Miitopia – Recensione

By Marcello Ruina, giovedì, 27 luglio 2017 15:00 GMT

Anche il più semplice dei GDR può diventare esilarante (con i giusti personaggi).

Nel pacifico mondo di Miitopia, il perfido Duca delle Tenebre, il malvagio Gabe Newell, noto come Gaben, ha lanciato la sua terribile maledizione sull’intero pianeta, rubando i volti delle persone per donarli al suo esercito di mostri. Fra i luoghi colpiti, anche il pacifico regno di Verdalboria, governato dal Re Iwata e da sua figlia, la principessa Mr.Bean. Solo un prescelto della divinità benevola di Miitopia, potrà salvare il mondo e riportare i volti rubati ai legittimi proprietari: quel guerriero è Zephir, ragazzo senza un passato ma dal grande coraggio. Ad aiutarlo nella sua impresa ci saranno molti altri personaggi, come Bayonetta, SS Vegeta, Lady Oscar e Phoenix Wright. Ma dovranno stare attenti: Miitopia non è minacciata solo dal Duca Gaben; bisognerà fare i conti anche con l’altezzoso, seppur frignone, principe Dr.Eggman, con il potente genio Shaquille O’Neil e molti altri piantagrane.“.

Se state mettendo in dubbio la mia sanità mentale e, preoccupati, vi apprestate a digitare il numero della Neuro, tranquilli: ho solo descritto l’inizio della mia avventura su Miitopia e, ve l’assicuro, poteva essere molto più bizzarra di così.

Partiamo dal principio, cosa è Miitopia? Per rispondere, prima un’altra domanda: ve lo ricordate Tomodachi Life? Quel bizzarro ma affascinante titolo per Nintendo 3DS, nel quale dovevamo amministrare la vita di un gruppo di Mii, dandogli da mangiare o cambiando loro i vestiti, seguendo nel frattempo le loro interazioni sociali automatiche, fra amicizie, liti e legami sentimentali? Ecco, prendete la base di quel concetto e trasportatelo in un GDR all’apparenza banale, ma carico di personalità e avrete Miitopia.

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La trama, in un modo o nell’altro, ve l’ho già ampiamente svelata nel primo paragrafo e, al netto dei nomi famosi, stiamo parlando di un banalissimo incipit da JRPG anni ’90, stile “C’è un cattivo, sei il prescelto, sconfiggi il cattivo“. Cosa differenzia Miitopia dagli altri esponenti del genere, se non la trama? La risposta sta nella radice del nome stesso: i Mii. Essendo un gioco basato sui piccoli avatar delle console Nintendo, in Miitopia ogni personaggio che incroceremo, siano essi NPC o membri del party, sarà un Mii, i quali hanno sempre garantito un alto livello di personalizzazione, nonostante la loro relativa semplicità grafica. Tali Mii possono essere creati ex-novo, importati dal Centro Creazione Mii del 3DS, importati da un salvataggio di Tomodachi Life, oppure presi dalla rete, grazie alla scansione dei QR Code.

Ora iniziate a capire perché i personaggi della mini-storia a inizio recensione erano così “particolari”? Ebbene sì, gli NPC più importanti, legati in qualche modo alla trama, saranno scegli da noi e potremo quindi assegnargli liberamente un Mii di qualsiasi genere, sia esso maschio, femmina, ben realizzato o Lonk. La capacità di scegliere in tutta libertà, quali Mii assegnare ad ogni ruolo nel gioco, ci permette di realizzare delle combinazioni veramente interessanti e dall’esito mai scontato: certo, la trama è unica e il gioco seguirà sempre quella (cosa che potrebbe far storcere il naso a chi sperava in alterazioni a seconda di chi si sceglie) ma, assegnando i Mii giusti ai vari ruoli, potremo creare un’avventura che si adatti perfettamente ai nostri gusti, siano essi seri, oppure ironici. Ad esempio, potrete assegnare ai personaggi femminili, descritti come dolci e aggraziati, il Mii di un orribile omaccione irsuto, oppure, ancora più esilarante, far diventare TUTTI i personaggi, dei cloni di Reggie Fils-Aime. Si può fare, quindi perché non farlo?

La personalizzazione in Miitopia sale di un gradino extra quando si parla dei personaggi del vostro party. Ogni volta che riceverete un compagno per le vostre avventure, potrete, oltre che a definirne il proprio aspetto, anche assegnargli un carattere, come Gentile o Energico. La scelta avrà alcune influenze durante le scene randomiche che avverranno durante il gioco ma, soprattutto, durante le battaglie. Ogni carattere ha i suoi punti di forza e deboli, in modo da equilibrare la vostra scelta con la giusta dose di pro e contro: un personaggio Gentile, ogni tanto si rifiuterà di colpire il nemico, il quale, per gratitudine, potrebbe abbandonare lo scontro, oppure infliggere un attacco a sorpresa; un compagno Caparbio, in battaglia sarà in grado di attaccare una seconda volta o difendersi automaticamente riducendo i danni tuttavia, fuori dalla battaglia, il suo carattere non gli permetterà di raccogliere gli oggetti trovati in giro, anche in casi di forte necessità.

L’avventura vi porterà ad esplorare una mappa effettivamente vasta, divisa in mini-livelli stile Super Mario Bros. 3. Ogni punto della mappa sarà un mini-dungeon estremamente breve, che i vostri Mii attraverseranno automaticamente, senza il vostro minimo input (e qui possiamo notare uno dei punti deboli del gioco, che approfondiremo in seguito). Nella stra-grande maggioranza dei casi, si tratterà di una linea retta, intervallata da incontri casuali con i nemici, scenette di intermezzo comiche o l’apertura di forzieri contenente oro o oggetti. In alcuni luoghi, sarà possibile imbattersi in qualche bivio, ma non temete: potrete sempre provare le altre strade, riaffrontando il percorso da capo, per non lasciare nessuna via inesplorata; in questo caso, tenendo premuto il tasto B potrete far avanzare rapidamente il tempo, attraversando di volata dungeon, battaglie e conversazioni, per chi ha “poco tempo da perdere”.

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Parlando di battaglie, non sarebbe un vero GDR stile giapponese, se non dovessimo affrontare delle battaglie a turni e, guarda un po’, in Miitopia ci sono le battaglie a turni. Cosa potrebbe rendere questo titolo più “classico”? Un sistema di classi che strizza l’occhio a Final Fantasy? Certo, perché no?

Ironia a parte, in Miitopia, potremo assegnare ad ogni membro del nostro party una classe, a scelta fra una mezza dozzina di specializzazioni disponibili (altre verranno aggiunte nel corso del gioco). Tenendo fede alla sua verve ironica, avremo a disposizione delle classi molto classiche, come Guerriero e Ladro, ma anche alcune decisamente bislacche come Cuoco e Gatto, ma non per questo meno efficaci. Ognuna di loro avrà la sua arma e armatura dedicata, nonché un set di abilità da sbloccare salendo di livello. Non esistono combinazioni “perfette” di classi e caratteri, la sperimentazione qui sarà la chiave di tutto (oltre che del divertimento).

A proposito di combinazioni, parliamo un attimo del fattore “Tomodachi Life” accennato all’inizio. In Miitopia, le relazioni fra i membri del party saranno essenziali per incrementare le vostre prestazioni in battaglia. Eseguendo azioni amichevoli con un compagno, come curarlo in battaglia, oppure dormendo insieme alla locanda, aumenterete il livello del vostro legame e questo sbloccherà delle azioni speciali in combattimento, come un aumento dell’attacco, oppure la possibilità di evitare un colpo nemico. Ma non saranno sempre rose e fiori: alcuni eventi negativi, comprese alcune delle vostre scelte, potrebbero causare una rottura di qualsiasi legame creato a fatica e generare astio, odio e gelosia: in questo caso, le battaglie saranno molto più ostiche, perché i vostri personaggi non collaboreranno e non si aiuteranno più a vicenda. Questo sistema di amicizie, ispirato da Tomodachi Life, rappresenta una feature ben integrata alla struttura da RPG, in grado di offrire un livello di profondità inaspettato. E poi, c’è qualcosa di sadico nel vedere i propri Mii bisticciare e odiarsi, sapendo che, in qualche modo, è colpa tua, ma potrei essere solo io.

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Ora però arriviamo alle note dolenti, perché sì, fin qui Miitopia sembrerebbe un GDR puramente classico, con una forte vena ironica e poco da dargli contro; benché sia tutto verissimo, purtroppo alcune scelte di design e di gameplay, risultano fin troppo carenti o decisamente obsolete, veramente difficili da ignorare.

Innanzitutto, le classi che assegnerete ai personaggi, eccezion fatta per il vostro protagonista in punti specifici della storia, non saranno modificabili. Questo significa che la vostra scelta sarà, per molto tempo, definitiva. Sfortunatamente, in un mondo dove esiste un gioco come Bravely Default, che ha fatto del cambio di classe, un’arte dei tempi moderni, questo genere di limite arbitrario non gioca molto a suo favore.

In battaglia, inoltre, avrete il controllo diretto solo sul vostro protagonista, mentre tutti gli altri membri del party saranno controllati dalla CPU: questo include l’uso delle abilità e degli oggetti. Bisogna comunque darne atto: l’intelligenza artificiale dei vostri compagni non si è mai dimostrata inadeguata alla situazione, reagendo nella maggior parte dei casi in modo appropriato, attaccando sempre per primo il nemico con meno salute e curando se stessi o i propri compagni alla prima occasione. Nonostante questa programmazione base e funzionale, lasciare il controllo dell’intera squadra nelle mani del giocatore, avrebbe consentito una miglior amministrazione di risorse e abilità. Il potere viene tolto dalle vostre mani anche sull’acquisto delle suddette risorse: ad esempio, non potremo acquistare liberamente armi e armature per i personaggi, se non saranno loro stessi a richiederlo in locanda e, dato che si tratta di una richiesta puramente casuale, potremmo attraversare svariate strade e dungeon, con uno o due membri del party senza la giusta attrezzatura, in costante pericolo di sconfitta e noi non potremmo farci nulla.

In retrospettiva, dare troppo controllo al giocatore in questo ambito, specie se si è esperti del genere, avrebbe reso il gioco molto più facile di quanto non sia già; ciononostante, i limiti arbitrari imposti si sentono e sono parecchio fastidiosi. Ignorabili? Si, ma comunque fastidiosi. A questo aggiungiamo una linearità marcata e una longevità discreta, ma non eccezionale e abbiamo una serie di difettucci che potrebbero compromettere il tutto.

Nel complesso, posso ritenermi soddisfatto del mio tempo passato a Miitopia: quello che ho vissuto (complici le mie scelte di Mii), mi ha divertito come nessun altro RPG è riuscito a fare in molti anni. La mia apertura nei confronti del genere, inoltre, mi ha permesso di apprezzare il gameplay classico, impreziosito dal sistema di amicizie, il tutto senza restare scottato dalle scelte restrittive adottate in molti punti. In sintesi, non è il gioco dell’anno, ma un buonissimo titolo dannatamente divertente.

Se Miitopia fosse un ragazzo da presentare ai vostri genitori, direste “Non è bellissimo, ma è molto simpatico“.

Vi lascio con alcuni screenshot presi direttamente dalla mia partita; ritengo che alcune immagini valgano più di 1000 parole:

 

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