La nuova vita portatile di L.A. Noire

By Luca Forte, martedì, 28 novembre 2017 17:52 GMT

Una Los Angeles fumosa e un gameplay originale rendono ancora più che godibile questo simulatore di detective.

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Dare nuova vita a un gioco di 6 anni fa è un’operazione rischiosa: da un lato si rischia di fare a pezzi la dolce nostalgia di chi ha giocato l’originale e ne vede un’immagine idealizzata attraverso gli occhi del cuore, e dall’altro si rischia di evidenziarne un gameplay non proprio al passo coi tempi.

L.A. Noire schiva il proiettile almeno per quanto riguarda il primo punto, ma sul secondo qualcosina deve pagare allo scorrere del tempo. Se ricordate con piacere le investigazioni dell’agente (poi detective) Cole Phelps è probabile che la conversione per PS4, Xbox One e Switch riesca a farvi rivivere le emozioni del 2011 e, anzi, l’edizione per l’ibrida Nintendo quasi dà nuova vita portatile al gioco, grazie alla struttura frammentata del gameplay che ben si sposa con un’esperienza in pillole tra uno spostamento e l’altro, o sul divano della casa in montagna dove non c’è il televisore.

Basta un paio di cuffie per ritrovarsi immersi nella Los Angeles del primo dopoguerra, una cittadina in pieno fermento e già avviata a diventare quella megalopoli che oggi è composta da un’infinita scacchiera di strade e isolati spalmati su 1.210 chilometri quadrati (o così dice Wikipedia). L.A. nel 1947 è un luogo, diciamo, frizzante, dove tensioni etniche e religiose raccolgono l’eredità della violenza che fino a qualche anno prima si sfogava nella Seconda Guerra Mondiale. Proprio in un contesto così animato saremo chiamati a risolvere misteri più o meno intriganti, e più o meno drammatici. C’è spazio per qualche sorriso nella sceneggiatura del titolo, ma il ficcanasare nelle vite degli altri porta soprattutto a scoprirne le piccole grandi miserie, presenti sia in quelle dei ricchi che in quelle dei meno abbienti.

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Le indagini di L.A. Noire funzionano sul fronte dell’atmosfera, insomma, ma è il gameplay del titolo a richiedere un minimo di compromesso al giocatore del 2017. Le fasi tra una scena del crimine e l’altra non sono particolarmente interessanti a causa di un open world privo di veri e propri punti d’interesse o attività secondarie degne di nota, e allora ci si ritrova a usare il viaggio veloce il più possibile anche a causa di un sistema di guida non particolarmente convincente. Le sparatorie sono piuttosto semplici, le scazzottate danno un pelo più di soddisfazione ma è chiaro che il il cuore dell’esperienza sta negli interrogatori (per i quali vi conviene sapere l’inglese, visto che seguirli dai sottotitoli toglie l’attenzione dalla recitazione).

Insomma, questa remastered di L.A. Noire non maschera il passare del tempo, ma su Switch funziona senza grossi problemi. La possibilità di poter giocare a spasso (e su uno schermo che diminuisce l’effetto vecchiezza che danno certe texture e costruzioni poligonali) non è affatto trascurabile, e anzi sembra sposarsi sorprendentemente bene con la natura del gioco. Se poi ci aggiungiamo un prezzo inferiore ai 50 euro, allora L.A. Noire diventa un acquisto consigliato, soprattutto a chi si fosse perso l’originale: se vi piacciono le atmosfere fumose degli anni quaranta e avete voglia di provare qualcosa di lontano dai generi più diffusi, allora il titolo sviluppato da Team Bondi potrebbe proprio fare al caso vostro.

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