Nintendo Labo, tra gioco e ingegneria – recensione

By Luca Forte, lunedì, 7 maggio 2018 13:18 GMT

Un prodotto pensato per i più piccoli può essere estremamente complesso da progettare?

Inutile stia qui a ripeterlo. Sin dal primo momento in cui l’ho visto mi sono innamorato di Nintendo Labo. E assieme a me si è innamorata mia figlia. In modo diverso, infatti, siamo entrambi rimasti a bocca aperta di fronte alla magia che ha trasformato dei fogli di cartone in un pianoforte o in una canna da pesca. E poi questi oggetti in videogiochi.

Meraviglioso.

Nintendo Labo

Partendo dalle proprie origini di produttrice di carte da gioco, la grande N ha tirato fuori dal cilindro un’idea semplice, quanto accattivante. Unire il gioco tradizionale a quello video, riprendendo i concetti dei toy-to-life in stile Amiibo e LEGO Dimensions. Tramutandolo in cartone da costruire.

Al posto di darvi l’ennesimo accrocchio di plastica, da usare cinque minuti e poi riporre nel “cassetto delle schifezze”, Nintendo ha deciso di usare il più economico ed ecologico cartone per ottenere lo stesso effetto. Anzi, per moltiplicare per 5 la magia. Perchè nella stessa confezione non si avranno solo un gioco e un accessorio, ma cinque oggetti da montare e decine di idee diverse da sfruttare.

E il bello è che ci si comincia a divertire prima ancora di giocare.

Cardboard to life

Parte del divertimento, se non gran parte del divertimento, infatti, deriva dal costruire gli accessori in cartone. Si andrà dalla macchina radiocomandata, completabile in pochi minuti, al pianoforte, un’opera di ingegneria di circa due ore. Tempo che si passerà a seguire le semplici istruzioni a schermo (chi recentemente ha montato del LEGO utilizzando internet riconoscerà lo stile) e che non sarà speso invano. Nintendo Labo, infatti, è un’idea deliziosamente realizzata da Nintendo, che con una manciata di pezzi di cartone è riuscita a creare pezzi complessi e bellissimi. Con la dovuta perizia, infatti, ogni piegatura e ogni angolo combacerà alla perfezione con il pezzo successivo. E se non sarete soddisfatti con il risultato finale, basterà utilizzare pennarelli e nastri colorati per personalizzare i vari oggetti.

Non date retta a chi fa ironia sui processi costruttivi o sulla resa finale degli oggetti. Se persino una bambina di 5 anni c’è riuscita a montare la casa di Nintendo Labo, sicuramente ce la potrete fare anche voi che sapete leggere. A differenza di lei.

E non si dovrà utilizzare nastro adesivo o colla per tenere tutto assieme e avere anche una discreta robustezza. Gli unici adesivi, infatti, sono dei catarifrangenti che servono ai Joy-Con per leggere con maggior precisione il movimento di pulsanti e leve e non per unire i vari elementi. Per quello bastano gli incastri pensati da Nintendo. E mentre si monta il terzo pulsante diverso da inserire all’interno di una casetta di carta si comincia ad apprezzare la cura certosina con la quale ogni pezzo di Nintendo Labo è stato pensato e realizzato. Pura ingegneria che farebbe invidia anche ad Ikea.

Due facce della stessa medaglia

Una volta montato tutto cosa succede? Dal punto di vista del critico di videogiochi inacidito, dico che non succede molto. I programmi che accompagnano le cinque esperienze, infatti, sono tutto fuorché memorabili. Funzionano bene, sfruttano in maniera intelligente la console e i Joy-con ma dopo pochi minuti hanno detto tutto quello che dovevano dire. Certo, sono 5, e qualcuno è fatto meglio degli altri, ma non mi ci vedo da qui a due mesi a giocare ancora con Labo. Tranne forse che il piano, che si merita una strimpellata ogni tanto. Quello che rimane sono comunque diverse ore di divertimento nel montare il tutto e nello sperimentare le varie configurazioni.

E io sono in quella fascia di mezzo per la quale Nintendo Labo non è pensato.

Da una parte abbiamo i più piccoli che possono passare letteralmente ore a scoprire tutti i segreti della casa, a pescare e persino a fare qualche corsetta con la macchina radiocomandata. Senza considerare che c’è talmente tanto cartone da colorare da tenerli impegnati a lungo.

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L’altra categoria è quella della smanettoni. All’interno di Labo, infatti, c’è tutta una parte dedicata alla programmazione. Grazie ad un’interfaccia semplice e intuitiva si possono creare nuove esperienze, sfruttando le vibrazioni, la videocamera e tutte le meraviglie contenute all’interno di Switch. Si possono sia utilizzare le cose già costruite, sia crearne di nuove. Basta, infatti, un po’ di cartone.

Nintendo difference

Fino a qualche anno fa i fan di Nintendo si riempivano la bocca con queste due parole. Nintendo Labo, però, è il perfetto esempio. E’ un gioco tradizionale, è un videogioco, è un software per la programmazione. Si tratta di un’idea che nessun’altro avrebbe avuto, confezionata con la cura classica di Nintendo. Un’idea possibile solo su Switch, una console sorprendente, non solo nella sua natura ibrida.

Sicuramente la grande N non vi regalerà il contenuto della confezione (siamo intorno ai 70 euro), ma le idee e la meraviglia provata durante la recensione non hanno prezzo. Soprattutto quelle viste negli occhi di una bambina.

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