Donkey Kong Country: Tropical Freeze, per molti, ma non per tutti – recensione

By Luca Forte, martedì, 1 maggio 2018 15:00 GMT

Lo scimmione di Nintendo torna tra imprecazioni e meraviglia.

Il successo dei giochi Wii U su Switch dovrebbe far riflettere Nintendo. Da una parte, infatti, la grande N dovrebbe gongolare per l’aver vinto la scommessa della console ibrida. Dall’altra però dovrebbe comprendere quanto di strutturalmente sbagliato c’era in Wii U e fare in modo che tali errori non si ripetano. Perché giochi come Bayonetta 2, Pokkén o Mario Kart 8 sono lì a dimostrare che non era il software il problema.

Donkey Kong Country: Tropical Freeze

Tra i giochi non nominati c’è sicuramente anche Donkey Kong Country: Tropical Freeze, croce e delizia di tutti gli amanti dei platform in 2D. Delizia perché è il degno erede del classico nato su Super Nintendo. Croce perché è uno dei giochi più difficili degli ultimi anni.

Ammetto le mie colpe: spesso mi sono trovato a biasimare gli sviluppatori per questa ricerca ossessiva del salto millimetrico e della poca flessibilità dello scimmione. Sbagliate di una frazione di secondo la presa e Donkey Kong mancherà la liana, nonostante ce l’abbia proprio sotto il naso. Allo stesso modo, però, non si può non amare la sadica perizia con la quale quei geni dei Retro Studios hanno piazzato ogni maledetta trappola. O mescolano le carte in tavola. O cambiano la prospettiva.

Insomma, Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un gioco che da un parte ami alla follia per il design, dall’altro odi alla morte per gli spigoli. Contro cui, solitamente, ci picchiamo il mignolo del piede.

Le novità

Per fortuna la versione per Nintendo Switch ci viene incontro. Se da una parte è possibile semplicemente giocare il gioco originale in FullHD, con tempi di caricamento accorciati e altri piccoli dettagli, la vera novità è la possibilità di giocare il tutto il modalità Funky.

Donkey Kong Country: Tropical Freeze

Funky Kong è quella scimmia fricchettona che gestisce il negozio nel quale Donkey Kong si rifornisce. Adesso sappiamo perché fa tutto il figaccione. Il buon Funky, infatti, può contare sul doppio dei cuori degli altri primati e grazie al suo surf può eseguire praticamente tutte le mosse degli altri. Può atterrare sui rovi, avere una spinta più lontana col salto, rotolare all’infinito e tutto il resto. Il bello è che può farlo da solo e non ha bisogno degli altri per eseguire particolari evoluzioni. In questo modo Donkey Kong Country: Tropical Freeze diventa un gioco più semplice, nonostante non sia ancora una passeggiata di salute.

Questo perché, oltre ai salti, il gioco è ricco di segreti da scoprire, oggetti da raccogliere, bidoni da far esplodere. Arrivare, quindi, alla fine di tutti e 63 i livelli disponibili e sbloccare quelli bonus, quindi, richiederà ancora del tempo e dedizione, anche giocandolo in cooperativa.

E se siete nella ristrettissima cerchia di eletti per i quali Donkey Kong Country: Tropical Freeze non rappresenta un ostacolo, allora sappiate che c’è una modalità nella quale si avrà un solo cuore e non si potrà sfruttare il secondo personaggio. Ci sarà poi modo di condividere i propri tempi online, su di una leaderboard mondiale.

Prepare to die

Le ragioni per tornare nella fredda isola di Donkey Kong sono diverse, ma forse non tali da giustificare il prezzo pieno del biglietto. Innanzitutto c’è la possibilità di giocare ad un solidissimo platform su di un hardware più performante rispetto a Wii U. Basterebbe solo al pensare agli improbabili tasti del paddone, per non sentir più la mancanza di quella periferica. Oppure di sono coloro che non l’hanno mai giocato. O quelli che per la difficoltà non lo hanno mai finito.

Insomma, Donkey Kong Country: Tropical Freeze è un platform di eccellente fattura, fatto da maestri del genere. Se il prezzo di copertina non è eccessivo, fatelo vostro.

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