God of War, un nuovo inizio – recensione

By Luca Forte, giovedì, 12 aprile 2018 09:01 GMT

La serie di Sony Santa Monica torna cambiata in tutto, ma per una volta non è un male.

Il re è morto. Viva il re! Con queste parole si potrebbe sintetizzare il nuovo God of War. La serie di Sony Santa Monica, infatti, non esiste più, ma dalle sue ceneri è nato un qualcosa di nuovo. È vero, porta lo stesso nome e ha il medesimo protagonista, ma il nuovo God of War è anche qualcosa di completamente diverso da quello che conoscevamo. Pur mantenendo ben riconoscibile il proprio DNA.

God of War

È un qualcosa molto difficile da spiegare a parole, ma l’ultima fatica di Cory Balrog è riuscita a rivitalizzare un personaggio che sembrava non aver più nulla da dire. E lo ha fatto stravolgendo molti degli elementi più caratteristici dell’epopea di Kratos. Niente più Grecia Antica, niente più Lame del Caos, ma soprattutto niente combattimenti ignoranti infarciti di quick time events.

Quello che più mi ha stupito di God of War, una volta che sono riuscito ad abituarmi alla telecamera dietro le spalle del protagonista, è stata proprio la mancanza di QTE. Adesso molte delle scene più spettacolari, dalla decapitazione di un mostruoso colosso alla lotta contro un abominio spuntato da un muro, avverranno automaticamente, senza bisogno di un nostro intervento. Al massimo il gioco ci chiederà di avviare l’animazione finale, poi il resto lo guarderemo da semplici spettatori. E per chi era abituato a strappare ogni singolo corno di Minotauro, questa potrebbe essere una differenza notevole.

Strappo col passato

Una scelta spiazzante, ma che ha il merito di rendere l’esperienza estremamente continua e cinematografica. I QTE rendevano i filmati più tesi e interattivi, ma allo stesso tempo diventavano noiosi nel caso in cui si dovevano ripetere le stesse azioni. Adesso, invece, tra i titoli di testa e quelli di coda di God of War non ci sarà un singolo attimo di pausa. Gli sviluppatori hanno mascherato ogni caricamento dietro un’animazione o un dialogo. L’impressione che si ha è quindi quella di spostarsi tra le affascinanti ambientazioni nordiche senza soluzione di continuità. Con la sola voce di Atreus a fare da inconsapevole Cicerone, leggendo le rune sparse per i livelli o commentando le nostre azioni. Un espediente narrativo preso in prestito dagli Uncharted, ma che anche in questo caso funziona a meraviglia.

Non spezzando mai l’azione Sony Santa Monica si è ritagliata anche gli spazi per raccontare la storia di Kratos e Atreus. Perché, va sottolineato, il nuovo God of War è, innanzitutto, una storia. La storia di un padre e di un figlio. Di un uomo braccato. Di un ragazzino che ha perso un affetto ed è in cerca di altro. E di un mondo che è diviso tra chi vede in Kratos un salvatore e chi un pericoloso invasore.

Come siamo invecchiati noi da quel lontano 8 luglio del 2005, lo ha fatto anche Kratos. E non sto parlando solo della barba leggermente ingrigita. Il Fantasma di Sparta, infatti, sembra più fragile che in passato. Per quanto possa essere fragile una persona capace di prendere a pugni un troll gigantesco. Ma il protagonista che conoscevamo non esiste più. È sempre burbero e individualista, ma non ha più le sue armi e i suoi poteri. Vive braccato dal suo passato, soprattutto ora che è costretto a fare i conti col presente. Tutto quello che gli rimane è la sua rabbia e Atreus, suo figlio. Che da una parte è la sua più maggiore debolezza e preoccupazione e dall’altra è la sua più grande forza.

Father and son

Il giovane, infatti, inizialmente sarà solo un peso. Coraggioso, sì, ma buono semplicemente a distrarre i nemici per qualche secondo. Lungo il periglioso cammino che padre e figlio condivideranno, però, i ruoli lentamente si invertiranno. Il giovane Atreus comincerà a conoscere il padre, ma soprattutto a conoscere sé stesso e l’enorme potere che racchiude.

God of War

Assieme alle nuove abilità del ragazzino, i Santa Monica inventano nuovi modi per inframmezzare i combattimenti. E ancora più sorprendentemente per introdurre uno strato da metroidvania all’interno della serie. In altre parole i livelli sono più complessi di quello che sembrano inizialmente. Sono ampi, hanno tante scorciatoie e attraversandoli dopo aver acquisito una nuova abilità si potranno scovare nuovi percorsi o tesori. Questo perché in God of War c’è anche una spolverata di gioco di ruolo. C’è una mappa, ci sono aree da esplorare e ci sono persino le missioni secondarie. Come se questo non bastasse si potranno cambiare e migliorare le armi e le armature di Kratos e Atreus, così da modellare il nostro stile di gioco.

In base alle abilità equipaggiate potremo prediligere un approccio più aggressivo o un assetto più resistente. Allo stesso modo potremo indirizzare il modo con cui Atreus ci supporterà. Potremo decidere di migliorare la forza delle sue frecce o dei suoi attacchi ravvicinati, ma anche spingerlo a raccogliere le cure dal campo di battaglia.

Modernità

God of War mostra in questo modo una flessibilità piuttosto inedita per la serie, in grado di aprirla ad un pubblico più ampio di quello classico. Questo non vuol dire che il gioco sia più semplice, ma che è possibile affrontarlo in maniera piuttosto diversa a seconda delle proprie inclinazioni. Sia chiaro, non è che potremo saltare i combattimenti utilizzando lo stealth. Quello che cambia è il modo in cui approcceremo ad una battaglia e il tipo di aiuto che ci faremo dare da Atreus. Imparare ad utilizzare nella maniera migliore in giovane, infatti, presto diventa il metodo più efficace di combattere. Coi nemici volanti o quelli più sfuggenti, infatti, il figlio di Kratos sarà fondamentale per superare anche i limiti di design di God of War.

La nuova telecamera, posta dietro le spalle del protagonista in stile Resident Evil 4, è sensazionale per avvicinare l’azione e per aiutare gli sviluppatori a imprimere una regia all’azione mostrata costantemente come un piano sequenza. Funziona, però, un po’ meno bene quando c’è da combattere con nemici volanti. O con quelli che hanno il vizio di posizionarsi alle nostre spalle. In questi casi abbiamo fatto fatica a seguire l’azione, nonostante si possa girare velocemente la telecamera di 180°.

God of War

Senza le Lame del Caos non saremo più in grado di colpire indiscriminatamente tutti. L’ascia del Leviatano è un arma sensazionale, ma ha una portata molto più limitata. Sempre che non la si voglia lanciare. Il gameplay, in questo modo, diventa da una parte più preciso e tecnico. Non basterà semplicemente premere gli attacchi a caso per vedere i titoli di coda, ma dovremo pensare a quale combinazione usare, o quando sfruttare Atreus. Contemporaneamente, però, l’azione sarà più sporca, per via della difficoltà a tenere sotto controllo tutto, nonostante gli indicatori che segnalano cosa avviene al di fuori della nostra visuale. Questo porterà a qualche momento di frustrazione, ma si tratta di solo qualche piccolo inciampo.

Nel complesso God of War è divertente, ben ritmato, impegnativo e piuttosto vario. Sony Santa Monica ha mantenuto immutato l’alternarsi di scene d’azione, con quelle platform e coi puzzle, basati prevalentemente sulla capacità di Kratos di congelare le cose e richiamare la sua ascia in qualunque momento. In stile Thor.

God of War

Così vicino, così lontano

È proprio questo ritmo, questo perfetto amalgamarsi di elementi così diversi che ha mantenuto immutata la sensazione di avere di fronte un vero God of War. Spesso rivoluzionario, sotto certi aspetti irriconoscibile, ma sotto altri estremamente fedele alle sue origini. Come il suo protagonista, anche God of War è invecchiato. O per meglio dire maturato. Il team di Cory Balrog è riuscito a rifondare una serie che aveva ormai ben poco da dire. E che adesso, con questo nuovo inizio, può guardare al futuro più serenamente. Sony Santa Monica ha preso il meglio da Uncharted, The Last of Us, Tomb Raider e altri capolavori di questo calibro per creare un’esperienza avvolgente, magnetica, persino toccante in alcuni frangenti. Un gioco maturo, moderno e sfaccettato, che, per assurdo, potrebbe piacere meno ai fan originali di GoW. Quelli che amavano i capitoli originali principalmente per i combattimenti furiosi e i tanti QTE.

Questo God of War ha più storia, esplorazione, profondità e longevità dei giochi precedenti, oltre che un comparto grafico ed una direzione artistica davvero di prim’ordine. Anche se fosse confermato il downgrade, il lavoro dei tecnici di Sony Santa Monica è encomiabile. Una volta avviato, potremo goderci GoW senza soluzione di continuità, senza pause o interruzioni. Il tutto alternando paesaggi mozzafiato a combattimenti adrenalinici. Senza dimenticarci di un paio di coprotagonisti davvero carismatici, che è un peccato non incrociare più spesso.

Quindi siate coscienti che questo God of War non è più il gioco che conoscevate e, una volta venuti a patti con questo, godetevi quello che la serie è diventata. Kratos e Atreus sono una coppia eccezionale, che è destinata a far parlare di sé ancora a lungo. Quindi, come dicevamo, il vecchio God of War è morto. Viva God of War.

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