Secondo il creatore di PUBG il region lock della Cina non ha alcuna utilità

By Giovanni Panzano, giovedì, 22 marzo 2018 15:23 GMT

Pare che il region lock cinese di PUBG non stia avendo alcun effetto sugli hacker, che continuano ad essere uno dei principali problemi del titolo.

Chiunque giochi assiduamente a PUBG (PlayerUnknown’s Battleground) conosce bene il problema degli hacker, provenienti quasi tutti dalla Cina.

PlayerUnknown

Nonostante gli sviluppatori stiano costantemente lavorando per arginare il problema, pare che alcune delle misure prese di recente non abbiano avuto l’effetto desiderato.

A dichiararlo è lo stesso Brendan Greene, l’ideatore del gioco, che considera il region lock della Cina una pratica assolutamente inutile. I malintenzionati, infatti, riescono ad aggirare tale limite semplicemente utilizzando un VPN, ingannando così i server del gioco sulla loro posizione.

Molto più efficace è invece il matchmaking basato sul ping, che dovrebbe non solo migliorare l’esperienza di gioco, ma anche tagliare fuori buona parte degli utenti che utilizzano VPN.

Insomma, i cheater continuano ad infastidire i giocatori di PUBG, ma il team Bluehole sta facendo il possibile per contrastarli.

Cosa ne pensate?

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