Party Hard, cinque buoni motivi per portarvi a casa questa piccola perla indie

By Alessandro Bruni, martedì, 5 gennaio 2016 11:30 GMT

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Party Hard, cinque buoni motivi per portarvi a casa questa piccola perla indie

Sono le tre del mattino. Dopo una dura giornata di lavoro, state finalmente entrando nel pieno di una meritatissima, quanto anelata, fase REM. Ad un tratto, una serie sincopata di beat elettronici vi strappa a forza dalla visione di splendidi panorami onirici , e vi riporta bruscamente nella vostra camera da letto, con un filo di bava alla bocca e una bruciante sensazione di ingiustizia nel cuore.

I vostri vicini, platealmente incuranti dei vostri bisogni primari, stanno dando una festa senza limiti di decibel.

A questo punto vi si pongono davanti almeno due opzioni.

Opzione 1: chiamare la polizia cercando di far valere le vostre ragioni.

Opzione 2: indossare una maschera, intrufolarvi alla festa e massacrare tutti i presenti.

Questa seconda scelta – onestamente condivisibile – da il là alle avventure del killer mascherato di Party Hard, un titolo indie che lo sviluppatore Pinokl Games definisce come “un simulatore di conflitto urbano in terza persona”.

Una definizione che calza a pennello a questo figlio putativo di Hatred e Hotline Miami, che sfida il giocatore a compiere omicidi di massa e farla franca, in scenari pixelati caratterizzati da un forte umorismo dark.

Immaginiamo che la premessa abbia già conquistato il vostro favore incondizionato, ma cercheremo comunque di cementare la vostra determinazione omicida indicandovi almeno cinque motivi per cui vale la pena provare Party Hard.

party hard 5

Hard di nome e di fatto

Malgrado la premessa semiseria, Party Hard è un titolo che non va preso – troppo – alla leggera.

Nei panni del nostro protagonista, armato di coltello e giusta collera, dovremo sterminare dozzine di rumorosi festaioli, evitando di essere beccati con le mani nella marmellata (leggasi sangue). Nel caso in cui venissimo scoperti, dovremmo affrettarci ad impedire al testimone oculare di raggiungere un telefono per contattare le forze dell’ordine.

Se la polizia dovesse raggiungere la scena del massacro, una fuga precipitosa – e sempre più ardua con l’aumentare del numero delle chiamate – sarà l’unica possibilità che avremo per sfuggire al lungo braccio della legge.

Un’attenta pianificazione del nostro iter omicida ci permetterà di evitare alcuna associazione con l’incredibile numero di vittime generate dalla deprivazione onirica del protagonista, che dovrà prestare attenzione ad una moltitudine di fattori diversi, quali il posizionamento della vittima rispetto agli altri party boys, le routine di movimento degli stessi, la presenza o meno di luoghi dove occultare i corpi e la vicinanza di eventuali vie di fuga nel caso le cose non andassero come previsto.

Tenete conto anche del fatto che, ogni qual volta sfuggiremo al castigo della legge attraverso una scorciatoia o un passaggio segreto, un tuttofare dotato delle fattezze di un celebre idraulico italo-giapponese si occuperà di rendere inutilizzabile quella specifica scappatoia.

Vi consigliamo di non provare ad uccidere il buon factotum baffuto… non la prenderebbe bene.

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La varietà è il sale della vita

Seppur intrigante nella sua semplicità, la formula di Party Hard non potrebbe mai funzionare se nel gioco mancassero elementi in grado di alterare l’esperienza ad ogni nuovo massacro.

Se da una parte, infatti, la struttura di base dei 19 livelli disponibili rimane inalterata, la varietà è garantita dalla presenza di elementi casuali che obbligano il giocatore a rivedere il proprio piano d’azione ad ogni nuova partita.

Avremo quindi trappole da attivare, cibarie da avvelenare, strumenti elettronici da sabotare, valigette contenenti oggetti\power up in grado di aiutarci nei nostri exploit maniacali e eventi randomici che potremo sfruttare per massimizzare l’efficienza omicida del nostro avatar mascherato. Quest’ultimo, tra l’altro, sarà solo il primo di cinque personaggi giocabili, ognuno dotato di specifici “talenti”.

Sì, ovviamente tra i personaggi selezionabili c’è un Ninja… un Ninja ci sta sempre bene.

Va comunque detto che la varietà proposta dal titolo non sarà in grado di coinvolgervi per più di una decina d’ore (o poco più), anche a causa di scelte di design che, su distanze medio-lunghe, tendono a rendere l’esperienza piuttosto ripetitiva, con punte di frustrazione in alcuni specifici scenari.

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Storie di ordinaria follia

Contrariamente a quanto ci saremmo potuti aspettare da una produzione di questo genere, Party Hard non solo gode di un impianto narrativo definito, ma ci arrischiamo a dire che la storia risulta insospettabilmente interessante.

La trama, scandita da scenette in pixel art dai toni noir, aggiunge al gameplay una dimensione narrativa che alimenta le già notevoli capacità assuefacenti del gioco. Niente di clamoroso, badate, ma senza dubbio un “plus” inaspettato e senza dubbio gradevole, che strappa il gioco alla genericità di altre produzioni indipendenti di questo tipo.

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Più siamo, più ci divertiamo

Party Hard è probabilmente uno dei giochi più divertenti da “streamare” su Twitch. Questo perché gli sviluppatori di Pinokl Games hanno lavorato perché il gioco fosse perfettamente integrato con la celebre piattaforma di game streaming.

Una circostanza che permette ai vostri eventuali spettatori di interagire con le partite in tempo reale, sia per fornirvi supporto durante i massacri, sia – e specialmente – per rendervi tutto più difficile. Quindi non stupitevi più di tanto se, a poche vittime dalla vittoria, qualche simpatico spettatore deciderà di invitare sulla scena del crimine qualche altra decina di festaioli scatenati, o, meglio ancora, di scatenare un’improbabile invasione aliena accompagnata da tornado carichi di squali.

Sì, possono farlo.

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Sangue Pixelato e musica da sballo

In chiusura, vale la pena spendere qualche parola sul comparto tecnico di questo Party Hard. Lo stile pixel art scelto da Pinokl Games ha almeno due meriti.

In primis, l’estetica del titolo appare piacevole, vivida e colorata, nonché sorprendentemente ricca di dettagli malgrado il conto limitato di pixel. In secondo luogo, questo stile “sdrammatizza” l’atrocità delle azioni commesse dall’avatar del protagonista, e rende tutta l’azione a schermo irrealistica e grottesca.

Il gameplay è poi arricchito da una soundtrack elettronica decisamente apprezzabile, allo stesso livello di produzioni ben più blasonate (vedi lo stesso Hotline Miami).

Anche il doppiaggio delle scene d’intermezzo, seppur non eccelso, rimane comunque notevole se si considerano gli standard budgetari di questo genere di giochi.

pewdiepie faccia buffa

Bonus: Killing PewDiePie

Nel primo livello di Party Hard potrete interrompere il re degli youtubers, sua maestà PewDiePie, durante una sessione di gameplay.

Per interrompere intendiamo accoltellare a morte.

Decidete voi se questa possibilità rappresenta per Party Hard un punto a favore o meno.

A noi non è dispiaciuto… troppo.

Scorrete le immagini qua sopra per scoprire quello che Alessandro Bruni pensa di Party Hard!

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