Destiny 2, evoluzione, non rivoluzione

By Luca Forte, venerdì, 8 settembre 2017 16:16 GMT

Il secondo capitolo di Destiny evolve una formula tanto amata senza stravolgerla completamente.

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Dopo tanta attesa Destiny 2 è finalmente arrivato. Quella di Bungie e Activision è un’operazione gargantuesca, dato che deve sostituire nel cuore di milioni di appassionati uno dei giochi di maggior successo e impatto degli ultimi anni. Si tratta però di un’operazione anche incredibilmente delicata, dato che deve gettare le fondamenta di un prodotto che deve durare per diversi mesi senza stancare gli esigentissimi fan.

Forti dell’esperienza acquista col primo capitolo, Bungie ha lavorato principalmente per creare una nuova infrastruttura capace di essere più ricettiva ai bisogni dei giocatori e alla volontà dello sviluppatore di Seattle di fornire nuovi contenuti in itinere.

Per questo il 2 del titolo mi pare essere giustificato più dalla necessità di svecchiare la struttura di gioco, che da quella di rinnovare il cuore del gameplay in sé stesso. La riprova arriva dall’abbandono di PS3 e Xbox 360 a favore del PC, così come il notevole balzo avanti grafico, che non ha richiesto nessun compromesso per essere ottenuto. Destiny 2 gira stabilmente a 30 FPS anche su PS4 e One ed è decisamente più agile nella gestione di un numero maggiore di giocatori contemporaneamente (nelle zone sociali) e nel passaggio da un’attività alla successiva.

Le altre novità sono legati più ad una riorganizzazione del gameplay, ma soprattutto una ristrutturazione delle attività, adesso più integrate nel contesto e meno a settori. Per esempio le avventure, ovvero delle missioni secondarie da attivare all’interno della mappa, non sono selezionabili da un freddo menù esterno, ma vanno per l’appunto scovate durante le esplorazioni e attivate. Discorso similare per gli eventi pubblici o i settori perduti, ovvero “parti” di gioco che compariranno ad intervalli regolari sulla mappa, ma non sempre presenti.

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Le taglie sono diventate le sfide, ovvero tre compiti giornalieri da svolgere in ciascun pianeta per ottenere armamento speciale, i materiali servono per far salire la reputazione di determinate fazioni e dare la caccia a nemici potenti o agli eventi pubblici consente di ottenere lumen, equipaggiamento e oggetti scambiabili per altra esperienza.

Questo dona maggiore vita ad ogni pianeta e spinge i giocatori a fiondarsi in battaglia, rendendo più vibrante e vario ogni scenario. Sembra veramente di essere all’interno di una guerra, con esplosioni in ogni dove e gente che partecipa ad ogni attività. Il numero di guardiani presenti contemporaneamente sembra infatti maggiore, così come maggiori sono i nemici che vi piomberanno addosso, creando un caos senza precedenti.

Il terreno sembra dunque fertile per l’introduzione di attività secondarie con cadenza molto più frequente che in passato o di segreti che, dopo pochi giorni dall’uscita del gioco, non sono stati ancora scoperti. A dir la verità anche il primo Destiny sembrava pronto a espandersi da un momento all’altro, ma solo ora Bungie è riuscita a ricreare anche la sensazione di essere all’interno di un MMO. Quello che manca, come da tradizione, è la “ciccia”.

Solo che all’interno del Rifugio, la base nella quale i guardiani si raggruppano, dopo essere stati scacciati in malo modo dalla Città, i vari personaggi non giocanti parlano di feste, sembrano pescare, giocano a (un tremendo) calcetto e magari potrebbero persino cominciare a sfidarsi a un qualche gioco di carte (il successo di Gwent dovrebbe ingolosire tutti), in modo da incollare ancora di più i giocatori a questo universo, portarli sulla companion app. per cominciare ad estendere la licenza in ogni dove.

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Le uniche attività a sé stanti sono il Crogiolo e gli Assalti che, per loro natura, non hanno trovato un posto “fisico” all’interno della mappa. Il PvP è uno degli aspetti maggiormente cambiati, innanzitutto perché ora prevede solo scontri tra due squadre di quattro giocatori e perché ha una vocazione per il gioco di squadra, che si nota nella scelta delle tante modalità, adesso più competitive e cooperative rispetto al semplice uccidere tutti gli avversari.

Gli assalti, invece, non sono cambiati un gran che, ma, in attesa del Raid, sono tra le attività che maggiormente occuperanno il vostro tempo, sia che le svolgiate con altri due amici, sia che vi rivolgiate al matchmaking.

Un altro elemento che sorprende è il lavoro svolto sotto il profilo della storia e dei personaggi. Da questo punto di vista, considerando il pedigree di Bungie, il primo Destiny era l’anomalia e ci spinge a credere a tutte le voci di problemi e rivoluzioni che avevano afflitto il primo episodio. Comunque sia andata in passato, adesso la storia che sorregge l’intera produzione è piacevole, spettacolare, ricca di personaggi carismatici, piena di sorprese e momenti epici e soprattutto strabordante di paesaggi mozzafiato e scenari affascinanti.

Nota di merito per la colonna sonora e il doppiaggio, anche quello italiano, in grado di restituire degnamente il carattere di ogni protagonista.

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I detrattori potranno dire che Destiny 2, più che un seguito, è una corposa espansione. Nulla di quanto proposto da Bungie riesce a fugare completamente e univocamente questa affermazione, ma è altrettanto vero che l’intera esperienza ha un sapore completamente nuovo e soprattutto che adesso, a differenza del primo capitolo, finita la storia non si ha la sensazione di aver visto tutto, ma che il gioco abbia ancora tanto da svelare e solo nelle prossime settimane o mesi, con il ritorno di Xur e il primo raid, si avrà finalmente un’idea precisa della portata del cambiamento apportato.

La voglia di tornare, esplorare e combattere per la galassia è tornata forte come un tempo e non credo ci sia indicazione migliore per capire la qualità del lavoro di Bungie. Poi c’è sempre la nostra guida, che potrebbe aiutarci a scoprire tutti i segreti del gioco.

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