funzionano esattamente le dinamiche di gioco? Nel caso non abbiate mai messo mano al primo capitolo, siamo di fronte ad un action in terza persona in cui è possibile controllare uno dei tanti sopravvissuti della nostra comunità. L’identità del personaggio controllato dal giocatore non ha particolare importanza, visto che anche in State of Decay 2 la morte è permanente e sempre dietro l’angolo. Cercate quindi di non affezionarvi a nessuno dei membri della vostra base, poiché anche la più tranquilla delle scampagnate potrebbe essere l’ultima. Va specificato che non c’è alcuna possibilità di personalizzazione degli avatar, nemmeno dal punto di vista dell’abbigliamento. Dovrete quindi accontentarvi dei superstiti che vi capitano a tiro.

Fortunatamente è possibile non solo cambiare l’avatar utilizzato in qualsiasi momento, ma anche reclutare nuovi membri nel proprio gruppo, ognuno con le proprie abilità e conoscenze. Man mano che andremo utilizzando quel determinato superstite, le sue caratteristiche andranno migliorando, permettendo lo sblocco di abilità particolari e conoscenze che potrebbero essere fondamentali per lo sviluppo della base.

A differenza del primo capitolo, la gestione della base è ora molto più profonda e permette di costruire e migliorare diversi tipi di strutture. L’infermeria dà modo di curare gli alleati colpiti dall’epidemia, la forgia di costruire armi corpo a corpo e l’orto di produrre del cibo. Ovviamente le strutture più avanzate richiedono membri con delle conoscenze specifiche e materiali in quantità per poter essere costruite. Tornano infatti le risorse quali cibo, munizioni e carburante, che serviranno non solo alla sopravvienza della comunità, ma anche per il crafting e la costruzione di strutture più particolari. Una delle principali componenti del gioco risiede proprio nel saccheggio di tutte le strutture presenti nella mappa, ricche di contenitori con all’interno consumabili, armi e gli immancabili sacchi di risorse.

A caccia di infetti

Inutile dire che non faremo un solo passo in una delle 3 grandi mappe di gioco senza incontrare almeno uno zombi. Questi potranno essere eliminati a suon di mazzate, con l’utilizzo delle rare armi da fuoco o, ancora meglio, silenziosamente. Nel nostro caso abbiamo ad esempio specializzato una superstite nelle azioni furtive, il che le ha reso possibile correre da accovacciata e fare meno rumore durante l’apertura delle porte. Se poi amate l’azione potete sempre salire a bordo di uno dei pochi veicoli che si trovano in giro e mettere sotto i vostri amici mangiacervelli. Questa volta, infatti, le auto non saranno “monouso”, ma potranno essere aggiustate, potenziate e rifornite di carburante.

I mezzi di trasporto saranno inoltre fondamentali per la raccolta dei sacchi di risorse, visto che potremo lasciarne diversi nel retro della nostra auto per poi consegnare tutto al deposito. A proposito del deposito, ci sentiamo di segnalarne un’interfaccia non proprio semplice da gestire, complice anche la mancata possibilità di ordinare gli oggetti per categoria. Vi ritroverete quindi a dover cercare l’oggetto che vi interessa senza, ad esempio, poter distinguere gli oggetti curativi dai manuali per apprendere abilità.

Divide et impera

Eliminare la minaccia dai vari edifici non sarà un’attività inutile. Oltre a permettervi di saccheggiare con maggiore libertà, alcune aree possono essere trasformate in avamposti. Scegliere con attenzione i luoghi in questione è di fondamentale importanza, poiché oltre a fornire accesso all’inventario, garantiscono dei bonus quali posti letto aggiuntivi e risorse a cadenza fissa.

Proprio come avveniva nel primo capitolo, anche qui potrete cambiare a piacimento il luogo in cui stabilire la vostra base. Ognuna delle mappe di gioco vi metterà a disposizione diversi luoghi adatti a tale scopo, alcuni più piccoli ed altri più grandi, ciascuno con i propri pro e contro. Noi ad esempio ci siamo stabiliti in un cinema all’aperto dotato di mura che ne delimitano il perimetro. La particolare struttura ci ha permesso inoltre di poter sfruttare lo schermo per migliorare il morale dei nostri uomini. Il morale alto non evita solo risse e perdite di risorse altrimenti evitabili, ma rende i superstiti più efficienti sul campo.

Spostare la base, così come mettere in funzione alcuni oggetti quali la radio per trovare nuovi superstiti, richiede influenza. Si tratta di una vera e propria moneta di gioco che potrete ottenere scambiando con altri gruppi, completando missioni ed eliminando orde di zombi e creature speciali, tra cui i colossi e gli urlatori.

Zombieland

Tutto questo ben di Dio può essere giocato anche online in compagnia di 3 amici (o sconosciuti tramite matchmaking). Purtroppo, però, la modalità cooperativa soffre di alcune importanti limitazioni. Il gioco non è infatti stato pensato per essere giocato in questo modo nella sua totalità, ma solo in particolari occasioni. A beneficiare dell’aiuto è infatti solo l’host, che sarà l’unico a fare dei progressi nella propria partita.

Tutti gli altri giocatori otterranno solo influenza e gli oggetti saccheggiati, ad esclusione dei sacchi contenenti risorse. In aggiunta a questi oggetti i vostri alleati riceveranno al ritorno alla base una cassa con del loot proporzionale alla quantità di influenza ottenuta nella sessione online. Parlando di loot, gli sviluppatori hanno fatto in modo che i giocatori non si litighino i contenitori da saccheggiare assegnandone ad ognuno dei partecipanti. Ciascuno dei partecipanti potrà quindi interagire solo ed esclusivamente con gli oggetti che presentano l’icona con il proprio colore.

Insomma, si tratta di un’esperienza online limitata e avremmo sicuramente gradito la possibilità di creare una partita insieme ai nostri amici con tanto di base e progressi condivisi.

Per un pugno di glitch

Dal punto di vista grafico, State of Decay 2 è un titolo nella media. L’Unreal Engine 4 fa al solito il proprio dovere e offre modelli dei personaggi e dei non morti solo buoni, un sistema di illuminazione con alti e bassi e texture dei fondali, almeno su PC, in alta risoluzione. Il problema legato all’illuminazione riguarda principalmente la torcia in dotazione, la cui luce si comporta spesso in modo anomalo. Questo problema ci ha reso più volte difficile giocare in situazioni con scarsa visibilità. Peccato poi per i numerosi cali di framerate che affliggono sia la versione Xbox One S che quella PC, provate entrambe grazie al Play Anywhere. È sempre piacevole poter interrompere il gioco sul monitor del PC per poi riprendere esattamente da dove eravamo rimasti sul televisore collegato alla Xbox One.

Le criticità del gioco riguardano tutte il suo aspetto tecnico, afflitto da numerosi problemi quali bug, glitch grafici e lag nella modalità online. Capiterà spessissimo di incastrarsi con il proprio personaggio o mezzo (in questi casi c’è un’opzione per divincolarsi) o vedere non morti volanti. Tali problematiche vengono esasperate durante le sessioni online, durante le quali siamo stati più volte costretti ad uscire dalla partita. Spesso e volentieri, ad esempio, le strutture della base svanivano nel nulla, rendendo impossibile depositare gli oggetti raccolti. Proprio per questo, infatti, non siamo mai riusciti a superare il terzo livello di ricompense in una sessione coop.

Fortunatamente si tratta di problematiche che potrebbero essere risolte in futuro con qualche aggiornamento. Inoltre le eventuali missioni interrotte per via di un bug avranno un impatto nullo sulla vostra partita.  Basterà infatti riavviare il tutto perché appaiano delle nuove quest generate proceduralmente.

Un gioco unico

In conclusione, State of Decay 2 non è altro che una versione “potenziata” del primo capitolo. Non si tratta di un’affermazione da leggere con accezione negativa, tutt’altro. Chiunque abbia apprezzato il primo capitolo amerà senza ombra di dubbio l’ultima fatica di Undead Labs. Questa rappresenta infatti il sequel ideale e un ottimo mix tra azione ed elementi da gestionale. Le 3 grosse aree a disposizione e il fattore procedurale vi garantiranno tantissime ore di divertimento in un titolo unico nel suo genere. Certo, dovrete chiudere un occhio sui numerosi problemi tecnici e abituarvi a meccaniche piuttosto complesse da gestire, soprattutto nelle fasi iniziali. Consigliamo quindi il titolo non solo agli appassionati di State of Decay, ma anche a chi ha voglia di vivere quella che è con tutta probabilità l’esperienza videoludica più vicina a serie come The Walking Dead. Vi ricordiamo infine che il gioco è venduto al prezzo budget di 29,99€ ed è incluso nell’abbonamento al servizio Xbox Game Pass.

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