CupHead è un capolavoro vecchia scuola – recensione

By Luca Forte, lunedì, 2 ottobre 2017 11:11 GMT

Un gioco che riprende uno stile antico e lo mette al servizio di un gameplay altrettanto classico.

cuphead

Chiunque abbia visto Cuphead per più di 10 secondi non può non essersene innamorato. L’incredibile stile adottato da MDHR Studio, infatti, è -per il mondo dei videgame- molto originale, dato che richiama quello di un cartone animato anni ’30. Le mossette dei protagonisti, il jazz della colonna sonora, le tematiche un po’ sgangherate e non canonizzate di quei tempi. Tutto è al suo posto, c’è persino un filtro che emula l’invecchiamento della pellicola.

Una scelta artistica vincente, che ha reso immediatamente riconoscibile questo gioco e lo ha fatto attendere spasmodicamente da moltissimi fan, ritardo dopo ritardo.

C’è da dire, però, che anche coloro che hanno giocato a Cuphead difficilmente se lo sono dimenticati. Perchè questo prodotto non ha solo una grafica vecchia scuola, ma esibisce un gameplay altrettanto classico che, tra gragnuole di proiettili da evitare e salti millimetrici, ricorderà a molti i pomeriggi passati in sala giochi a dilapidare la paghetta con cabinati impestati stile Ghost ‘n Goblins e Metal Slug.

Oltre alla grafica, infatti, Cuphead stupisce per lo stile di gioco retrò tanto nelle meccaniche, quanto nel livello di difficoltà. Una difficoltà del Diavolo.

Non stupisce, dunque, che tutto cominci quando il Cornuto in persona, sfruttando la debolezza di Cuphead e Mugman per il gioco d’azzardo, prende il possesso delle loro anime. I due apparentemente simpatici personaggi cominceranno un viaggio, a ben vedere non particolarmente lungo, per raccogliere lo spirito vitale di altri poveracci in modo da barattarlo con il loro spirito. Questi debitori sono rappresentati sottoforma di enormi boss dalle disparate capacità, da battere imparando il loro pattern d’attacco, ma soprattutto con una bella dose di riflessi. Questo perché, a differenza di molti classici del passato, la successione degli attacchi potrebbe improvvisamente cambiare, facendovi morire per l’ennesima volta dopo un cambio improvviso della sequenza.

Se per i boss è possibile selezionare un livello di difficoltà un po’ più permissivo, lo stesso non si può fare con i livelli run&gun nei quali dovrete non solo evitare colpi e far fuori i nemici, ma anche esibirvi in acrobazie precise al millimetro per non cadere nei tanti crepacci e burroni. E’ vero che tali sequenze sono opzionali e affrontabili nella successione desiderata, la progressione è data dalla capacità di battere i boss non dal superamento dei livelli, ma va anche detto che solo al loro interno è possibile trovare le monete grazie alle quali potenziare il proprio alter ego con nuove abilità e una barra vitale un po’ più consistente. Sono diverse le armi e le capacità che si potranno equipaggiare, attraverso le quali provare a semplificare la difficoltà o semplicemente dare un nuovo sapore a tutta l’esperienza.

A venire incontro ai giocatori meno smaliziati arriva la modalità cooperativa, al momento disponibile solo da divano, grazie alla quale condividere il peso del viaggio con un amico. O coalizzandosi per trovare le imprecazioni più golose.

Cuphead è quindi una portata difficile da digerire, ma estremamente gustosa. MDHR ha creato un gioco visivamente eccezionale, meraviglioso da ascoltare e divertente da giocare. Non è particolarmente lungo, ma vi sfidiamo a raggiungere il 100% di tutti i livelli in breve tempo. Una buona esclusiva da parte di Microsoft (il gioco è disponibile su PC e Xbox One tramite Xbox Play Anywhere), forse non in grado di far vendere console, ma di sicuro a far venire l’acquolina in bocca alla concorrenza.

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