Kingdom Come: Deliverance, il Medioevo come non lo avevate mai giocato – recensione

By Luca Paternesi, lunedì, 26 febbraio 2018 17:15 GMT

Kingdom Come: Deliverance, il sogno medievale di Daniel Vàvra è finalmente tra noi dopo ben quattro anni di attesa. Vi assicuriamo che ne è valsa la pena.

Sin da quando è sbarcato su Kickstarter, quattro anni fa, Kingdom Come: Deliverance si è dimostrato un prodotto decisamente particolare. Il nuovo titolo partorito dalla mente di Daniel Vàvra (creatore, tra l’altro, della serie Mafia), e dei suoi Warhorse Studios, si è subito fatto notare per la sua ferma volontà di trasportare il giocatore in uno spaccato quanto più fedele possibile alla realtà del Medioevo europeo.

Kingdom Come Deliverance

Un’ esperienza ruolistica fatta di meccaniche di gioco estremamente intransigenti, e votate al realismo, ed una ricostruzione storica al limite del maniacale. Con un concept così particolare ed ardito il talentuoso game designer ceco ha tentato di regalarci il suo “gioco della vita” ma con tanta carne al fuoco il rischio di scadere nel pretenzioso era quantomai presente. Fortunatamente, pur con qualche ombra, Vàvra è riuscito nell’impresa confezionando un’opera sorprendente che tanto ha da offrire a coloro che accetteranno di scendere a patti con il suo concept radicale e la sua natura un po’ grezza.

Le vicende di Kingdom Come: Deliverance iniziano con un artefatto storico molto importante, ovverosia il rapimento e la deposizione di Venceslao IV dal trono di Boemia da cui dominava il Sacro Romano Impero. Venceslao, detto Il Pigro, venne incoronato dopo la morte del padre Carlo IV nel 1378 ma, a differenza dell’illustre genitore, si dimostrò un sovrano decisamente poco attento ai suoi doveri di monarca e ben più interessato ai piaceri della vita. I nobili boemi, stanchi dell’inerzia del proprio sovrano, decisero di ribellarsi e strinsero varie alleanze per depotenziare Venceslao. Il monarca, dopo l’assedio di Praga del 1401, fu infatti costretto ad accettare di essere affiancato da un comitato di reggenza nelle sue decisioni politiche. L’anno successivo i poteri del suddetto comitato furono trasferiti al fratellastro di Venceslao, ovvero Sigismondo, già Re d’Ungheria, Croazia e Dalmazia, che dopo alcuni contrasti lo fece rapire ed incarcerare.

La storia di Henry inizia a Skalica, villaggio minerario situato esattamente al confine tra l’odierna Repubblica Ceca e la Slovacchia. Il nostro protagonista è il figlio del fabbro del villaggio, un ragazzo semplice che, nonostante sogni avventure cavalleresche, vive la sua frugale esistenza tra gli amici alla taverna, la ragazza di cui è innamorato e la mite quotidianità del suo villaggio. Bisogna stare attenti a quel che si desidera però, perché alla fine si rischia di ottenerlo e, come scopriremo fra poco, la sete di avventure di Henry finirà per essere saziata, anche se non nel modo che il nostro giovane protagonista immaginava.

In una splendida giornata di primavera del 1403, infatti, il nostro villaggio verrà attaccato dall’esercito di cumani di Sigismondo che, dopo aver fatto rapire il suo fratellastro Venceslao, decide di mettere a ferro e fuoco i feudi boemi. La scena è straziante ed estremamente cruda, col nostro Henry che, pur riuscendo a mettersi in salvo, vedrà il proprio villaggio raso al suolo ed i propri cari massacrati senza pietà dall’orda barbarica. Ferito e sconvolto, il nostro aspirante cavaliere riuscirà a trovare rifugio nel feudo confinante di Talmberg, avvertendo il lord del castello del pericolo imminente. Qui termineranno le vicende del ragazzo per lasciare spazio alla storia dell’uomo e della sua vendetta.

La narrativa di Kingdom Come: Deliverance è un affascinante intreccio di accuratezza storica ed intrighi politici che saprà tenere incollato il videogiocatore fino ai titoli di coda, a patto che quest’ultimo riesca a superare le primissime ore di gioco in cui la storia fatica un po’ a decollare. L’odissea medievale di Vàvra stupisce per la sua coerenza, il team di sviluppo ha definito il gioco “dungeons & no dragons” per evidenziare l’assenza di qualsiasi elemento fantasy in favore di una totale accuratezza storica. La promessa è stata assolutamente mantenuta anche se nel gioco non mancano affatto menzioni a stregoneria e miti vari, che però esistono semplicemente nella credulità dell’epoca.

I personaggi del gioco, qualunque sia la loro estrazione sociale e compreso il nostro protagonista, sono timorati di Dio e decisamente proni a credere ai malefici, alle superstizioni e alle leggende, tanto che un semplice unguento allucinogeno finisce per divenire un mezzo per parlare col Demonio, una vecchia erborista viene vista come una strega ed un’ armatura adornata da zanne di lupo e piume di corvo può far apparire dei guerrieri come emissari delle tenebre.

Vàvra e il suo team hanno partorito una storia coinvolgente, magistralmente scritta e recitata alla perfezione da personaggi quantomai credibili e complessi. Kingdom Come: Deliverance non narra di eroi infallibili e villain detestabili, ma semplicemente di uomini. Tutti i personaggi che popolano questo affascinante e vivido affresco medievale sono caratterizzati in modo superbo e mai banali, dal più misero dei mendicanti al nobile più altezzoso. Ovviamente molti di essi sono tratteggiati come classici archetipi, tipo il giovane nobile fannullone e dedito ai bagordi, o il vecchio prete avvinazzato decisamente attratto dalle grazie delle giovani fanciulle, ma tutto ciò non fa altro che rafforzare ancor di più la credibilità di questo affresco medievale, offrendo uno spaccato decisamente veritiero della società dell’epoca.

Il mondo di gioco non è un mero accessorio alle vicende del nostro protagonista, anche se è ovviamente sensibile alle scelte intraprese nel perdurare dell’avventura, e non si avrà mai la sensazione di essere eroi al di sopra delle umane vicende. Henry è semplicemente un uomo del suo tempo, che cerca il suo posto nel complesso scacchiere di un mondo in tumulto sconquassato da intrighi politici, guerre e miseria. Quella che ci troveremo a vivere è la storia di un giovane, illetterato e privo di qualsiasi educazione militare, che dovrà costruirsi una posizione nella società della sua epoca e, segnato dalla perdita e dal dolore, perseguire la sua personalissima vendetta.

Quel che ne esce è una storia appassionante e sfaccettata che non mancherà di coinvolgere il giocatore per tutte le oltre cinquanta ore necessarie a completare la sola campagna principale e di deliziarlo con svariati momenti memorabili. Questa offerta ludico-narrativa, poi, è coadiuvata da tutta una serie di missioni secondarie, attività ed incarichi di vario tipo che ci verranno proposti durante la nostra avventura e che ci forniranno almeno altrettante ore di divertimento.

Le suddette missioni secondarie, a differenza della media del genere, sono sempre asservite alla monumentale impalcatura narrativa orchestrata da Vàvra e il suo team. Tutte le subquest (tranne rarissimi casi) vanno ad incastonarsi perfettamente nelle vicende che fanno da sfondo alla trama principale, finendo per risultare mai banali o trascurabili. Tutte le sottotrame vanno a formare una lore profondissima e stratificata in cui il giocatore farebbe fatica a distinguerle dalle missioni principali, se non fosse per una precisa divisione tra le stesse nel diario di gioco.

Kingdom come Deliverance

Tutto questo enorme affresco medievale viene inserito da Warhorse Studios in una impalcatura ludica decisamente intransigente che, unendo componenti GDR, simulative ed a tratti survival, va a delineare una produzione ruolistica, pur non priva di qualche rigidità strutturale ed imperfezione, tra le più originali ed affascinanti degli ultimi anni.

Lo studio di sviluppo ceco non si è limitato a fornire uno spaccato medievale decisamente credibile a livello narrativo, ma ha preteso che l’utente “viva” l’avventura secondo queste regole. Quel che ne esce è un gameplay estremamente profondo che però richiede una buona dose di applicazione e pazienza per venire assimilato a dovere e dipanarsi nella sua reale grandezza.

Le primissime ore di Kingdom Come: Deliverance sono spiazzanti e possono risultare abbastanza frustranti per i giocatori più impazienti. Henry è un semplice ragazzo privo di qualsiasi istruzione o nozione militare e quindi decisamente non in grado di badare a se stesso. Il giocatore si troverà a fare i conti con tantissimi parametri da seguire come il riposo del proprio avatar, la sua sazietà o addirittura l’igiene personale.

Non va meglio neanche riguardo il sistema di combattimento (sia con le armi bianche che con l’arco) o i minigiochi di scassinamento e borseggio che risultano rispettivamente, molto complesso il primo ed eccessivamente macchinosi i secondi. Le prime ore di gioco non aiutano a tal proposito, seppur coadiuvate da tutorial abbastanza completi, e il giocatore medio può facilmente trovarsi spiazzato da tutto ciò e da una narrativa che fatica a prendere il volo.

Questo però è un semplice velo posto sopra una delle più complesse e appaganti esperienze ruolistiche che ci sia capitato di provare negli ultimi anni. Kingdom Come: Deliverance si svela pian piano e non appena avremo dedicato qualche ora all’apprendimento del gameplay e, non meno importante, avremo migliorato le statistiche del nostro personaggio, riusciremo quasi per magia a godere di un GDR a tratti monumentale.

kingdom come deliverance

Il processo di apprendimento scorre su due binari squisitamente paralleli e, mentre voi imparerete a famigliarizzare col gameplay del gioco, il vostro alter ego videoludico apprenderà pian piano le arti della lettura (Henry come quasi tutti i plebei del suo tempo è totalmente analfabeta), dell’eloquenza, della furtività e tutto il resto fino, ovviamente, al combattimento.

Sì, perché quello partorito da Vàvra e soci è un sistema che premia nel lungo periodo e permette di migliorarsi con l’allenamento, sia perché (come in Skyrim) per far salire di livello le varie abilità dovremo semplicemente continuare ad utilizzarle, sia perché un gameplay così tecnico richiede un certosino apprendimento da parte del videogiocatore. Volete migliorare la vostra abilità con la spada? Continuate a combattere con essa. Volete divenire alchimisti provetti? Continuate a preparare pozioni, e così via.

Il combat system all’arma bianca di Kingdom Come: Deliverance si basa su una concezione simile a quella vista in For Honor, con varie posizioni di partenza da cui sferrare i nostri colpi. Non appena il nostro personaggio entrerà in combattimento il mirino di gioco si trasformerà in una “stella” a cinque direzioni (da selezionare con lo stick destro) che ci permetteranno di menare fendenti tramite il tasto R2 (abbiamo testato la versione PlayStation 4), ed una posizione centrale per la stoccata,che va effettuata col tasto R1. Il tasto L1 è invece delegato alla difesa, sia con l’arma che con lo scudo, ed infine lo stick sinistro vi permetterà di muovere il vostro personaggio sul campo di battaglia.

Detta così può sembrare un sistema decisamente complesso, ed all’inizio lo è, ma dopo aver migliorato le statistiche del vostro personaggio ed aver acquisito la giusta manualità vi troverete a tirare di scherma come un provetto cavaliere medievale dando vita a duelli molto spettacolari e appaganti. Occhio però, non crediate che il vostro avatar diventi col tempo una macchina “maciullanemici” come in altri esponenti del genere, ne tanto meno che i combattimenti si risolvano tutti in duelli fra cavalieri senza macchia, come narrato nelle romanze cavalleresche (sono comunque presenti anche questi, state tranquilli). Le reali battaglie medievali risuonavano del clangore del metallo e odoravano del sangue dei caduti calpestati dalle orde in guerra, e in questo Kingdom Come: Deliverance non fa eccezione.

Banditi e mercenari difficilmente seguiranno l’etica cavalleresca e non di rado capiterà di essere attaccati da più di un nemico. In tal caso le cose si faranno decisamente più complicate in quanto gli avversari cercheranno di accerchiarvi, con arcieri che vi colpiranno dalla distanza mentre nemici corazzati vi terranno impegnati. Il questi casi non sarà per nulla semplice avere la meglio senza la dovuta strategia. Anche perché ogni volta che verrete colpiti non sarà solo la vostra barra della vita a scendere ma anche il vigore, fondamentale per la vostra difesa e gli attacchi.

Sarà di vitale importanza quindi leggere a dovere le battaglie, magari cercando di portare i nemici in un terreno a voi favorevole in cui non possono attaccarvi alle spalle oppure, perché no, colpirli a tradimento mentre dormono accampati nella notte. Infine, in caso di situazione estremamente sfavorevole, non deve essere considerato disonorevole darsi alla fuga.

Se combattere all’arma bianca in Kindgom Come: Deliverance richiede esperienza ed applicazione le cose con l’arco si fanno forse ancora più complicate, in quanto non sarà presente neanche il classico mirino. Sarà necessaria moltissima pratica anche solo per capire come colpire qualcuno a brevissima distanza, tenendo conto di moltissimi fattori come l’ondeggiamento delle braccia del protagonista e la parabola della freccia. Ovviamente anche qui le cose migliorano, e non di poco, non appena il vostro personaggio acquisirà l’esperienza necessaria a livello di skill. Potremo star qui ore a descrivervi tutti i particolari del gameplay del titolo Warhorse, ma questa recensione rischierebbe di divenire eccessivamente noiosa e prolissa.

Vi raccomandiamo, quindi, semplicemente di dedicarvi al gioco con la dovuta pazienza per scoprire tutto il suo reale potenziale senza fermarvi alle rigidità iniziali e, nel caso ciò non bastasse, potrete comunque aiutarvi con una delle nostre guide.

Prestate comunque molta attenzione nelle vostre avventure in quanto non sarà possibile salvare i progressi quando volete, bensì il gioco salva in automatico in vari momenti importanti delle missioni e quando vi troverete a dormire in un letto. Potrete salvare a vostro piacimento solo utilizzando un particolare liquore denominato “Grappa del Salvatore” che, specialmente all’inizio del gioco, sarà decisamente costoso. Col proseguire della vostra avventura e l’aumento delle vostre finanze (o magari apprendendo come distillarvelo di persona) diverrà più facile ottenere tale bevanda, ma c’è sempre da tenere conto che nel gioco l’eccessivo consumo di alcolici può portare alla dipendenza come nella vita reale, con tutti i problemi del caso.

Qualche ulteriore parola, infine, vogliamo spenderla per l’alchimia. Se le meccaniche dello scassinamento e del borseggio si sono rivelate eccessivamente macchinose, lo stesso non si può dire di quelle adibite alla preparazione di pozioni, unguenti e, perché no, alcolici con cui darvi ai bagordi. Il minigioco dell’alchimia è splendidamente strutturato, e godibile fin da subito, con tanto di erbario-grimorio da completare ricercando ricette ed una valanga di ingredienti da inserire nel calderone, pestare nel mortaio o distillare per creare i filtri più disparati. Se da piccoli vi dilettavate col piccolo chimico tutto ciò potrebbe darvi una seria dipendenza…sappiatelo.

A livello visivo Kingdom Come: Deliverance vive di contraddizioni: se il colpo d’occhio e la direzione artistica sono eccellenti, presentando una ricostruzione storico-ambientale certosina e alcuni scorci assolutamente meravigliosi, non si può evitare di menzionare le varie magagne da cui il gioco è afflitto.

Il lato tecnico mostra tutte le ristrettezze di budget cui ha dovuto far fronte Warhorse Studios, con un motore di gioco che mette in mostra una diffusa povertà poligonale, textures non proprio nitidissime, un frame rate spesso incerto e una certa legnosità delle animazioni (ancora più evidenti a confronto con le eccellenti cutscene) soprattutto per quanto riguarda gli NPC minori.

Il colpo d’occhio, come sopra detto, è comunque eccellente e difficilmente noterete i difetti di cui sopra una volta immersi nello splendido Medioevo tratteggiato da Vàvra ed il suo team. La stessa cosa però non si può dire dei vari bug presenti che vanno da innocue compenetrazioni poligonali e texture che si “costruiscono” in ritardo a glitch ben più gravi che a volte possono anche bloccare la prosecuzione di una data missione. Comunque, fortunatamente, possiamo affermare che nessuno di questi bug ha minato la prosecuzione della campagna principale (ne abbiamo rilevati vari in alcune missioni secondarie e\o attività). Altra nota stonata dell’ottimizzazione del gioco i sono caricamenti decisamente troppo lunghi, almeno sulla versione PlayStation 4 da noi provata, e tra l’altro anche abbastanza frequenti.

Infine non ci resta che trattare il comparto sonoro: le musiche di Kingdom Come: Deliverance sono splendidamente orchestrate e perfettamente calzanti con l’ambientazione, seppur a volte sovvengano leggermente decontestualizzate rispetto al momento di gioco. Anche il doppiaggio si presenta più che buono e recitato ottimamente (tranne qualche personaggio secondario) così come di alto livello è la localizzazione italiana, estremamente curata e addirittura contestualizzata al momento storico con la presenza di termini oramai desueti come “balivo” o “bacinetto”.

Che dire in definitiva? Il nuovo gioco di Warhorse Studios è un’ esperienza ruolistica originale e di grandissimo spessore, sia dal punto di vista narrativo che nel suo gameplay simulativo ed intransigente. Kingdom Come: Deliverance è un affresco videoludico a tratti abbagliante che poteva ambire all’eccellenza ma che, a causa della ristrettezza del budget e di qualche problema tecnico di troppo, si limita ad essere “solo” un grandissimo gioco.

Molte delle critiche ricevute da Kingdom Come: Deliverance appaiono a nostro avviso francamente esagerate, soprattutto vista la natura del titolo e i mezzi a disposizione del team ceco. La situazione, in realtà, non è poi molto diversa da quel che accadde con un titolo oggi considerato seminale per il genere, ovvero il primo storico capitolo della saga The Witcher. La prima avventura di Geralt di Rivia, nel lontano 2007, si presentava al mondo con un motore di gioco vecchio di cinque anni (l’Aurora Engine di BioWare, datato 2002), un sistema di combattimento ed animazioni quantomeno legnosi, il tutto contornato da una lunga sequela di bug e imperfezioni. Eppure il titolo CD Projekt Red ce l’ha fatta a sopperire alle limitazioni tecniche con tutti i suoi innegabili pregi e, divenendo un titolo di culto, ha permesso la genesi di una saga che ha portato a quel meraviglioso capolavoro che risponde al nome di The Witcher 3: Wind Hunt.

Il sogno medievale di Daniel Vàvra è un gigantesco atto d’amore nei confronti del videogioco di ruolo e come tale è impetuoso, viscerale e forse un po’ avventato. Potrete amarlo alla follia oppure odiarlo, ma difficilmente riuscirete a restargli indifferenti.

Kingdom Come: Deliverance è disponibile nei negozi in formato retail e digitale per PS4, Xbox One e PC.

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