L’oceano di aspettative non realizzate di Sea of Thieves – Recensione

By Giovanni Panzano, giovedì, 29 marzo 2018 13:00 GMT

Dopo aver eliminato un’infinità di scheletri, affrontato il Kraken e dissotterrato decine di forzieri sepolti, vi proponiamo la nostra recensione di Sea of Thieves.

Raramente ci si ritrova nella condizione di poter provare numerose volte un titolo prima del suo debutto ufficiale e Sea of Thieves è proprio uno di questi. Sin dall’alpha abbiamo avuto modo di toccare con mano svariate versioni di gioco notandone così, passo dopo passo, l’evoluzione nel corso dello sviluppo. Nell’ultima prova del titolo a base di pirati ci eravamo lasciati con un grosso interrogativo sulla varietà e sulla quantità di contenuti. Come sarà andata nella versione finale? Scopriamolo insieme.

Chi trova un nemico trova un tesoro

Pur non appartenendo ad un genere ben preciso, Sea of Thieves può essere definito un simulatore di vita piratesca che non si prende troppo sul serio. Dopo aver selezionato uno dei pirati generati proceduralmente (dimenticatevi dell’editor del personaggio), ci ritroveremo su uno dei numerosi avamposti sparsi per la mappa di gioco e in un gruppo da 2 a 4 giocatori, sempre che non vogliate starvene da soli.

Non si può certo affermare che Sea of Thieves sia un titolo generoso nei confronti del giocatore in termini di tutorial e informazioni. Infatti il gioco si limiterà a darvi gli strumenti necessari alla sopravvivenza, compresa un’imbarcazione, senza alcun indizio su come e quando utilizzarli e lasciando al giocatore il piacere di scoprire il tutto.

Le dimensioni dell’imbarcazione saranno determinate dal numero di giocatori nell’equipaggio. Da soli o in compagnia di un altro pirata salperete sulla sloop, una piccola nave veloce e semplice da gestire, ma molto fragile e dalla scarsa potenza di fuoco. Per 3 o 4 giocatori è disponibile invece il galeone, un’imponente nave dotata di numerosi cannoni ma al tempo stesso lenta e difficile da governare.

A proposito di governabilità, mettere in movimento il proprio mezzo non è semplicissimo. Affinché le cose funzionino senza intoppi, ciascun giocatore dovrebbe ricoprire un ruolo ben preciso, in modo che tutto fili liscio. Il condizionale in questo caso è d’obbligo soprattutto se si decide di affidarsi al matchmaking. Il gioco non assegna infatti dei compiti ad ogni membro dell’equipaggio trasformando i viaggi meno organizzati in esperienze caotiche e frustranti.

Per un pugno di monete

Ma cosa si fa esattamente in Sea of Thieves? La risposta è molto semplice: si accumula denaro ed esperienza per le 3 diverse fazioni di gioco, ciascuna con la propria tipologia di quest. La prima, quella dei Cacciatori d’Oro, ci chiederà di risolvere piccoli enigmi o di trovare i punti indicati su di una mappa per dissotterrare tesori da rivendere. La seconda, l’Ordine delle Anime, vi inviterà ad eliminare dei nemici per raccoglierne i preziosi resti. Infine vi è l’Alleanza dei Mercanti, le cui missioni ruotano intorno alla cattura di animali di piccola taglia.

Queste saranno le uniche 3 tipologie di missioni presenti nel gioco e il principale ostacolo a porsi tra il giocatore e l’obiettivo saranno scheletri di diversa natura. Il mondo di gioco è comunque popolato dagli altri giocatori, che potrebbero portarvi via il frutto di ore di gioco a suon di cannonate. A questi si aggiunge infine il Kraken, temibile creatura che di tanto in tanto farà la propria comparsa.

L’unica variante è rappresentata da quello che potremmo definire un evento a tempo, i Forti degli Scheletri. La loro attivazione viene notificata dall’apparizione di un’enorme nuvola a forma di teschio con gli occhi luminosi sopra un’isola. Si tratta di una specie di modalità a orde piuttosto difficile ma in grado di ricompensare i giocatori con un bel po’ di tesori da consegnare all’avamposto più vicino.

L’abito non fa il pirata

Purtroppo l’avanzare di livello nelle varie fazioni non comporterà alcuna evoluzione delle relative quest, che rimarranno sostanzialmente le stesse per tutta la durata del gioco. Il denaro accumulato, invece, vi servirà per acquistare uno dei tantissimi oggetti per la personalizzazione della nave e del pirata presenti nei vari negozi.

Va specificato, però, che nessuno di questi accessori avrà un impatto sulle caratteristiche dei giocatori. Tutti sono quindi dotati degli stessi strumenti e delle stesse armi, di cui possono cambiare unicamente le skin. Se in Destiny ottenere un’arma esotica può avere un certo impatto sul gioco, in Sea of Thieves il discorso è ben diverso. Entrare in possesso di una costosissima sciabola piuttosto che della pistola più rara del gioco sarà del tutto ininfluente in termini di gameplay. Tale meccanica è apprezzabile sotto alcuni aspetti ma anche parecchio criticabile. Dalla prima all’ultima partita non si avrà un’evoluzione del proprio pirata, cosa che incide in modo decisivo sulla ripetitività di fondo del gioco.

Ciò non significa che Sea of Thieves non sia un gioco divertente, anzi, in compagnia di amici può essere un’esperienza davvero spassosa (a questo proposito vi invitiamo a vedere la nostra live). Distruggere le navi nemiche a colpi di cannone, bere grog fino allo sfinimento e festeggiare il ritorno alla base con un ricco bottino sono solo alcune delle possibili situazioni che possono verificarsi all’interno del titolo. Persino giocare da soli potrebbe avere il suo perché, trattandosi di un gioco particolarmente rilassante. Ovviamente tale relax potrebbe essere interrotto da altri giocatori più o meno fastidiosi. Gruppi di avversari potrebbero ad esempio decidere di bloccarvi all’avamposto senza lasciarvi via di fuga (sì, ci è capitato anche questo).

Dal tramonto all’alba

Seppur non presentando un livello di dettaglio particolarmente elevato, i colori e lo stile scelti da Rare per ambientazioni e personaggi sono degni di nota. Da questo punto di vista il gioco è inattaccabile e l’Unreal Engine fa ancora una volta il suo sporco lavoro. Gli scorci offerti sono magnifici e nel corso dei vostri viaggi vi verrà spesso voglia di fermarvi per catturare uno screenshot.

Ottima la scalabilità del gioco su PC, che riesce ad essere fluido anche su macchine non all’avanguardia. Ovviamente con la giusta configurazione riuscirete a gustarvi il titolo a 60 fotogrammi al secondo e 4K. Abbiamo poi avuto modo di testare la versione Xbox One S che, nonostante un livello di dettaglio lievemente più basso, se la cava molto bene con i suoi 30 fps.

Una nota a parte va poi dedicata alla tecnologia che muove l’acqua, semplicemente incredibile. Sia il movimento che l’aspetto del mare vi lasceranno a bocca aperta e difficilmente troveranno dei rivali.

Ahoy!

Insomma, Sea of Thieves è un buon gioco che però rischia di esaurirsi in fretta, annoiando il giocatore con una ripetitività di fondo alla quale, al momento, non c’è soluzione. La speranza è che Rare possa in qualche modo ravvivare il titolo pubblicando con regolarità nuovi contenuti in grado di aggiungere ciò che manca realmente al titolo: la varietà.

Il paragone fatto da alcuni con No Man’s Sky ci è comunque sembrato azzardato. A differenza di Sean Murray e delle sue mirabolanti promesse, in pieno stile Molyneux, Rare non ha mai annunciato nulla che non sia presente nel gioco.

Nel caso foste intenzionati a testare Sea of Thieves il consiglio è quindi quello di affidarsi ad una prova tramite Xbox Game Pass, così da poter valutare bene l’acquisto.

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