Assassin’s Creed: Origins – Recensione

By Giovanni Panzano, giovedì, 26 ottobre 2017 13:06 GMT

Ubisoft ci riporta nel passato per raccontare la genesi del credo.

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A distanza di due anni dall’uscita di Syndicate, che ha deluso tanto la critica quanto il pubblico, Ubisoft ritorna con un progetto particolarmente ambizioso che ha la volontà di portare una ventata d’aria fresca nella celebre serie con una nuova ambientazione e nuove meccaniche di gioco. Ci saranno riusciti? Scopriamolo insieme.

Assassin’s Creed: Origins ci porta nell’Antico Egitto, facendoci vestire i panni di Bayek, un medjay il cui compito è proteggere il Faraone a qualunque costo. In seguito ad alcuni avvenimenti, il nostro protagonista cambierà bruscamente ed andrà a caccia di alcuni misteriosi uomini che celano la propria identità dietro delle maschere. Questa disperata ricerca lo coinvolgerà in una storia che vedrà protagonisti anche famosi personaggi storici come Cesare e Cleopatra.

Il gioco ci permetterà di scoprire in prima persona le vicende che hanno poi portato alla nascita della setta degli Assassini e l’inizio della guerra contro i Templari. Ovviamente non mancheranno anche sezioni nel presente, ma non entriamo troppo nel dettaglio per non rovinarvi in alcun modo la sorpresa. L’unica curiosità che vi sveliamo è che ci saranno diversi punti di contatto con il recente film con protagonista Michael Fassbender.

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Parlando invece del gameplay del gioco, ci sono diverse novità che riguardano non solo il combat system, completamente rinnovato, ma anche la gestione di quest e dell’inventario, ora molto più simile ad un gioco di ruolo come, ad esempio, The Witcher 3, piuttosto che ai vecchi capitoli della saga.

Il sistema di combattimento infatti è ora basato sull’utilizzo di uno scudo e di un’arma primaria (a meno che non utilizziate armi pesanti o le doppie spade) e ci permette di combattere in maniera estremamente simile a quanto visto in Dark Souls, con i comandi che combaciano quasi perfettamente con quelli dei titoli From Software. Ci sono infatti i parry, la possibilità di rotolare, di effettuare un colpo leggero con R1 (o RB) e uno pesante con R2 (o RT). L’unica vera differenza risiede nella presenza di una particolare barra che, una volta caricata, consente di sferrare un potente colpo o, più in generale, di attivare una speciale abilità che varia di arma in arma.

Nonostante si tratti indubbiamente di un combat system più elaborato rispetto a quello dei precedenti capitoli, pad alla mano non possiamo ritenerci soddisfattissimi a causa di una scarsa precisione e, negli scontri che coinvolgono più avversari contemporaneamente, di una certa caoticità che rende il tutto difficile da gestire.

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Molto interessante è la presenza di Senu, la fidata aquila di Bayek, che può essere richiamata in qualunque momento e ci dà la possibilità di esplorare dall’alto l’area di gioco, in modo da individuare gli obiettivi, scovare gli animali più rari o i soldati che trasportano le merci più preziose.

Oltre a spade, scudi e la stessa Senu, abbiamo a disposizione anche una gran quantità di archi, suddivisi in varie tipologie e tutti molto utili sia per le sessioni di caccia, che coinvolgono animali di ogni tipo, sia per le fasi stealth (con un’abilità avanzata è possibile anche controllare la direzione delle frecce). A proposito di queste ultime, il nostro Bayek entrerà molto presto in possesso di una lama celata e, almeno da questo punto di vista, il gameplay non cambierà particolarmente rispetto al passato.

L’inventario di gioco è più complesso che in passato, poiché ogni slot dell’equipaggiamento può essere personalizzato con oggetti più o meno rari. Come già visto in Diablo 3 o Destiny, il colore dell’oggetto ci fa immediatamente intuire il livello di rarità di ciò che abbiamo raccolto, infatti ne troveremo di blu (rari), viola (leggendari) e, infine, quelli gialli che sono i più prestigiosi e, oltre ad avere statistiche più alte, dispongono anche di un numero maggiore di abilità, come ad esempio la capacità di avvelenare gli avversari o una probabilità più elevata di assorbire i colpi nel caso degli scudi.

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Stranamente l’armatura viene gestita in maniera differente, poiché il costume indossato non influisce sulle statistiche del personaggio, e l’unico modo per potenziarla è sfruttare il crafting, il quale ci permette di incrementare la capienza della faretra, del danno della lama celata e così via.

Non è solo l’inventario ad avere meccaniche simili ad un RPG, poiché il nostro personaggio otterrà esperienza praticamente per ogni azione svolta, dalla scoperta di un nuovo luogo all’eliminazione di animali o soldati. Il livello di esperienza risulta fondamentale non solo per sbloccare punti da spendere nell’albero delle abilità, diviso in tre diversi rami, ma anche per affrontare nemici di livello più alto.

Infatti, alla difficoltà più alta del gioco (che può essere alzata o abbassata in qualunque momento), risulterà particolarmente arduo provare ad affrontare nemici con due o più livelli in più rispetto al nostro.

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Anche la struttura delle missioni è stata completamente stravolta, visto che in Origins le varie quest possono essere gestite attraverso un apposito menu che ci consente comodamente di selezionare la missione attiva e dare uno sguardo alle principali e alle secondarie.

Le attività da fare nel gioco sono davvero tantissime e tra missioni di caccia, accampamenti da liberare, documenti da raccogliere e così via avremo davvero una quantità incredibile di cose da fare. L’unica pecca riguarda una certa ripetitività e banalità di molte di queste attività secondarie, che non riescono a coinvolgere particolarmente il giocatore.

Parlando invece della mappa, davvero enorme, Ubisoft ha deciso di organizzarla in maniera molto simile a quanto visto in Ghost Recon: Wildlands, in cui ogni area ha un livello consigliato per poter svolgere senza problemi le attività proposte al suo interno. Si tratta della mappa più grande mai vista in un Assassin’s Creed se escludiamo Black Flag, con l’attenuate che lì mondo di gioco era per la maggior parte composto dai mari esplorabili. La stessa ricostruzione delle città come Alessandria è molto ispirata e sarà davvero un piacere esplorare l’intera mappa. Dopotutto si tratta di una delle ambientazioni più richieste negli ultimi anni dagli appassionati della serie e gli sviluppatori hanno chiaramente investito molte risorse in questo senso.

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L’esplorazione del mondo di gioco è ora più piacevole grazie al nuovo sistema di movimento, che è stato ulteriormente semplificato: dimenticate l’interfaccia sempre presente su schermo o il tasto dedicato alla corsa da tenere perennemente premuto. Questa volta basta la pressione di un solo pulsante per arrampicarsi e di uno per calarsi, mentre la corsa è praticamente automatica (potrete lievemente aumentare la velocità tenendo premuto X, ma si tratta di qualcosa di trascurabile). È possibile arrampicarsi ovunque, visto che non abbiamo quasi mai incontrato superfici prive di appigli. Non aspettatevi comunque la verticalità presente negli altri capitoli, dato che la struttura della mappa non prevede la presenza di un particolare numero di edifici ad esclusione di alcune aree abitate come Alessandria.

Gli amanti di questo genere di ambientazioni possono poi sbizzarrirsi con la nuova modalità foto, che può essere attivata in qualunque momento con la pressione dei due stick analogici e permette di cambiare inquadrature, zoomare e applicare dei filtri per poi condividere il risultato con gli altri giocatori. Oltre alla condivisione di foto, il gioco presenta anche un altro tipo di interazione con gli altri utenti, visto che di tanto in tanto troveremo sulla mappa i cadaveri di altri giocatori. Interagendo con questi corpi attiveremo delle brevi quest che ci permetteranno di vendicarli eliminando i soldati responsabili della loro morte e ottenere un po’ d’esperienza.

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Ovviamente anche in Assassin’s Creed: Origins non mancano all’appello le microtransazioni, che permettono di acquistare forzieri contenenti armi, costumi e altri oggetti che facilitano la progressione del gioco. Niente paura però, dal momento che vi sarà la possibilità di acquistare tutto il necessario anche con l’oro raccolto nel gioco e, una volta al giorno, potremo accettare una quest che ci ricompenserà con un oggetto particolarmente potente. A differenza di altri titoli, qui investire nei forzieri non solo è assolutamente evitabile, ma ve lo sconsigliamo a priori per mantenere adeguato il livello di sfida.

Anche dal punto di vista tecnico è impossibile non notare numerosi miglioramenti rispetto a Syndicate, con i modelli dei personaggi principali molto più dettagliati  (soprattutto nei volti) e un colpo d’occhio notevole per quello che riguarda le ambientazioni, anche per quanto concerne la palette dei colori. Purtroppo il gioco non stupisce quando si osservano i piccoli dettagli e, soprattutto, i modelli dei passanti e dei vari personaggi secondari risultano essere poco dettagliati e spesso animati in maniera tutt’altro che impeccabile. Resta ancora da vedere come si comporterà il gioco su PC, visto che nel nostro caso abbiamo avuto modo di giocare il titolo su PlayStation 4 Pro, dove non vi sono opzioni particolari per dare la precedenza a prestazioni o fluidità, come avviene in altri titoli.

Insomma, Assassin’s Creed: Origins è un gradito ritorno della serie che, seppur con qualche imperfezione nel sistema di combattimento e una ripetitività di fondo delle varie quest secondarie, riuscirà a divertirvi per una gran quantità di ore grazie alla varietà di attività da svolgere, ai numerosi oggetti da sbloccare e ad una storia che, nonostante una partenza lenta, riuscirà ad intrattenervi e a coinvolgervi. Non aspettatevi una vera e propria rivoluzione, ma se amate la serie questa potrebbe essere l’occasione giusta per tornare a vestire i panni di un Assassino.

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