Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno – recensione

By Luca Forte, lunedì, 19 marzo 2018 15:30 GMT

Una favola moderna e per tutte le età.

Basta dare un’occhiata a Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno per avere un’idea piuttosto chiara di che tipo di gioco ci troviamo di fronte. Le tonalità pastello, il tratto rotondo e ispirato e le musiche epiche ci dicono si tratta di una fiaba avvincente, ma dai toni delicati, adatta a tutti. Anche ai bambini, sempre che vogliate stare loro di fianco per leggere i tanti testi e tradurre i dialoghi. Questo perché, dopo le scoppiettanti polemiche del primo capitolo, Bandai Namco ha (giustamente) deciso di non investire risorse in una cosa che non solo non ha dato una mano alle vendite, ma si è pure rivelata un boomerang mediatico.

Quindi armiamoci di pazienza e prepariamoci a leggere ai più piccoli la storia di Evan, Roland e Shanty. Alla fine, cosa c’è di meglio, per una storia, dell’essere letta?

Tanto tempo fa, in una gala… ehm, in un regno lontano

Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno
In Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno dovremo aiutare il giovane Evan a diventare il re di tutte le terre conosciute. Questo desiderio è nato dopo che un misterioso individuo ha ucciso suo padre e lo ha fatto fuggire da Gatmandù, la sua città natale. Grazie all’arrivo di Roland, un misterioso essere umano catapultato dalla nostra realtà a quella del gioco, Evan partirà per un lungo viaggio che lo porterà a fondare il pacifico regno di Eostaria.

Il raggiungimento della pace, però, avverrà attraverso una lunga serie di battaglie. Evan e i suoi amici, infatti, dovranno cercare di mettere i bastoni tra le ruote del misterioso individuo di cui sopra. Oltre a Gatmandù, il misterioso essere ha intenzione di mettere le mani anche sugli altri regni. Il suo diabolico piano prevede di sottrarre le divinità protettrice dal controllo di ogni regnante. E una volta ottenuto il loro potere, lo vuole sfruttare per i suoi sordidi scopi.

L’unico modo per prevenire la catastrofe è il riunire tutti i regni sotto un’unica bandiera, così da affrontare compatti l’avanzata del male.

La nascita di un regno

Al fianco di una classica struttura da gioco di ruolo, in Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno dovremo far nascere e prosperare il regno di Eostaria. Per fare questo, Evan e i suo amici dovranno reclutare i migliori talenti per tutte le terre conosciute e dare loro una casa in cui stare, oltre che un posto di lavoro sicuro che possa valorizzare le loro capacità.

Attraverso un semplice gestionale, Level-5 espande il mondo di Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno e offre il luogo più comodo grazie al quale i giocatori, anche quelli meno esperti, possono accumulare risorse, oggetti e abilità con i quali rendere più semplice la progressione nel gioco.

Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno

Sviluppando Eostaria, infatti, potremo ottenere non solo armamenti sempre più potenti, ma anche nuove magie e abilità con le quali potenziare i nostri alleati e i nostri eserciti. Questo perché è presente una terza “modalità di gioco”, organizzata sotto forma di un semplice strategico in tempo reale, nella quale dovremo scendere alla testa delle nostre truppe per respingere gli attacchi dei nemici.

Alternando queste tre fasi di gioco, oltre che disegnando missioni sempre un po’ diverse e combattimenti sempre più spettacolari, Level-5 ci accompagna lungo un viaggio per alcuni aspetti lineare, piuttosto classico, ma ben narrato e sempre avvincente.

Fate largo ai cioffi

Il bilanciamento del gioco corre sempre su di un sottile equilibrio. Da una parte bisogna avere un gioco sufficientemente semplice e accessibile da consentire anche ai più piccoli di divertirsi. Dall’altra, però, bisogna offrire una sfida in grado di mantenere alto l’interesse per tutta la durata dell’avventura.

Limitandosi a seguire la storia principale lasciandosi distrarre da alcune missioni secondarie, si potrà avanzare senza grossi problemi lungo l’avventura. Anche i combattimenti più impegnativi, infatti, se affrontati con il giusto livello e sfruttando le abilità dei cioffi non dovrebbero presentare una grossa sfida.

I cioffi sono degli esserini molto simile ai pikmin che, durante gli scontri, si organizzeranno per scatenare il loro potere. Ci saranno quelli in grado di curare o quelli capaci di infliggere dei danni elementali. La giusta squadra sarà capace di proteggerci dagli attacchi, ma anche di causare forti danni o effetti di stato ai nemici.

Nel caso in cui ci si pari di fronte un nemico troppo forte basterà tornare al regno, sviluppare qualche nuova arma e magia, combattere qualche nemico e presentarsi nuovamente all’appuntamento. La vittoria è assicurata.

Soffia un vento, ma non è il Ghibli

Il tratto di Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno è facilmente riconoscibile, così come è riconoscibile il tratto tipico dello Studio Ghibli, ovvero il creatore di capolavori di animazione come Laputa e La città Incantata. E’ sorprendente, quindi, scoprire che in realtà i Ghibli non hanno partecipato alla realizzazione di questo secondo episodio.

Ma c’è il trucco.

Yoshiyuki Momose e Joe Hisaishi, rispettivamente lead artist e compositore del gioco, oltre ad aver partecipato all’originale Ni no Kuni possono vantare una lunga permanenza all’interno del “Walt Disney d’oriente”. Nel loro curriculum si possono trovare progetti quali Nausicaä della Valle del vento, Porco Rosso e Il Castello di Cagliostro. Non gli ultimi arrivati, dunque.

Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno

Il loro tratto, non importa se visivo o sonoro, è immediatamente riconoscibile e donano a Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno una personalità incredibile. Lanciato in 4K e HDR il gioco è uno spettacolo per gli occhi, grazie ai colori accesi e ai dettagli che prendono vita grazie all’ultra definizione.

Aò, se rivedemo

Non paghi delle polemiche scatenate con il primo capitolo, in Ni no Kuni II: Il Destino di un Regno torneranno i dialetti. Il simpatico Solario, infatti, parlerà con un accento romano molto marcato. Nelle intenzioni di Bandai Namco, dovrebbe dare maggior carattere al personaggio. Sotto molti punti di vista una scelta condivisibile, dato che anche in inglese il piccolo esserino usa un accento particolare, ma i dubbi restano.

Anche perchè alcune volte i dialoghi inglesi e quelli italiani non sembrano coincidere particolarmente, se non nel senso generale. Anche molti nomi originali sono stati modificati per creare giochi di parole più facilmente coprensibili da un italiano. Alcune scelte, però, le ho trovate poco comprensibili. Perché cambiare Tani in Shanty o gli Higgledies in Cioffi? Sembra un adattamento vecchia scuola, che ai miei occhi è sembrato un po’ fuori dal tempo. Ultimamente, infatti, si predilige restare il più fedele possibile con l’opera originale.

Detto ciò, non si tratta di nulla che inficia le qualità di un gioco che potrebbe rappresentare un buon modo per passare del tempo coi propri figli o fratelli minori. La storia di Evan è perfetta per essere raccontata e per dare vita a personaggi riconoscibili, facilmente apprezzabili da qualunque età.

O, nel caso in cui non ne disponiate uno, è l’occasione per provare un gioco di ruolo di stampo giapponese confezionato con cura, divertente e profondo, con una storia leggera, ma senza grossi scivoloni in stile Xenoblade Chronicles 2. E una direzione artistica che da sola potrebbe valere il prezzo del biglietto.

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