Indygo: affrontare la depressione non è semplice, ma è una lotta possibile – recensione

By Antonio Izzo, mercoledì, 16 maggio 2018 19:12 GMT

Indygo è un gioco narrativo con elementi punta e clicca che racconta la storia di un pittore affetto da depressione

Il medium videoludico, sebbene sia ancora visto con diffidenza dal pubblico generalista, è maturato incredibilmente negli ultimi anni. Non solo sparatutto violenti e titoli sportivi, ma anche progetti sfaccettati che toccano tematiche ben più complesse. Le malattie mentali, ad esempio, sono diventate oggetto di grande attenzione da parte degli sviluppatori.

Di personaggi psicopatici ed ossessivo-compulsivi, a pensarci bene, ce ne sono una marea. Quanti cattivi di questo tipo abbiamo sconfitto nei nostri videogiochi preferiti? Qualcuno, però, sta cercando di fare qualcosa di diverso, ben più efficace: smettere di utilizzare la malattia mentale come un mero pretesto per caratterizzare un villain e raccontarla piuttosto dall’interno. L’intento è quello di spiegare ai giocatori cosa significa convivere con un disturbo del genere, con tutte le difficoltà che ne derivano. Si tratta di una tematica tanto complessa quanto delicata, ma già affrontata con incredibile eleganza da alcuni sviluppatori.

I ragazzi di Ninja Theory, ad esempio, con lo stupendo Hellblade: Senua’s Sacrifice hanno calato i giocatori nei panni di una donna affetta da una psicosi derivante da un fortissimo trauma pregresso. La risposta della critica, e sopratutto del pubblico, è stata incredibilmente positiva. Indygo, dai livelli produttivi decisamente più contenuti ma non meno ambizioso nelle tematiche, racconta invece della depressione.

Cos’è la depressione?

Se ne sente parlare in continuazione, ma la depressione non è per nulla facile da inquadrare. Spesso viene utilizzata come sinonimo di tristezza, ma non è così semplice. Una persona depressa è incapace di godersi le attività che un tempo erano piacevoli. Può anche sentirsi affaticata, provare dolore senza motivo apparente e dormire male. Può sentirsi arrabbiata oppure inutile. Tende a isolarsi in luoghi a lei ben conosciuti, come la propria casa o la propria stanza, riducendo al minimo il contatto con le altre persone. Nella peggiore delle ipotesi, potrebbe anche pensare al suicidio.

Il quadro clinico varia enormemente da caso a caso, e può non essere semplice come descritto. In contesti del genere diviene fondamentale il supporto delle persone più care, sebbene anche la loro vita ne risulta influenzata, e del medico, il cui aiuto viene spesso rifiutato.

Tutto ciò, Indygo, riesce a tradurlo in maniera più che efficace in linguaggio digitale. Si presenta come un semplice punta e clicca con schermate statiche, arricchito da puzzle basilari basati perlopiù sull’osservazione. Nulla di troppo difficile e, a ben vedere, neppure molto originale. Indygo preferisce utilizzare il medium videoludico per veicolare un messaggio e coinvolgere il giocatore, cosa che gli riesce egregiamente.

Chiuso in una stanza

Tutta la vicenda si svolge all’interno di una stanza, dalla quale il protagonista non vuole saperne di uscire. Un espediente utile a tenere i costi di produzione al minimo, ma perfettamente contestualizzato nel racconto. Anche lo stile adottato per i disegni, caratterizzato da tratti decisi e malinconici, è perfettamente in linea con la tematica.

In questa stanza Tom riflette sulla propria condizione, si lascia andare ai ricordi, intrattiene una corrispondenza con la propria ragazza e, successivamente, con il proprio medico. In questi frangenti il giocatore può compiere delle scelte: dopo aver ascoltato i pensieri del protagonista e letto le sue lettere (arricchite, tra l’altro, da un doppiaggio in lingua inglese ben recitato) è libero di decidere in che modo porsi con gli altri personaggi. Le risposte tra le quali è possibile scegliere sono profonde e articolate, non sono mai completamente bianche o nere. Sceglierne una richiede un certo grado di empatia e anche un’attenta riflessione, poiché le decisioni influenzano il corso della storia e, soprattutto, il finale.

La componente ludica di Indygo, a conti fatti, è tutta qui. Arrivare ai titoli di coda non vi porterà via più di un paio d’ore, e i pochi puzzle non vi creeranno particolari difficoltà. Giunti all’epilogo, tuttavia, sarete invogliati a ricominciare dall’inizio, tentare un altro approccio e optare per altre risposte.

L’obiettivo della piccola produzione di Fat Dog Games, venduta a pochi euro su Steam, è quello di rendervi partecipi del dolore di Tom, farvi capire come ci si sente ad essere depressi e quanto è difficile uscirne. Insegna che certe condizioni non possono essere prese alla leggera, poiché rischiano di auto-alimentarsi e divenire delle trappole. Dimostra che, sebbene sia incredibilmente facile cadere nel baratro, è possibile anche accettare l’aiuto delle persone care, lavorare su se stessi ed uscire da quella maledetta stanza.

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