Yakuza 6 The Song of Life, il tramonto di un’era – recensione

By Giuseppe Carrabba, giovedì, 15 marzo 2018 09:00 GMT

Il sesto capitolo della fortunata serie di SEGA è un’opera di transizione destinata a rimanere impressa nelle menti degli appassionati e non solo.

Yakuza 6

Il Producer e il Game Director lo dissero senza farne mistero: Yakuza 6 sarebbe stato l’ultimo con protagonista Kiryu Kazuma. In Giappone è ora uscito Kiwami 2, remake in Dragon Engine del secondo episodio di Yakuza, ma al di fuori del discorso “rifacimenti” l’era del Dragone di Dojima si è effettivamente conclusa. The Song of Life è quindi un’opera di transizione, l’occasione per salutare degnamente un iconico eroe e per tornare al passo coi tempi in ambito grafico/tecnico.

Prima di tuffarci nella nuova avventura di Kazuma è bene fare una premessa: gli eventi narrati saranno tranquillamente fruibili anche dai neofiti. Nonostante questo sarebbe meglio aver giocato a Yakuza 3 e Yakuza 4 per percepire appieno l’apprensione che attanaglierà il protagonista nel corso dell’avventura. Al primo impatto, infatti, Yakuza potrebbe sembrare un gigantesco parco giochi in forma videoludica, pregno di sfrenato divertimento declinato da magnifiche “scazzottate”. La realtà è che ci troviamo dinanzi a una saga complessa, ricca di trame commoventi e di personaggi memorabili.

Dove eravamo rimasti

Yakuza 6 parte dalla fine del predecessore e mette da subito in scena le gravi conseguenze della “confessione” di Haruka. L’ormai ex pop star ha infatti svelato ai suoi fan di essere stata allevata da un ex-yakuza, decretando la prematura fine della sua carriera. La giovane era animata dalle più sane delle intenzioni: credeva – in tal modo – di poter riottenere la serena vita all’orfanotrofio Morning Glory assieme all’adorato padre adottivo. Nel frattempo, circa tre anni dopo questi avvenimenti, Kiryu esce di prigione, pronto a riabbracciare i suoi ragazzi. Quando giunge a Okinawa fa una terribile scoperta: Haruka ha abbandonato l’orfanotrofio da un pezzo.

Mentre l’ex reggente del Tojo Clan era dietro le sbarre, Haruka non è riuscita a sopportare gli scherni delle persone e l’ossessiva attenzione dei media deviati. Per questo motivo ha deciso di fuggire e di dire addio a Taichi, Riona e agli altri ospiti del Morning Glory. Venuto a conoscenza della verità, il Dragone di Dojima è costretto a salutare i suoi cari e a dirigersi a Kamurocho, al fine di ritrovare una figlia che di “adottivo” ha ben poco.

Yakuza 6

Per avere prova della solidità narrativa dell’esperienza, vi basti pensare che quanto dettovi non è altro che il prologo. La storia di Yakuza 6 raggiunge picchi elevatissimi in più occasioni, ma presenta anche qualche momento meno convincente. Durante la fase centrale a Onomichi si ha la netta sensazione che i primi nodi di trama si sciolgano troppo lentamente rispetto a quanto dovrebbero, cosa che, ad esempio, non è mai accaduta in Yakuza Zero. Detto questo, il titolo non avrà difficoltà a conquistare un posto nel cuore di tutti gli amanti delle grandi epopee, merito anche del solido cast (che stavolta annovera anche Beat Takeshi tra le sue fila).

Dragon Engine

Confinare la rivoluzione avvenuta con Dragon Engine – il nuovo motore grafico – al solo aspetto visivo, sarebbe quantomeno riduttivo. L’impianto di gioco stesso, infatti, è molto cambiato rispetto a quanto visto in Yakuza Zero e in Yakuza Kiwami. Tanto per cominciare, le fasi di combattimento sono ora impreziosite da elementi di fisica. Ve ne accorgerete quando eseguirete un “superman punch” contro il viso del malcapitato di turno: nel rovinare a terra, questi non si farà problemi a sfasciare la vetrina di un negozio.

Il medesimo discorso vale per il nostro Kiryu, che adesso vanta tutta una serie di animazioni per correre, scavalcare ostacoli e saltare sui tetti. A tal proposito, possiamo salutare quelle pause e quei caricamenti che “spezzavano” la vita notturna del giocatore nei precedenti capitoli. Tutto è adesso esplorabile senza soluzione di continuità, a eccezion fatta del sistema fognario e delle aree panoramiche di Onomichi.

Yakuza 6 va ancora oltre e taglia i ponti col passato anche per quanto concerne il combat system. Niente più sistema multi-stile e complessi metodi di potenziamento: il Dragone di Dojima crescerà in modo adeguato semplicemente avanzando nella trama principale. I neofiti, quindi, non dovranno sentirsi obbligati a spendere altre ore di gioco in attività di contorno. Grazie al comodo smartphone, non destinato soltanto a foto e a selfie, sarà possibile aumentare le statistiche di salute, attacco, difesa, destrezza e barra dell’Heat Action.

Quest’ultima servirà anche a estendere la durata della Super Heat Mode e non solo a garantire l’esecuzione di un maggior numero di colpi decisivi. Oltre alle statistiche di base, il Dragone di Dojima potrà imparare nuove Heat Action, arricchire il suo repertorio di mosse e completarsi con diverse abilità. Il telefono consentirà di monitorare l’offerta “secondaria” nella sua interezza, sostituendo i fin troppo antiquati menù dei precedenti episodi.

La dualità di Yakuza 6

In linea con i principi della serie, The Song of Life si compone di due metà di eguale importanza: l’arco narrativo principale e le attività secondarie. Difficile non promuovere con forza queste ultime. Si va da un Virtua Fighter 5 perfettamente emulato, passando per la pesca subacquea, fino alle chat “dal vivo” con due signore giapponesi di gran pregio. Ne abbiamo nominati soltanto tre ma, come da programma, Yakuza 6 offre una pletora di minigiochi e ore di divertimento. A completare il cerchio troviamo il Clan Creator e le tradizionali Substories, che vedranno Kiryu relazionarsi con individui decisamente sopra le righe. Il Clan Creator è una feature del tutto inedita e narra quella che è una vera e propria storia parallela, fatta di sentimenti contrastanti e amicizie tradite.

Yakuza 6

Il Dragone di Dojima formerà un suo Clan assieme al disilluso Joe, in modo tale da annientare l’esercito della JUSTIS. Facendo ricorso al suo monumentale carisma, Kazuma potrà reclutare nuovi membri e spedirli in battaglia contro i capitani di JUSTIS. Sarà altresì possibile gestire le gerarchie e schierare varie tipologie di soldati, con tanto di comandanti al seguito. Il debutto di Clan Creator ci ha positivamente impressionati, al netto di qualche imperfezione. Sarà lecito aspettarsi una rifinitura di tale modalità nei capitoli successivi.

Riassumendo, le migliorie apportate all’offerta ludica in Yakuza 6 sono ben evidenti anche se, dobbiamo dirlo, non proprio tutto è andato per il verso giusto. Il brand di SEGA è famoso per proporre uno spaccato realistico del Giappone, con le sue contraddizioni e le sue meraviglie. I setting di Yakuza sono perfetti per inscenare storie e tematiche complesse, senza dimenticarsi del sano intrattenimento che offrono. Fatta questa premessa, ci è dispiaciuto (e non poco) constatare che questa sesta iterazione della serie cada proprio sulle boss fight, un altro dei punti cardine di queste avventure.

I feroci confronti in corpo a corpo hanno risentito infatti di alcune scelte di game design troppo improntate al realismo. Buona parte degli antagonisti che sfideranno Kiryu sono degni dei migliori della vecchia guardia, sia chiaro: il problema sono le sfide stesse. Le “tenzoni” non sono più suddivise in fasi e gli spettacolari QTE del passato hanno lasciato il posto a dei boss decisamente più rapidi da sconfiggere.

Farewell Kazuma

Pur non arrivando alle vette qualitative delle maggiori esclusive PS4, Yakuza 6 è, a pieno titolo, un gioco dell’attuale generazione di console. I modelli poligonali sono estremamente dettagliati e le ambientazioni sono piacevoli da ammirare, finalmente non soltanto dal punto di vista artistico. Ad amalgamare il tutto ci pensa l’ottima illuminazione generale, che riesce a valorizzare qualsiasi ora del giorno e della notte: andare a zonzo per l’affollata Kamuorocho notturna o fermarsi a osservare i tramonti di Onomichi non ha prezzo. The Song of Life gira a 30fps e presenta qualche sporadico calo di frame rate durante alcune sequenze filmate. La pulizia dell’immagine è parzialmente contaminata dall’aliasing che, speriamo, andrà a ridursi nei successivi utilizzi di Dragon Engine.

Yakuza 6

Yakuza 6 The Song of Life porta con sé, nel bene e nel male, l’ormai più che necessario passaggio al nuovo motore grafico. Il dipanarsi dei nodi di trama non è stato gestito in maniera ottimale ma non fatevi strane idee: ci troviamo di fronte al degno modo di omaggiare il tramonto del Dragone di Dojima. La qualità delle feature secondarie e le migliorie implementate con Dragon Engine ne fanno comunque un’esperienza di elevata caratura ludica.

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