Un po’ gioco, un po’ realtà virtuale: ecco Nintendo Labo – speciale

By Luca Forte, lunedì, 26 febbraio 2018 14:13 GMT

Il colosso giapponese rimescola nuovamente le carte in tavola e le sostituisce con del cartone

Nintendo Labo

Forse era inevitabile. Poteva una società, nata come produttrice di carte da gioco, non tornare a produrre oggetti fatti di cellulosa? Probabilmente no, anche se quella società risponde al nome di Nintendo. La grande N, infatti, pur non scordandosi mai di essere all’avanguardia nel campo della tecnologia, non dimentica mai le sue radici e le sfrutta non come debolezza, ma come forza per trovare nuovi spunti in grado, nuovamente, di rivoluzionare il mercato.

Non fatevi ingannare dal fatto che a partire da Wii, le console Nintendo sono arrivate sul mercato con un hardware inferiore rispetto a quello della concorrenza. Il colosso di Kyoto è sempre stato in prima linea per quanto riguarda le innovazioni: la realtà virtuale, i touch screen per giocare, il 3D o i controlli di movimento sono cose che sono di serie sui prodotti Nintendo anni prima che da altre parti. Questa volta è invece il turno della fotocamera ad infrarossi. Una delle caratteristiche più innovative di Switch non è infatti la sua natura ibrida. I Joy-Con sono il vero cuore pulsante dell’esperienza della console della grande N. Per questo costano un occhio della testa.

Chip NFC, rumble HD e giroscopio battono all’interno di queste periferiche di controllo consentendo mirabilie come Nintendo Labo. In un freddo pomeriggio di Milano ho avuto la possibilità di portare la famiglia a provare the Next Big Thing di Nintendo presso i padiglioni dello IED. Qui, assistiti da gentili operatori, abbiamo potuto costruire le prime cose, oltre che giocare a tutti i modelli che arriveranno nel negozi il prossimo 27 di aprile.

Nintendo Labo combina i videogiochi con i giochi tradizionali dando la possibilità sia di giocare con le esperienze pensate dagli ingegneri di Kyoto, sia di trovare nuovi modi per esprimere la propria creatività.

Come è possibile tutto ciò?

Come dicevamo all’inizio, tutto ruota intorno ai Joy-Con. Grazie a questi si possono leggere i movimenti delle mani, applicare vibrazioni, ma anche scansionare lo spazio in modo da individuare movimenti e vibrazioni. Il magnifico pianoforte che si vede nell’altrettanto ispirato tailer non è vero. E non sto parlando del fatto che è fatto di cartone e non di legno. Dentro il piano è vuoto. Quello che lo fa funzionare è la telecamera del Joy-Con destro che “legge” i movimenti dei tasti e capisce quale far suonare.

Un post condiviso da Luca (@dr.leto) in data:

Non siete ancora stupiti? Allora aggiungo in fatto che il meccanismo che modifica i suoni in realtà è gestito da una sorta di catarifrangente. La videocamera capisce che la luce è riflessa in modo diverso dal solito e modifica di conseguenza il suono. Lo stesso principio vale per la casa. Questa sorta di tamagotchi del 2018 consente di manipolare, stuzzicare e provocare un simpatico personaggio visibile solo sullo schermo di Switch. Un pulsante, se messo lateralmente, aprirà un bocchettone, ma se messo sotto la casa farà saltare il protagonista come se fosse Donkey Kong sul suo carrello minerario. Più “semplice” il funzionamento della moto o della canna da pesca, dato che leggono i vostri movimenti esattamente come poteva fare un Wiimote.

Spettacolare, anche se a mio avviso potrebbe essere il meno riuscito dell’offerta di Nintendo Labo, è lo zaino dei robottoni. Tanto per capirci. Cosa c’è di più VR di mimare letteralmente i movimenti di gioco e vederli su schermo? Nulla, solo che stavolta al posto di strani visori, caschi da centinaia di euro c’è il solito cartone, quattro elastici e due Joy-Con. Col materiale costruibile si fabbricano l’ingombrante zaino e le estensioni da mettere ai piedi o tenere alle mani. Il Joy-Con destro, quello con la telecamera, legge i movimenti che fate col corpo, vedendo come i vostri movimenti muovono i meccanismi interni. Quello superiore “mappa” la testa per comprendere la sua inclinazione, ma anche la posizione del visore, sempre di cartone. In alto il gioco è in terza persona, in basso passa in prima.

Il feedback è buono, con i movimenti letti in maniera piuttosto veloce dai sensori. Quello che nella demo sembrava debole era l’impianto di gioco globale. Tutto quello che occorreva fare era creare il maggior numero di danni in un tempo limitato.

Nintendo Labo

E il cartone?

Quello che ho fatto adesso è presentare Nintendo Labo dal punto di vista del videogiocatore. La sensazione, però, è come quella di essere partito dalla fine. Esattamente come accade con il LEGO ho tralasciato la parte di preparazione precedente. Parte -o la gran parte- del divertimento, infatti, arriva dal costruire gli oggetti di cartone. Si va dalla semplice macchinina da muovere grazie alle vibrazioni, ai più complessi pianoforte e zaino. Il tempo necessario per vedere le prime creazioni va quindi da poche decine di minuti alle ore. Tutto, ovviamente, dipende dalle abilità manuali e dalla fretta che avete.

Una volta completato l’oggetto le scelte sono due: o giocare immediatamente o, come fa mia figlia, perdere il doppio del tempo a personalizzare le creazioni. Pennarelli, nastrini colorati, adesivi e brillantini, nulla è troppo per Nintendo Labo. Poi non importa che la canna da pesca sia inutilizzabile per via delle mille cose attaccate sull’impugnatura. La cosa importante è che se un piccolo raggio di luce finisce sull’oggetto, questo brilla come Las Vegas in una notte di festa.

Le istruzioni, esattamente come quelle dei LEGO, sono facilmente consultabili andando avanti e indietro sullo schermo, utilizzando il touch screen o i Joy-Con per regolare lo zoom e la posizione. E se era facile pensare che una bimba di cinque anni sarebbe stata rapita da questa meraviglia, più stupefacente è stato vedere sua mamma divertita e coinvolta dalla costruzione dei vari oggetti e curiosa di scoprire quali meraviglie era possibile fare.

Oltre al cartone c’è di più

Rubando il commento che Matteo Battista ha scritto sulla mia pagina di Facebook: “Nintendo Labo riparte proprio da qui, da tutto quel processo educativo e ludico-ricreativo genitore-figlio/a il quale, giorno dopo giorno, sta andando a spegnersi tra bizzeffe di Smartphone e Tablet. Vederlo effettivamente all’opera, al di fuori di un video ufficiale, fa veramente venire la pelle d’oca ed il sorriso alle labbra…per un’idea la quale (oserei personalmente reputare) quasi incantata”.

Non avrei saputo dirlo meglio.

Oltre agli spunti dati da Nintendo, infatti, in ogni scheda di Labo c’è una parte più sperimentale. Qui tutti potranno provare ad elaborare nuovi comandi e nuove funzioni di Labo, sfruttando i Joy-Con e un semplice tool per impartire i comandi. Questo ricorda un po’ Human Resource Machine, ma grazie ad esso è possibile creare cose davvero particolari. Nintendo ha già visto come fare una chitarra o una sorta di tiro a segno, ma non posso nemmeno immaginare cosa creeranno gli smanettoni là fuori.

Alla fine il software lo avete già, quello che vi manca è qualche foglio di cartone che potrete ottenere dopo un paio di ordini su Amazon. Peccato che al momento non si potranno condividere le proprie creazioni e che si è “limitati” a Switch. Non voglio pensare a cosa poteva accadere aprendo il Labo(ratorio) al PC.

Nintendo Labo

Meraviglia

Riassumendo, in casa mia adesso ci sono tre persone che stanno aspettando il 27 aprile con ansia. Chi per colorare tutto con pennarelli rosa, chi rilassarsi montando qualcosa col cartone e chi per vedere l’intera famiglia coinvolta e divertirsi a suo modo con il proprio hobby preferito.

Non so quanto durerà, non so se rivoluzionerà l’industria come fece Wii, ma Nintendo Labo è una cosa meravigliosa. Meravigliosa nell’essere così vecchia e moderna assieme. Nel riuscire ad essere accattivante già di suo, ma di dare la possibilità di essere personalizzata ulteriormente. Nel dare al genitore un modo per interfacciarsi con i figli, facendo qualcosa di concreto, dal sapore classico, che leva quel tarlo che tutti abbiamo nella testa che dice “ah, ma se giocasse con i giochi fisici sarebbe meglio”.

Nintendo Labo è questo, ma di più, con gli smanettoni che possono inventare nuovi modi di giocare e i giocatori che possono provare una sorta di realtà virtuale reale, imitando un robottone.

Il tutto con quattro pezzi di carbone e un software. E poi mi chiedono come faccio ad amare Nintendo…

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